Bombardamenti Yemen, gli Houthi accusano Riad: “fine della de-escalation”

Giorni dopo la ripresa dei combattimenti tra Iran e Stati Uniti, l’Arabia Saudita avrebbe lanciato un raid aereo contro la capitale yemenita Sana’a. A essere colpito è stato l’aeroporto internazionale della città, infrastruttura utilizzata da Ansar Allah, il gruppo alleato di Teheran meglio noto come Houthi. A confermare l’attacco è stato il portavoce delle forze armate affiliate al movimento, Yahya Saree, che ha dichiarato che l’azione «non rimarrà impunita». Riyad non si è ancora espressa sulla vicenda. L’operazione segnerebbe il primo attacco dell’Arabia Saudita contro lo Yemen (e in generale nella regione mediorientale) dall’inizio della guerra israelo-statunitense all’Iran. Il raid è arrivato due settimane dopo la ripresa dei voli diretti tra Teheran e Sana’a, sfidando il blocco imposto dall’Arabia Saudita sui collegamenti aerei con gli aeroporti controllati dagli Houthi. Secondo questi ultimi, l’attacco sarebbe avvenuto proprio per impedire l’atterraggio a un volo proveniente dall’Iran, con a bordo una delegazione di ritorno dal funerale di Ali Khamenei. L’aereo è poi atterrato all’aeroporto di Al-Hodeidah, nello Yemen occidentale.


In attesa di un commento ufficiale da parte dell’Arabia Saudita, il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale e supportato proprio da Riad ha rivendicato l’attacco all’aeroporto di Sana’a.


Zone controllate dal governo yemenita e dagli Houthi (Anadolu Agency).

La guerra civile in Yemen va avanti ormai da oltre dieci anni. Le rivolte delle “Primavere Arabe” all’inizio del decennio scorso portarono alla rimozione del presidente Saleh e alla scalata al potere del suo vice, Hadi. Nel 2014, gli Houthi lanciarono una vasta offensiva, conquistando la capitale e costringendo Hadi alle dimissioni; nel 2015, il Paese era diviso in due: Ansar Allah aveva il controllo del nord, Hadi del sud. Fu qui che l’Arabia Saudita entrò in scena: Riyad creò quella che prese il nome di “coalizione anti-Houthi” a sostegno del presidente Hadi, a cui aderirono diversi Paesi del Golfo e del Mar Rosso, tra cui proprio gli Emirati Arabi Uniti.

Nonostante i tentativi di rovesciamento, Ansar Allah tenne; nel malcontento generale, i Movimenti del Sud, che miravano alla creazione di uno Stato indipendente nello Yemen meridionale, si unirono, e nel 2017 nacque il Consiglio di Transizione del Sud (STC), sostenuto dagli Emirati.

Dal 2026 la guerra civile yemenita è entrata in una nuova fase. Con la dissoluzione del Consiglio di Transizione del Sud (STC), sono diventati due i principali attori in gioco: il governo riconosciuto a livello internazionale, sostenuto dall’Arabia Saudita, e gli Houthi, appoggiati invece dall’Iran. Dopo mesi di relativa calma tra le parti, l’escalation bellica è tornata a bussare alle porte del Paese.


Gli Houthi hanno dichiarato che il periodo di de-escalation con l’Arabia Saudita, relativo alla guerra civile yemenita, si è ufficialmente concluso.

Il Ministero degli Esteri degli Houthi ha definito l’attacco “senza precedenti”, aprendo una “nuova fase” tra le parti.


Iniziano a girare i primi video dell’attacco contro la capitale yemenita Sana’a. Il ministro della Difesa yemenita di Ansar Allah, intanto, ha suggerito ai cittadini di rimanere lontani dalle aree attorno all’aeroporto.

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1 commento

  1. Gli imbelli Sauditi contro i migliori combattenti del Medio Oriente Yemeniti e Iraniani, ci sarà da ridere o da piangere come quando hanno ammazzato il Giornalista USA del Washington Post che aveva smascherato i loro crimini di guerra, nella loro stessa Ambasciata, sempre per ingraziarsi Trump.
    Campioni del mondo, a sbagliare obbiettivi.

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