Due italiani della Flotilla via terra per Gaza sono ancora detenuti in Libia

Gli attivisti della Flotilla di terra per Gaza, la missione umanitaria che intende rompere l’assedio israeliano sulla Striscia, hanno ormai passato almeno quattro giorni in sciopero della fame. I volontari sono stati arrestati lo scorso 24 maggio a Sirte, città di confine tra la Libia occidentale e la Libia orientale dove erano rimasti bloccati per giorni. Le persone arrestate sono detenute a Bengasi, principale centro della Cirenaica, controllata dalle forze del generale Haftar; in totale sono undici, di cui due italiani, Domenico Centrone e Leonarda Alberizia. Le notizie arrivano col contagocce: la detenzione degli attivisti è stata prolungata recentemente, e ora gli undici rimangono in attesa di una udienza che dovrebbe tenersi la prossima settimana. Da quanto sappiamo, sono tenuti in isolamento e sottoposti a maltrattamenti psicologici, e le visite sono ridotte all’osso; il console italiano è riuscito a incontrare i propri concittadini qualche giorno dopo il loro arresto, ma non è noto se abbia prestato loro visita una seconda volta.

Quando sono stati arrestati, gli attivisti della Flotilla di terra per Gaza erano fermi al confine di Sirte da circa una settimana. La carovana era composta da circa 230 persone, dieci delle quali hanno formato una delegazione per dialogare con gli uomini del regime di Haftar e trattare il loro passaggio. Sono, tuttavia, state arrestate. Gli oltre 200 attivisti rimasti indietro sono stati rimpatriati, mentre la delegazione è stata trasferita a Bengasi. A essi pare inoltre essersi aggiunto Mehdi Bouzguenda, volontario tecnico tunisino arrestato lo scorso 19 maggio mentre lasciava alle sue spalle la carovana per rientrare nel proprio Paese. Dopo oltre una settimana di detenzione, il 2 giugno, spiega la Global Sumud Flotilla, gli attivisti sono comparsi davanti a un giudice che ne ha prolungato il fermo di una decina di giorni. Gli attivisti sono accusati di ingresso illegale nel Paese e raggruppamento sedizioso. Quest’ultima accusa dovrebbe venire estesa anche agli altri 200 volontari.

Gli attivisti denunciano di essere detenuti in isolamento in celle completamente buie dove vengono sottoposti a maltrattamenti psicologici e lunghi interrogatori e viene loro impedito di contattare ambasciate e avvocati. Il console generale italiano in Libia ha visitato i due italiani il 27 maggio, e da allora non è noto se li ha visti nuovamente. In occasione del prolungamento della detenzione, ha presentato una nuova richiesta formale di visita consolare. Oltre a quanto riportato dalla GSF sappiamo poco. Pare certo che lunedì 1° giugno gli attivisti abbiano iniziato uno sciopero della fame e qualcuno anche dell’acqua, come forma di protesta contro la loro detenzione; la GSF riporta anche che alcuni di loro sarebbero stati costretti ad abbandonare la protesta per motivi di salute e che in generale versano tutti in condizioni critiche. Giovedì, alcuni attivisti erano ancora in sciopero della fame, ma non sappiamo se lo hanno prolungato anche a oggi.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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