Le banche e altri grandi gruppi italiani stanno facendo un sacco di soldi grazie alla guerra

Nel clima di forte tensione legato alla guerra in Iran, alcuni colossi italiani stanno beneficiando della corsa alla difesa, alle infrastrutture e ai servizi finanziari. Leonardo – principale gruppo industriale nel settore della difesa – ha chiuso il trimestre con ordini a 9 miliardi, ricavi a 4,4 miliardi e utile netto rettificato in rialzo del 60%, confermando le robuste previsioni e un portafoglio ordini oltre i 56 miliardi. Terna, proprietario della Rete Elettrica Nazionale italiana in alta e altissima tensione, migliora i conti con ricavi a 988,7 milioni, margine operativo lordo a 697,6 milioni e indebitamento in calo. Anche le banche accelerano. UniCredit firma il miglior trimestre di sempre, con un utile a 3,2 mld (+16%); BPER sale a 549 mln; Banco BPM vola sulle commissioni (708 milioni); Mediolanum cresce del 13% e Intesa distribuisce 6,54 miliardi di dividendi.

Con lo scattare di maggio stanno arrivando i primi veri dati sull’andamento delle grandi aziende di armi, finanza ed energia davanti alla guerra in Asia Occidentale. Ieri, 7 maggio, si è tenuta una riunione dell’assemblea degli azionisti di Leonardo, a cui era presente più del 51% del capitale: l’azienda ha confermato il buon andamento del 2025 approvando i conti dell’ultimo esercizio e dando il via libera alla distribuzione di un dividendo di 0,63 euro per azione; le cedole verranno staccate il 22 giugno. Il colosso bellico ha chiuso i primi tre mesi del 2026 con risultati in piena accelerazione con ordini al +31% e ricavi al +6,9%; aumenti anche sul fronte di Ebitda (che indica il margine operativo prima di tasse e interessi), che ha raggiunto i 281 milioni (+33%), e utile netto rettificato (184 milioni, +60%); confermate infine le previsioni per l’intero esercizio, con ordini a 25 miliardi, ricavi per 21 miliardi ed Ebitda superiore a 2 miliardi. Negli ultimi anni Leonardo è cresciuta parecchio proprio grazie al contesto geopolitico instabile e denso di teatri di guerra: l’azienda è in cima alla lista tra i gruppi che hanno guadagnato sul fronte ucraino, le politiche di riarmo dell’UE, e il genocidio in Palestina, e con la guerra in Iran le si è presentata davanti una nuova – e ghiotta – opportunità di guadagno.

Dalle armi alle case degli italiani, i guadagni sono arrivati anche per Terna, proprietario della Rete Elettrica Nazionale: nel primo trimestre il gruppo ha registrato un aumento nei ricavi pari a 86,9 milioni di euro (+9,6%) rispetto al corrispondente periodo del 2025. Il margine operativo lordo ha registrato una crescita tendenziale di 45,6 milioni di euro, mentre l’utile netto ha raggiunto i 276,5 milioni di euro, in crescita di 1,2 milioni rispetto al primo trimestre del 2025. Insomma: davanti alle bollette che rischiano di aumentare, a guadagnarne è il gestore della rete elettrica. Sempre in campo energetico, ma parlando di materia prima, stanno registrando aumenti anche le cosiddette Big Oil: risultati e bilancio a parte, i colossi del petrolio sono stati al centro di una selvaggia speculazione sul lato finanziario raggiungendo incrementi stellari nelle azioni, dopo un mese di brusche oscillazioni tendenti verso l’alto.

Ultime, ma non per importanza, le banche. In questi giorni i maggiori gruppi della finanza italiani stanno pubblicando i propri rapporti sui primi mesi del 2026, registrando tutte un forte aumento: a fine aprile, Intesa ha approvato bilancio e dividendi registrando – per usare le parole dell’Amministratore Delegato Carlo Messina – «i migliori risultati nella sua storia». Il primo trimestre di UniCredit, che costituisce il secondo gruppo bancario del Paese, ha superato le aspettative del 20%, collezionando record su tutte le linee principali, e spingendo la banca ad alzare l’asticella per i prossimi mesi: i ricavi sono cresciuti del 4,9% annuo a 6,9 miliardi, mentre per i soci sono previsti in arrivo 2,4 miliardi. Anche Banco BPM è cresciuta, con proventi operativi da 1,53 miliardi, commissioni record, operatività lorda a 777,1 milioni e rapporti costi/ricavi sceso al 44,1%; come i primi tre gruppi bancari del Belpaese, anche gli altri hanno registrato analoghi aumenti. In generale, quello della guerra è uno dei maggiori ambiti di investimento per i gruppi finanziari, senza i cui prestiti e investimenti il settore collasserebbe su sé stesso.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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1 commento

  1. Magari stessero facendo soldi per la guerra perché costruiscono armi, la verità è che rubano soldi al popolo per darli ai soliti noti, perché non facciamo niente, solo spauracchi che finirebbero bruciati alla prima scaramuccia.

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