“L’aria pulita non è un privilegio”: Bogotà parte dai quartieri poveri per combattere l’inquinamento

Per affrontare l’inquinamento atmosferico, la capitale della Colombia, ha deciso di partire dai quartieri più poveri e più esposti allo smog, lanciando proprio qui le prime zone urbane dedicate al miglioramento della qualità dell’aria. L’idea alla base del progetto è che respirare aria pulita non dovrebbe dipendere dal reddito o dalla circoscrizione in cui si vive.

La prima di queste aree si trova a Bosa, grande distretto nel sud della città, segnato da un alto tasso di povertà e vulnerabilità sociale, dove vivono oltre 700mila persone. È una zona attraversata da importanti corridoi di traffico e da strade utilizzate per il trasporto merci. Camion e mezzi pesanti percorrono ogni giorno le arterie principali, sollevando polveri e rilasciando fumi di scarico. Secondo i dati, i livelli di PM2.5 – le particelle sottili tra le più pericolose per la salute – superano di oltre tre volte le linee guida fissate dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Le conseguenze si riflettono direttamente sulla salute dei residenti. Nel quartiere i decessi per malattie respiratorie oscillano tra 8,7 e 17,3 ogni 100mila abitanti, una cifra sensibilmente più alta rispetto alla media dell’intera città, che si attesta intorno a 7,47. Anche quando non provocano la morte, le polveri sottili sono associate a numerosi problemi cronici: malattie cardiovascolari, disturbi respiratori e, secondo diverse ricerche scientifiche recenti, anche un aumento del rischio di sviluppare patologie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Motivi per cui è proprio da queste aree che il governo cittadino ha deciso di partire con le ZUMA (Zonas Urbanas por un Mejor Aire), cioè “zone urbane per un’aria migliore”. In questi quartieri vengono concentrati interventi mirati per ridurre l’inquinamento: miglioramento delle strade, limitazione del traffico più inquinante, creazione di nuovi spazi verdi e promozione di forme di mobilità più sostenibili. La scelta di iniziare dalle zone più vulnerabili risponde a una logica precisa. In molte città del mondo le politiche ambientali partono dai quartieri centrali o più ricchi, dove è più facile ottenere consenso e dove le infrastrutture sono già migliori. Bogotà ha deciso di ribaltare questo schema, intervenendo prima dove i rischi per la salute sono maggiori e dove l’inquinamento pesa di più sulla vita quotidiana delle persone.

Oggi la capitale dispone di circa 560 chilometri di piste ciclabili, la rete più estesa dell’America Latina. La città ha inoltre introdotto circa 1.400 autobus elettrici nel trasporto pubblico, creando una delle flotte sostenibili più grandi al mondo. La ciclovia, l’iniziativa che ogni domenica trasforma molte strade in grandi spazi pubblici dedicati a pedoni e ciclisti, completa il quadro. Le auto vengono temporaneamente escluse e la città si riempie di famiglie, sportivi e bambini. 

Un approccio che potrebbe fare la differenza anche in Europa. In Italia, ad esempio, l’inquinamento da PM2.5 resta un problema serio: con oltre 43mila morti premature stimate ogni anno, il Paese ha il numero più alto di decessi legati alle polveri sottili nell’Unione europea.

 

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Gloria Ferrari

Laureata in Culture e Letterature del mondo moderno a Torino. Scrive di diritti umani e ambiente per diverse testate giornalistiche italiane. Collabora con L’Indipendente dal 2021.

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