Presentata un’interrogazione a Tajani e Crosetto sulle esportazioni militari verso Israele

Una nuova iniziativa parlamentare chiede conto al governo italiano dei flussi di materiali bellici ed energetici verso Israele, che sono proseguiti nel tempo nonostante le dichiarazioni ufficiali di un presunto blocco delle esportazioni. La deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari ha infatti presentato un’interrogazione al ministro degli Esteri Antonio Tajani e al capo del dicastero della Difesa Guido Crosetto, basandosi su una recente indagine che ha documentato almeno 416 spedizioni a carattere militare e oltre 224 chilotonnellate di carburante partite dall’Italia dall’ottobre 2023 e consegnate a Israele. L’esposto chiede di fare piena luce su «possibile proseguimento di esportazioni di materiali militari, componenti dual-use e forniture energetiche dall’Italia verso Israele», sollecitando l’esecutivo a chiarire quali autorizzazioni siano state rilasciate e quali controlli siano stati effettuati.

Secondo la ricerca, condotta da diverse realtà della società civile tra cui Giovani Palestinesi d’Italia, Palestinian Youth Movement e The Weapon Watch nell’ambito della campagna internazionale People’s Embargo for Palestine, le spedizioni includono componenti per caccia, avionica, attrezzature per droni, armi e sistemi di guerra elettronica. Come vi abbiamo già raccontato su L’Indipendente, nel rapporto si attesta come alle spedizioni militari si sia inoltre aggiunto l’invio di oltre 224 chilotonnellate di carburante, necessario per le operazioni militari israeliane a Gaza. Le spedizioni registrate sono state catalogate come «clandestine», dal momento che, in diverse occasioni, le navi partite dall’Italia avrebbero disattivato i propri localizzatori, finendo per celare la loro destinazione verso Israele. Per ciascuna di queste spedizioni, il noleggiatore era indicato come Oil Refineries Ltd, affiliata al Gruppo Bazan, il più grande conglomerato petrolifero israeliano che, solo nel 2023 ha prodotto 723 chilotonnellate di carburante per aerei militari. Alle spedizioni di petrolio si sono aggiunte quelle di diesel, necessario per alimentare tecnologie e mezzi militari israeliani, primi fra tutti i carri armati Merkala.

I carichi sono transitati attraverso i principali aeroporti italiani – Roma Fiumicino e Milano Malpensa – e i porti di Genova e Ravenna, trasportati da vettori come EL AL, ITA Airways, Challenge Air Cargo, MSC e ZIM. Tra i fornitori spiccano aziende pubbliche e private come Leonardo S.p.A. (di cui il Ministero dell’Economia è il primo azionista), Elettronica S.p.A. (ELT Group), Telespazio, Glenair Italia, Lombardini, SAES Getters e molte altre. I registri mostrano anche trasferimenti diretti da enti statali: l’Aeronautica Militare ha inviato componenti elettronici a Rafael Advanced Systems, la Base Aerea di Amendola ha spedito parti di aeromobili alla base israeliana di Nevatim, e il 17° Stormo Incursori ha trasferito armi via aereo. Persino la Polizia di Stato ha esportato 44 pallet di giubbotti antiproiettile alla Source Vagabond Systems in Israele.

La deputata Sefania Ascari ha ringraziato le associazioni che hanno realizzato il dossier, definendo il loro impegno «rigoroso e coraggioso» e «un contributo fondamentale per riportare al centro dell’attenzione pubblica fatti che meritano chiarezza e responsabilità». Nell’interrogazione si chiede al governo di «chiarire quali autorizzazioni siano state rilasciate, quali controlli siano stati effettuati e se vi siano state forniture – dirette o indirette – che possano aver contribuito alle operazioni militari in corso». Parlando con L’Indipendente, Ascari prosegue affermando che è «assolutamente necessario sospendere ogni autorizzazione, interrompere ogni forma di cooperazione militare con un embargo totale sulle armi nei confronti di Tel Aviv e garantire una totale trasparenza sui dati relativi a esportazioni e transiti». Il nostro Paese, infatti, è «vincolato da norme nazionali e trattati internazionali che vietano la cooperazione militare con Paesi coinvolti in conflitti armati e responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, dunque non è accettabile alcuna ambiguità», occorrendo invece – conclude Ascari – «coerenza, responsabilità e verità».

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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