Legati, costretti in ginocchio sotto al sole e bendati. Le immagini che arrivano dal porto di Ashdod, dove sono stati deportati i primi attivisti della Flotilla dopo l’intercettazione illegale in acque internazionali, non lasciano grandi spazi di interpretazione sulla violenza israeliana. Ne fa sfoggio lo stesso ministro-colono Ben-Gvir, che si è fatto ritrarre con una bandiera israeliana mentre passeggiava scortato tra l’equipaggio sequestrato, deridendolo e provocandolo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito inaccettabile il comportamento di Ben-Gvir, pretendendo delle «scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti» e convocando l’ambasciatore israeliano a Roma. Al di là delle parole, per il governo italiano non è ancora il tempo delle prese di posizioni sostanziali e lo strumento della pressione economica resta in un cassetto di Palazzo Chigi.
Ieri la marina di Tel Aviv ha assaltato in acque internazionali le ultime dieci barche della Global Sumud Flotilla e della Freedom Flotilla Coalition, sequestrando gli equipaggi e sparando diversi colpi sugli scafi. Lunedì scorso erano state intercettate illegalmente circa 40 imbarcazioni, che si sommano alle 22 distrutte nell’assalto di fine aprile, al largo di Creta. In tutti questi casi la repressione israeliana si è abbattuta sugli attivisti pacifici, senza andare incontro a conseguenze nei rapporti con i Paesi di provenienza. Sono stati documentati casi di violenza fisica e psicologica durante la detenzione dell’equipaggio, che per Thiago Avila e Abu Keshek Abdelrahim si è protratta per dieci giorni, fino al rilascio avvenuto il 10 maggio, cui ha fatto seguito la ripartenza della missione umanitaria diretta a Gaza per rompere l’assedio ventennale israeliano.
Dopo l’ultima intercettazione illegale della Flotilla in acque internazionali e il rapimento di oltre 400 attivisti, tra cui 29 italiani, Tel Aviv sta riproponendo il «trattamento lesivo della dignità della persona», per citare le parole di Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio ha commentato le immagini diffuse da Ben-Gvir, ministro della sicurezza nonché colono residente nell’insediamento illegale di Kiryat Arba. Nel video diffuso sul suo profilo X, si vedono i primi attivisti della Flotilla deportati ad Ashdod, legati con delle fascette e costretti in ginocchio, sia nelle strutture interne del porto sia all’esterno, sotto al sole, mentre risuona l’inno israeliano. Il leader di estrema destra li deride e provoca, mentre passeggia scortato dall’esercito brandendo una bandiera israeliana: «siamo noi i padroni qui». Quando al suo passaggio un’attivista urla «Free Palestine» viene prontamente immobilizzata a terra e portata via. Poco prima della diffusione del video, la ministra dei Trasporti Miri Regev aveva bollato l’equipaggio della Flotilla come «sostenitori del terrorismo».
«Israele sta applicando una politica criminale di abuso e umiliazione contro chi cerca di opporsi ai crimini in corso contro il popolo palestinese», scrive la Global Sumud Flotilla, riportando le parole di Adalah, l’ong che assiste dal punto di vista legale i partecipanti della missione umanitaria. Al momento risultano 87 attivisti in sciopero della fame contro il «rapimento illegale e in segno di solidarietà con gli oltre 9500 ostaggi palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane».
In Italia Giorgia Meloni ha definito «inaccettabili le immagini del ministro israeliano Ben Gvir», pretendendo delle «scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani». Contestualmente la Farnesina ha convocato l’ambasciatore israeliano per «chiedere chiarimenti formali su quanto accaduto». Le opposizioni chiedono al governo di riferire in aula. «Serve dare un segnale chiaro e irrimandabile, il governo italiano tolga il veto alla sospensione dell’accordo UE-Israele, per manifesta violazione dei più basilari diritti umani», ha dichiarato la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Ad aprile l’Italia si è schierata al fianco della Germania per bloccare a Bruxelles la sospensione dell’accordo di associazione con Tel Aviv. La misura avrebbe inferto un colpo non trascurabile all’economia di Israele, visto che l’UE è il suo principale partner commerciale.





Questo mostra quanto la Meloni è pagata sottobanco, per lasciare trattare così gli Italiani, fronte a tutto il Mondo, salvo la magistratura Italiana che finge di non vedere, o di non sapere o di non capire.