Cosa dice la prima enciclica di papa Leone sul disarmo dell’intelligenza artificiale

«La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme». Leone XIV ha deciso di iniziare con queste parole la sua prima enciclica papale, dedicata al tema dell’Intelligenza Artificiale e delle nuove tecnologie digitali. Prendendo slancio dai principi della cosiddetta “Dottrina sociale della Chiesa” e dalla Rerum novarum pubblicata dal suo ultimo omonimo, Leone XIV descrive i pericoli dell’IA, provando a riportarla all’umanità. Dopo una densa riflessione teorica, il Pontefice propone soluzioni che si fondano sui principi della «dignità umana» e del «bene comune», avanzando ipotesi per arrivare a «disarmare» l’Intelligenza Artificiale e combattere i rischi della «moderna Babele».

L’enciclica di Leone XIV muove i suoi primi passi dai principi della “Dottrina sociale della Chiesa” per arrivare a parlare delle tecnologie odierne. L’espressione è stata introdotta nel 1950 da Pio XII, ma «il contenuto che essa racchiude, inteso come corpus organico di insegnamenti sociali, ha cominciato a delinearsi con l’Enciclica Rerum novarum di Leone XIII» del 1891. La Rerum novarum costituisce probabilmente uno dei punti di svolta più importanti nella storia della Chiesa contemporanea, poiché dopo di essa, la Santa Sede si è aperta a parlare direttamente con il mondo terreno e le istituzioni della società. Il nome stesso scelto dal Pontefice non è casuale: l’ultimo a portarlo è appunto colui che spalancò le porte della Chiesa al mondo con la Rerum novarum, il “Papa dei lavoratori”; Prevost ha spiegato di avere scelto il nome Leone XIV proprio per portare avanti tale tradizione.

Nei primi capitoli di Magnifica Humanistas, Leone XIV ripercorre il percorso compiuto dalla Dottrina sociale della Chiesa cominciando proprio dall’enciclica del suo ultimo omonimo. La Rerum novarum tratta, come suggerisce il nome, delle “cose nuove” del suo tempo, inquadrandole all’interno della dottrina del Vangelo: essa affronta il «conflitto tra capitale e lavoro, della questione operaia, delle trasformazioni economiche e sociali», e prova da una parte ad analizzarle secondo una prospettiva sociale e dall’altra a riportarle all’interno dei principi spirituali del cattolicesimo. Le «res novae del nostro tempo» sono le tecnologie digitali: «Oggi ci troviamo dinanzi a una situazione nuova, in cui la potenza e la pervasività delle tecnologie emergenti si innestano nella trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull’immaginario collettivo». Come fatto dal suo predecessore, Leone XIV si propone dunque di riportare le “cose tecnologiche” all’umano: «Ritengo che oggi, per custodire la persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, dobbiamo tornare a riflettere sul bene comune, sulla destinazione universale dei beni, sulla sussidiarietà, sulla solidarietà e sulla giustizia sociale». Su questi ultimi concetti ruota l’intera riflessione del Pontefice.

Il bene comune è considerato come un «insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente»; uno dei principi che esso richiama è quello della «destinazione universale dei beni», che ricorda che «i beni della terra – il suolo, l’acqua, l’aria, le risorse naturali – sono donati da Dio all’intera famiglia umana» e sono dunque di tutti. La sussidiarietà è invece «il principio secondo il quale ciò che possono fare persone, famiglie, comunità locali e corpi intermedi non deve essere assorbito da istanze superiori»; essa spinge insomma alla decentralizzazione dell’organizzazione sociale nell’ottica del perseguimento del bene comune. Per una virtuosa realizzazione della sussidiarietà è fondamentale la solidarietà, ossia quel senso di «fraternità umana e soprannaturale che unisce uomini e popoli tra loro». La giustizia sociale infine rivolge lo sguardo agli ultimi, e si propone di «non lasciare indietro nessuno» e garantire l’accesso al bene comune a tutti gli esseri umani.

