Con Artemis II l’uomo ha raggiunto il punto più lontano di sempre nello spazio

C’è stato un momento, nel pomeriggio di ieri, in cui quattro persone si trovavano più lontane dalla Terra di qualsiasi altro essere umano nella storia. Il record dell’Apollo 13 resisteva dal 1970: cinquantasei anni di primato nato da un disastro, da tre uomini che tornavano vivi per caso. Artemis II lo ha superato di oltre 6mila chilometri.

Il lancio era avvenuto il 1° aprile dal Kennedy Space Center, con il razzo SLS che ha portato in orbita il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch – tutti e tre della NASA – e il canadese Jeremy Hansen, primo non americano a raggiungere la prossimità lunare. Dopo una fase di test in orbita terrestre, la capsula ha abbandonato definitivamente la sfera gravitazionale della Terra e si è diretta verso la Luna lungo una traiettoria a forma di otto, senza entrare in orbita stabile, senza prevedere un allunaggio.

Nella notte tra il 5 e il 6 aprile, Integrity – così l’equipaggio ha ribattezzato la capsula Orion – ha attraversato la sfera di influenza gravitazionale lunare. Da quel momento, è stata la Luna a governare la traiettoria. L’equipaggio si è avvicinato fino a 6.550 chilometri dalla superficie, diviso in coppie per fotografare il lato nascosto del satellite, quello che nessun occhio umano ha mai visto da questa distanza. Tra le immagini acquisite c’è il Bacino dell’Orientale: un cratere da impatto di 965 chilometri di diametro, visibile fino ad oggi soltanto attraverso le sonde robotiche. Nella fase di massimo avvicinamento, la Luna si è interposta tra la capsula e il Sole, regalando all’equipaggio un’eclissi solare vista a 400mila chilometri dalla Terra.

Prima del sorvolo, il Centro di controllo di Houston aveva trasmesso in cabina un messaggio registrato. Lo aveva inciso Jim Lovell, il comandante dell’Apollo 8 e dell’Apollo 13, scomparso nel 2025, poco prima di morire. «Benvenuti nel mio vecchio quartiere», diceva la voce. «Non dimenticate di godervi il panorama».

L’altro momento che ha segnato la missione arriva durante una diretta televisiva, quando Jeremy Hansen annuncia che l’equipaggio ha chiesto alla NASA di intitolare due crateri lunari. Il primo si chiamerà Integrity, come la capsula. Il secondo sarà Carroll, in memoria di Carroll Taylor Wiseman, moglie del comandante Reid Wiseman, morta di cancro nel 2020, lasciandogli due figlie. «È un punto luminoso sulla Luna», ha detto Hansen in diretta. «E vorremmo chiamarlo Carroll». Gli astronauti si sono abbracciati in silenzio.

Nel frattempo, la missione ha prodotto dati tecnici rilevanti: il 4 aprile Glover ha pilotato manualmente la capsula per circa 70 minuti per testarne la manovrabilità in spazio profondo; le tute pressurizzate OCSS sono state testate in condizioni operative; il sistema di comunicazioni ottiche a lunga distanza ha inviato segnali verso le stazioni terrestri in California e New Mexico. Tutto materiale che servirà ad Artemis III, la prossima missione che prevede un allunaggio al polo sud e che questo sorvolo ha contribuito a preparare.

Integrity è già in rotta verso la Terra. L’ammaraggio è previsto per il 10 aprile nell’Oceano Pacifico, al largo di San Diego. La missione sarà ufficialmente conclusa quando i paracadute si apriranno sull’acqua. Ma il cratere che porta il nome di Carroll Taylor Wiseman rimarrà lì, su quel lato della Luna che non vediamo mai.

Avatar photo

Mario Catania

Giornalista professionista dal 2011, si occupa di inchieste, reportage e attualità. Ha lavorato per la carta stampata, per l'online e come videoreporter, spaziando dalla cronaca alla politica e tematiche ambientali. Autore di libri e saggi, per L'Indipendente coordina i lavori del mensile.

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Ti è piaciuto questo articolo? Pensi sia importante che notizie e informazioni come queste vengano pubblicate e lette da sempre più persone? Sostieni il nostro lavoro con una donazione. Grazie.

Articoli correlati

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

Articoli nella stessa categoria