Un nuovo giorno in questo mondo, un nuovo decreto sicurezza proposto dal governo Meloni. L’ultimo della serie è stato presentato ieri, al termine del Consiglio dei Ministri, dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, e contiene tutti gli elementi per proseguire sulla strada della svolta securitaria ampiamente intrapresa da questo esecutivo. Dall’estensione del fermo preventivo a quella dell’arresto in flagranza differita, fino alla possibilità di procedere d’ufficio anche per lesioni lievissime subite dalle forze dell’ordine, le nuove norme, che il ministro suggerisce possano essere applicate in situazioni di aggregazione e vita notturna «tipo la movida», permettono un nuovo e più stringente controllo delle piazze, che ora passa anche da misure più repressive anche nei confronti dei minori.
Il disegno di legge verrà presentato al Parlamento nelle prossime settimane. Come spiegato da Piantedosi, il testo era stato già presentato in CdM qualche mese fa e che prevedeva già l’introduzione di alcune modifiche all’attuale ordinamento, come aggravanti nel caso di danni commessi a giornalisti o direttori di giornali e l’estensione anche alle seconde abitazioni delle procedure semplificate di sgombero. A questo testo sono stati ora aggiunti cinque articoli. In primo luogo, vi è l’introduzione di una nuova «ipotesi di avviso orale» (misura prevista dal codice Antimafia) da parte del questore, indirizzata a persone che, in circostanze «tipo la movida», danno luogo a situazioni che costituiscono «una grave minaccia per l’ordine e la sicurezza pubblica». Viene poi esteso il fermo preventivo (introdotto con l’ultimo dl sicurezza) ai minorenni nel caso in cui, nel corso di «specifiche operazioni di polizia destinate alla prevenzione di reati» in luoghi «caratterizzati da consistente afflusso», vi sia «un fondato motivo di ritenere che pongano in essere condotte di pericolo per la sicurezza pubblica». Un esempio: il possesso di armi o di «oggetti che siano in qualche modo indicativi di una pericolosità della persona».
Viene poi modificato il reato di danneggiamento con l’estensione della possibilità di arresto in flagranza, mentre viene esclusa anche la possibilità di risarcimento civile nei casi in cui la persona danneggiata si trovi a compiere «alcuni reati». «Il classico caso della rapina in casa», spiega Piantedosi: se la reazione comporta un «eccesso colposo di legittima difesa», ferma restando la possibilità di essere giudicati in sede penale, potranno essere escluse eventuali responsabilità civili. Infine, l’ultima norma annunciata dal ministro è la possibilità di procedere d’ufficio per il reato di lesioni personali anche lievi o lievissime nei confronti di ufficiali e agenti di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza «nell’atto o nell’adempimento delle funzioni» – reati per i quali, fino ad ora, si procedeva solamente in caso di querela da parte dell’agente danneggiato.
Per come è stato presentato, il nuovo ddl sembra presentare gli stessi profili di vaghezza che hanno portato organizzazioni e giuristi a condannare duramente l’ultimo decreto analogo approvato, fino a chiederne l’abrogazione. Proprio il rafforzamento dei poteri di intervento delle forze dell’ordine in occasione delle manifestazioni (che rientrano perfettamente nella definizione di eventi «caratterizzati da consistente afflusso» fornita da Piantedosi) aveva portato la Cassazione a bocciare il precedente decreto, in quanto potenzialmente lesivo delle libertà fondamentali dei cittadini. A una conclusione analoga è giunta poi anche la procura di Torino.
L’esecutivo procede poi sulla strada della stretta securitaria nei confronti dei minorenni, avviata con il decreto Caivano. L’approccio punitivo nei confronti delle condotte giovanili, a scapito di quello rieducativo, ha portato allo smantellamento di un sistema esemplare (quello della giustizia minorile in Italia) copiato in tutta Europa per la sua efficacia, e al conseguente collasso degli istituti penitenziari per minori, che ora si trovano ad affrontare problemi analoghi a quelli degli adulti – uno tra tutti, il sovraffollamento. Sono d’altronde numerosi i casi di ragazzi di meno di diciotto anni perseguiti nel contesto delle manifestazioni di piazza, che si trovano sottoposti a misure cautelari anche gravi.
In un contesto storico nel quale le piazze sono tornate con prepotenza a occupare un piano di rilievo nella discussione politica, chiedendo al governo cambiamenti strutturali, l’esecutivo punta sempre più a spostare la discussione sul piano della mera esigenza di “sicurezza”, depoliticizzando le istanze dei cittadini. Lo conferma il fatto che ora, anche in caso di «lesioni lievissime» nei confronti delle forze dell’ordine, si possa procedere d’ufficio alla denuncia dei supposti colpevoli, mentre si esclude la possibilità di inserire codici identificativi sui caschi dei poliziotti, che renderebbero molto più semplici le indagini nel caso di condotte gravi come il lancio di lacrimogeni ad altezza uomo – che, solamente negli ultimi mesi, hanno messo in pericolo la vita di almeno due cittadini, causando in un caso danni permanenti.