L’Intelligenza Artificiale è uno strumento che può permettere all’umanità di rispettare tali principi, ma anche di snaturarli. I rischi che il Papa evidenzia sono due e viaggiano di pari passo. Il primo è la concentrazione dell’IA nelle mani di pochi individui o entità sovranazionali, che finirebbe per anteporre le logiche di profitto al bene della comunità: nella sua sempre più diffusa applicazione, il controllo dell’IA comporta il controllo del lavoro e della produzione, e l’accumulo di risorse da parte di pochi ai danni di molti; è il caso dello sfruttamento di coloro che lavorano nell’approvvigionamento delle materie critiche necessarie per lo sviluppo di queste stesse tecnologie, spesso soggetti a sfruttamento in territori martoriati dalle guerre. L’altro pericolo è costituito dall’applicazione senza criterio dell’IA, che porterebbe ad attribuirle una pretesa di oggettività, rendendo l’umano schiavo della sua medesima creazione: l’IA, tuttavia, «riflette i sistemi che la hanno prodotta surgendo a pretesa di verità. Non va dimenticato che se risponde in un determinato modo è perché già dentro un orizzonte di senso». La pretesa di verità porta con sé il rischio concreto di spingere sempre più verso l’automatizzazione dei processi decisionali, che rischiano di deresponsabilizzare l’umano: per esempio, scrive il Pontefice, succede in ambito bellico, con le nuove tecnologie IA che vengono utilizzate per prendere di mira obiettivi militari senza che sia possibile attribuire chiaramente a qualcuno la decisione effettiva di attaccare.

La soluzione, secondo Leone XIV, è quella di applicare all’IA i medesimi principi di sussidiarietà, solidarietà e giustizia sociale nell’ottica del perseguimento del bene comune. Concretamente, questo significa che gli Stati devono varare «regole giuste e tutele efficaci» nei confronti della comunità e delle persone più fragili. Leone XIV propone di considerare quelli digitali (brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche, dati) come «beni universalmente destinati a tutti»; educare all’uso dell’IA a partire dalla scuola, garantendone l’accesso a tutti e finanziando la formazione continua dei docenti; intervenire sul piano normativo fissando limiti di età, individuando chiaramente la catena della responsabilità nella sua applicazione, e introducendo «tutele contro ogni forma di sfruttamento e violenza sessuale in rete»; riformare il lavoro pensando sistemi progettati attorno alla persona e non alla produttività, tutelando i posti di lavoro, e fissando criteri netti nell’uso delle nuove tecnologie digitali in ambito occupazionale. Leone propone, infine, di «disarmare l’IA»: da una parte nel senso di proporre una sua disapplicazione nell’ambito bellico, e dall’altra nel senso di riportarla sui binari del bene comune e di «sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva».

Il pontefice invita infine a contemplare nei principi cardine della sua riflessione e nella fede «una magnifica umanità che illumina anche il tempo dell’IA. In Cristo comprendiamo che l’uomo è chiamato a essere collaboratore nell’opera della creazione, anziché spettatore rassegnato di processi tecnologici che ne limitano la libertà e la responsabilità. La dignità che lo Spirito Santo scolpisce in ciascuno di noi si riconosce anche nella capacità di riflettere criticamente, di scegliere e di amare gratuitamente, di entrare in relazioni autentiche. Nessun sistema di calcolo, per quanto sofisticato, genera un cuore che si consegna, né una coscienza che discerne il bene. Anche quando le macchine eccellono nell’efficienza, il centro della storia rimane un volto umano che chiede di essere guardato. Questo volto umano è la pienezza verso cui cammina la storia».

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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3 Commenti

  1. E ora che qualcuno ricostruisca un Partito della Repubblica Cristiana, lontano dalle porcherie democratiche del comprare i voti, per questo senza il richiamo alla democrazia, ma in stretto legame col Vaticano e la persona del Papa, per guidare l’Italia in questo momento cruciale nello sviluppo della società nell’era delle Intelligenze Artiificiali e speriamo presto Intelligenze Reali e Paritarie.

  2. Una voce nel deserto. Forse la Chiesa Cattolica è una delle pochissime forze che può opporsi alla crescente disumanizzazione causata dal capitalismo. La “sinistra” ormai è sorda, muta, inconsapevole e consegnata ai poteri satanisti.

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