Centinaia di braccianti hanno occupato la Basilica di Bari contro lo sfruttamento

Documenti in regola e un alloggio dignitoso. Sono queste le rivendicazioni dei circa 200 braccianti che, partiti dal ghetto foggiano di Torretta Antonacci, hanno occupato la Basilica di San Nicola, a Bari. Lo hanno fatto pacificamente per più di cinque ore, fino a quando hanno ottenuto un incontro con il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro. «Questa è la dimostrazione di una cosa semplice, che ripetiamo da anni: le istituzioni si muovono solo quando i braccianti alzano la testa e la voce», scrive l’Unione Sindacale di Base (USB), a guida della protesta. I manifestanti hanno strappato diversi impegni a Decaro, a partire dal ripristino dell’approvvigionamento idrico all’interno di Torretta Antonacci. C’è poi la riqualifica del ghetto attraverso fondi regionali, riuscendo laddove il PNRR ha fallito. Infine, Decaro si è impegnato a far pressione sul governo Meloni per accelerare sul rilascio di visti e permessi di soggiorno.

«Senza di noi l’Italia si ferma» e «Basta schiavi del vostro cibo» sono solo alcune delle scritte che si leggono all’interno della Basilica di San Nicola. La denuncia proviene da chi, attraverso il suo lavoro quotidiano, tiene in piedi il sistema agricolo convenzionale. Nella Capitanata, così come in tante altre zone d’Italia, migliaia di braccianti sono costretti a sopravvivere tra turni estenuanti, paghe da fame e alloggi fatiscenti e sovraffollati. Nel ghetto di Torretta Antonacci vivono più di 2mila persone, tra le lamiere e una carenza generalizzata dei servizi di base. Una situazione che genera rabbia, frustrazione e anche sconforto. Ad aprile, Alagie Singathe, bracciante ventinovenne, si è tolto la vita nella baracca dove viveva da cinque anni.

«Nel 2026, in Italia, nella regione che si vanta della propria agricoltura, chi raccoglie il cibo muore di sete accanto ai campi», denuncia USB. A Torretta Antonacci, infatti, l’acqua arriva tre volte a settimana con delle autobotti che riforniscono boiler e cisterne. Il caldo estivo e il sovraffollamento rendono questo sistema insostenibile, lasciando per intere giornate migliaia di persone senz’acqua. Il miglioramento di questa condizione, con rifornimenti quotidiani, è la prima rivendicazione avanzata dai banchi della Cattedrale di San Nicola, noto come il santo protettore dei forestieri.

Oltre all’impegno sull’approvvigionamento idrico, l’incontro tra la delegazione dei manifestanti e Antonio Decaro ha messo sul tavolo anche la volontà, da parte della Regione, di individuare nuove risorse pubbliche per riqualificare Torretta Antonacci e dotarla dei servizi di base. I 30 milioni del PNRR deputati a questo scopo sono andati persi, come confermato dallo stesso Decaro. Quest’ultimo — scrive USB — «si è impegnato a convocare un momento di confronto, a partire dai governatori delle regioni del Sud, dove il problema del bracciantato migrante è più sentito, per avviare una pressione comune sul governo per il rilascio dei permessi di soggiorno e per una forma di stabilizzazione dei lavoratori». I braccianti si definiscono infatti «ostaggi della burocrazia», con documenti attesi da anni.

Di fronte a questa condizione di precarietà e sfruttamento, i lavoratori attendono i promessi interventi istituzionali, ottenuti attraverso la mobilitazione, ma si dicono pronti a farsi sentire più forti e più numerosi di sabato se alle parole non dovessero seguire i fatti. Nel mirino c’è l’inizio della stagione della raccolta dei pomodori, che i braccianti potrebbero sabotare mediante blocchi e scioperi.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.

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