Il potere del lobbying a Bruxelles è più forte che mai. Cresce la presenza dei gruppi di interesse e di riflesso aumenta la spesa per finanziare le attività di influenza sul processo decisionale europeo. A mettere nero su bianco i dati del fenomeno è il rapporto The EU Corporate Lobby League 2026, redatto da Corporate Europe Observatory e LobbyControl. È emerso che soltanto i principali lobbisti — 173 soggetti con almeno un milione di euro di budget — spenderanno quest’anno 381 milioni di euro per esercitare pressioni sulle istituzioni dell’UE, praticamente il 50% in più rispetto al 2020. Nello stesso periodo è cresciuto del 30% il numero di soggetti iscritti al Registro dei lobbisti.
Il processo decisionale europeo è lungo e articolato. L’iniziativa legislativa detenuta dalla Commissione deve incontrare il consenso di Consiglio e Parlamento prima di trasformarsi in un atto vincolante per i Paesi membri. In questo percorso, che può durare anni, si inseriscono migliaia di soggetti portatori di interesse (le cosiddette lobby) che cercano di influenzare le istituzioni europee. Spesso sono proprio queste ultime a rivolgersi ad associazioni, multinazionali ed enti per l’elaborazione degli atti, preferendo la loro competenza “tecnica”. La scelta di una data entro cui far entrare in vigore una riforma, la concentrazione massima di un determinato pesticida, la percentuale minima di materiale da riciclare e tante altre decisioni che permeano la vita europea non sono casuali, ma figlie di precise influenze avanzate a suon di studi, dibattiti e ricerche finanziate dalle lobby stesse. Si tratta di un’attività legale — almeno fino a quando non sfocia nella corruzione — che trova una lunga tradizione negli Stati Uniti.
Il lobbying costa, tra presenza fisica a Bruxelles, elaborazione dei documenti, partecipazione agli eventi e così via. Si innesca dunque una gara tra i vari portatori di interesse, accomunati tutti dalla volontà di tirare acqua al proprio mulino. Le principali lobby, che nel 2026 dedicheranno almeno un milione di euro all’attività di influenza, sono 173. Spenderanno complessivamente 381 milioni di euro, 28 milioni in più rispetto al 2025 e quasi il 50% in più sul 2020. Lo rivela l’ultimo rapporto di Corporate Europe Observatory e LobbyControl, che sottolineano come «la spesa di tutti i soggetti, compresi quelli con somme inferiori al milione di euro sarebbe, ovviamente, ancora più elevata».
A guidare la classifica degli investimenti non sono le piccole associazioni — a dispetto della retorica “democratica” che accompagna il lobbying — ma «le aziende e le associazioni di categoria delle grandi aziende tecnologiche, bancario-finanziarie ed energetiche», seguite da quelle chimiche e agroalimentari. Il settore delle big tech guida la classifica. Nel 2026 spenderà 73 milioni di euro per le attività di lobbying. Soltanto Meta ha previsto un budget di 10 milioni di euro (+135% rispetto al 2020). Amazon è un gradino sotto, con una spesa di 9 milioni di euro, il 414% in più rispetto a 6 anni fa. Le due multinazionali hanno tenuto negli ultimi anni centinaia di incontri con i membri della Commissione.
Di fronte alle sfide della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, Corporate Europe Observatory e LobbyControl sottolineano come i fondi stanziati per il lobbying vengano utilizzati per «opporsi alle regole che dovrebbero proteggere i nostri dati e diritti digitali». Si pensi ad esempio all’AI Act, che dopo mesi di dibattiti ha allentato le norme sull’intelligenza artificiale.





Andrebbero super tassati tutti gli investimenti in lobby.