Kiev prova a isolare la Crimea: gli attacchi lasciano Sebastopoli al buio

Dopo settimane di carenze nell’approvvigionamento di acqua e gas, la Crimea deve ora fare i conti anche con la scarsità di elettricità. Gli ultimi attacchi ucraini hanno lasciato Sebastopoli al buio dalla notte tra lunedì 13 e martedì 14 luglio, costringendo le autorità dell’amministrazione russa a predisporre un piano di interruzioni programmate dell’energia elettrica per l’intera giornata. L’episodio si inserisce in una più ampia intensificazione della campagna militare ucraina, che individua nella penisola uno dei principali bersagli strategici. Da settimane Kiev conduce infatti attacchi su larga scala contro infrastrutture energetiche, depositi di carburante, nodi logistici e installazioni militari con un duplice obiettivo: ridurre la capacità della Russia di utilizzare la Crimea come retrovia operativa e isolarla progressivamente dal resto dei territori sotto il controllo di Mosca, compromettendone le linee di rifornimento.

Gli ultimi attacchi ucraini che hanno causato l’interruzione della corrente a Sebastopoli sono iniziati nella serata di lunedì 13 luglio. Alle 4 del mattino del 14 luglio, il vertice dell’amministrazione russa della Crimea, Sergei Aksyonov, ha comunicato che un «massiccio attacco» aveva colpito l’infrastruttura energetica della città, provocando un’estesa interruzione dell’energia elettrica. «Nelle strutture sono state introdotte misure speciali, gli specialisti stanno valutando l’entità dei danni. Tutti i servizi di emergenza sono in piena operatività», ha dichiarato. Aksyonov non ha precisato quali obiettivi siano stati colpiti; secondo il canale ucraino Crimean Wind, che monitora le operazioni militari di Kiev nella penisola, l’attacco avrebbe interessato la centrale termoelettrica di Balaklava, situata alla periferia di Sebastopoli. La stessa ricostruzione è stata riportata anche dal Kiyv Post. Per far fronte all’emergenza, le autorità hanno invitato la popolazione a limitare il consumo di elettricità, in particolare degli apparecchi ad alto assorbimento energetico, introducendo inoltre un piano di interruzioni programmate che prevede due ore di erogazione della corrente seguite da sei ore di sospensione.

L’episodio della notte di martedì non è isolato. Da tempo, infatti, l’Ucraina ha intensificato le proprie operazioni militari contro la Russia e, in particolare, contro la Crimea. La campagna sulla penisola è stata rilanciata a maggio, quando le forze di Kiev hanno scagliato una serie di attacchi contro il ponte di Kerch, l’unico collegamento diretto tra la Crimea e il territorio russo. A giugno le offensive sono proseguite contro depositi di carburante, traghetti, radar e infrastrutture energetiche, stradali e ferroviarie. Gli attacchi hanno contribuito ad aggravare i problemi nell’approvvigionamento idrico ed energetico e la scarsità di carburante, costringendo le autorità russe della penisola a rimodulare il trasporto pubblico, limitare la navigazione civile e introdurre misure di razionamento dei combustibili. Il 26 giugno è stato dichiarato lo stato di emergenza e, dopo giorni di sospensione della vendita ai privati, è entrato in funzione un sistema di distribuzione di benzina e gasolio tramite codici QR, pensato per far rispettare i limiti di acquisto imposti alla popolazione. Il giorno precedente, Zelensky aveva annunciato l’avvio di una campagna militare di 40 giorni con l’obiettivo di «costringere» la Russia «a porre fine alla guerra».

La Crimea è stata annessa dalla Russia nel 2014, in seguito a un referendum fortemente contestato da Kiev e alleati; da allora è sotto il controllo del Cremlino. La penisola rappresenta un avamposto militare di primaria importanza, ospitando piattaforme di lancio e parte della flotta moscovita del Mar Nero, ma soprattutto fungendo da centro logistico e di collegamento con il continente: il ponte di Kerch costituisce una delle principali arterie di rifornimento della Federazione. Per questo, come rilevano diversi osservatori e analisti, colpir le infrastrutture e le installazioni militari della Crimea consente a Kiev di interrompere le linee logistiche russe e ridurre la capacità operativa di Mosca sul fronte meridionale. Secondo i medesimi analisti, lo scopo degli attacchi ucraini sarebbe dunque quello di isolare progressivamente la penisola e indebolire la capacità della Russia di sostenerne il controllo, nella prospettiva di rafforzare la posizione negoziale di Kiev. Alla dimensione militare si affianca infine quella politica: l’Ucraina non ha mai riconosciuto l’annessione della penisola alla Russia e dopo il referendum la Crimea è diventata agli occhi di Kiev un simbolo dell’integrità territoriale del Paese.

Avatar photo

Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

Ti è piaciuto questo articolo? Pensi sia importante che notizie e informazioni come queste vengano pubblicate e lette da sempre più persone? Sostieni il nostro lavoro con una donazione. Grazie.

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Articoli correlati

1 commento

  1. Non ci sarà più una ucraina, ma questo devo averlo scritto ancora anni fa, all’inizio della guerra. Mi domando chi ci metterà i soldati. Se vogliamo essere pronti per il 2030 vuol dire che prevedono che entro quella data non ci sarà più una ucraina?

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

+ visti