Agricoltori, trasportatori e cittadini stanno bloccando l’Irlanda contro il caro-prezzi

L’Irlanda è travolta da una mobilitazione senza precedenti contro il caro-carburante, che da giorni sta paralizzando strade, città, porti e snodi strategici da Dublino a Cork, fino a Galway e Rosslare. Agricoltori, autotrasportatori, tassisti, pescatori e comuni cittadini sono infatti scesi in piazza per protestare contro l’impennata dei prezzi di benzina e diesel, aggravata dalla guerra in Iran e dalla chiusura dello stretto di Hormuz. Il governo prova a mediare con un nuovo pacchetto di sostegni, ma intanto le forniture si assottigliano, i servizi essenziali entrano in sofferenza e la tensione cresce attorno a blocchi e presidi sempre più duri.

Le proteste sono esplose dopo settimane di rincari che hanno pesato su famiglie, imprese e comparto agroalimentare. L’aumento dei costi – 25 centesimi al litro per la benzina e 47 per il diesel – ha avuto effetti immediati sui costi di trasporto, sulla distribuzione delle merci e persino sulla vita quotidiana di chi deve affrontare spostamenti per lavoro, cure mediche o necessità domestiche. Tale spaccato ha spinto le associazioni di categoria, in gran parte grazie alle comunicazioni diramate sui social media, a organizzare blocchi stradali diffusi. La situazione è più critica a Cork: qui, davanti all’unica raffineria nazionale di Whitegate, oltre trecento persone hanno formato una catena umana per impedire l’accesso alle autocisterne. Nel frattempo, a Dublino la circonvallazione M50 è stata bloccata da trattori e camion, e l’aeroporto ha consigliato ai passeggeri di proseguire a piedi con le valigie.

La polizia (Gardaí) ha dichiarato le proteste un «evento eccezionale», attivando misure di emergenza come la cancellazione dei permessi e il richiamo di agenti nei giorni di riposo. Negli ultimi giorni, il governo irlandese ha così aperto un confronto con i rappresentanti delle categorie coinvolte. Dopo aver inizialmente escluso nuovi aiuti finché non fossero cessati i blocchi, l’esecutivo ha dovuto fare marcia indietro: al termine di un dialogo definito «costruttivo» con i rappresentanti del popolo in protesta, il ministro delle Finanze Simon Harris ha annunciato che sarà varato un pacchetto di sostegno «sostanziale e significativo» per i settori chiave dell’economia. Nello specifico, il governo valuta riduzioni delle accise sul gasolio agricolo, insieme ad agevolazioni sui programmi di rimborso delle tasse sul gasolio e sul carbonio. Se ieri sera sia gli autotrasportatori che i rappresentanti degli agricoltori si sono mostrati pessimisti sui progressi compiuti finora nei negoziati, oggi i ministri del governo e le associazioni di categoria riprenderanno i colloqui nel tentativo di raggiungere un accordo su un ulteriore pacchetto di sostegno per tali comparti.

Il Gruppo nazionale di coordinamento per le emergenze (NECG) si è riunito ieri per valutare l’impatto attuale e potenziale dei blocchi sulla rete dei trasporti e i conseguenti effetti sull’erogazione dei servizi essenziali, riferendo che le scorte per ambulanze e vigili del fuoco sono sotto «pressioni crescenti», tanto che sono stati sospesi i trasferimenti interospedalieri e annullati appuntamenti per cure oncologiche e dialisi. I manifestanti, però, non mollano la presa, sostenendo di difendere attraverso le loro proteste la propria sopravvivenza economica, ma anche quella di famiglie, piccole imprese e lavoratori che dipendono dal carburante per vivere.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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