lunedì 16 Marzo 2026

“Da Gioia Tauro partono armi per Israele”: lanciata la mobilitazione per fermarle

Dalle segnalazioni della campagna internazionale No Harbor for Genocide (NHG) era scattata una vera e propria corsa contro il tempo nel porto di Gioia Tauro. Nell’hub calabrese era stato infatti segnalato l’arrivo di 5 container carichi con ogni probabilità di materiale bellico diretto verso Israele. Nonostante la mobilitazione della società civile e l’interessamento politico del M5S, la nave sospetta ha lasciato il porto di Gioia Tauro il 14 marzo, un giorno prima del previsto, impedendo i controlli delle autorità. L’attenzione resta alta, nei confronti di quella che potrebbe configurarsi come una violazione del diritto internazionale da parte dell’Italia, alla luce dei crimini commessi dal partner commerciale. Per oggi è atteso l’arrivo di altri 3 container, facenti parte della stessa spedizione. BDS Italia, in cooperazione con diversi movimenti nazionali e internazionali, ha chiesto ispezioni e blocchi nel caso in cui fosse confermata la natura bellica del carico.

Il 1 marzo scorso la nave MSC Marie Leslie ha scaricato al porto di Gioia Tauro cinque container, imbarcati successivamente sulla nave Lucy, sempre di proprietà della multinazionale svizzera. I container — scrive BDS Italia — sono sospettati di trasportare materiale per uso militare (inclusi proiettili di artiglieria da 155 mm) «proveniente dall’India e destinato alla più grande fabbrica di munizioni israeliana, la IMI System, di proprietà della Elbit System, a Ramat Hasharon in Israele». Stando alle segnalazioni della campagna internazionale No Harbor for Genocide (NHG), il carico proverrebbe dall’azienda indiana di acciaio balistico RL Steel, con sede nella città di Aurangabad.

Ricevuta la segnalazione del carico sospetto, tanto la società civile quanto una parte dello spettro politico si sono attivati per fare luce sulla questione. Stefania Ascari, deputata del M5S, ha presentato un’interrogazione parlamentare, chiedendo al governo diverse informazioni, a partire dalla conferma della natura bellica del carico. Nel frattempo la nave MSC Lucy ha lasciato l’hub calabrese prima del previsto, nel silenzio delle istituzioni e all’ombra dei controlli. L’allerta resta massima: oggi è infatti previsto l’arrivo da Valencia della nave MSC Siena, parte della stessa spedizione indiana. «Chiediamo con urgenza a tutte le autorità competenti — scrive BDS Italia — di intraprendere immediatamente tutte le azioni necessarie per le ispezioni dei tre container trasportati dalla nave MSC Siena. È fondamentale che gli Stati smettano di fornire materiale militare a Israele».

Le istanze avanzate dal movimento Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni (BDS) si inseriscono nella più ampia campagna Block the Boat, che chiede ispezioni rigorose su tutti i carichi diretti verso Israele, con l’obiettivo di rispettare il diritto internazionale. Quest’ultimo è composto da centinaia di consuetudini, convenzioni e trattati. Le Convenzioni di Ginevra del 1949, il Trattato sul commercio delle armi e la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio — a cui l’Italia ha aderito — prevedono l’obbligo di prevenire il trasferimento di materiali che possano contribuire alla commissione di gravi crimini. Negli ultimi due anni, Israele è stato destinatario di denunce e condanne da parte di organizzazioni per i diritti umani, nonché dalle Nazioni Unite. Lo Stato ebraico è ancora oggi sotto processo alla Corte Internazionale di Giustizia con l’accusa di genocidio del popolo palestinese. In attesa della sentenza, il tribunale ha ordinato ai Paese membri dell’ONU di “adottare misure per prevenire relazioni commerciali o di investimento che contribuiscano al mantenimento della situazione illegale creata da Israele nel Territorio palestinese occupato”. Il nostro Paese deve poi fare i conti con le sue stesse leggi, come la n. 185/90, che disciplina il commercio di armi. Si tratta di una delle discipline più stringenti d’Europa, che stabilisce divieti e controlli al fine di evitare forniture illegali.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.

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2 Commenti

  1. Ma mi chiedo, nel frattempo che si mobilità la società civile, perché non è stata presentata querela o denuncia alla Procura della Repubblica? Così un PM avrebbe potuto già predisporre varie iniziative ed intervenire più efficacemente.
    Possibile che non si sia stato fatto nulla del genere?
    Poi tutto quello che ne consegue, le responsabilità vengono fuori se ci sono delle indagini, le sanzioni, ecc. ecc.
    Il compito delle organizzazioni civili è quello di monitorare queste azioni: se vengono eseguite e applicate.
    L’altra opzione era chiudere lo stretto di Messina?

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