Geopolitica della velocità: la competizione per rilanciare i voli civili supersonici

Dalla fine dell’era del Concorde, sviluppato negli anni ’70 del secolo scorso, il progresso tecnologico nel settore del trasporto aereo civile si è paradossalmente inceppato. Si fanno nuovi modelli, si perfezionano strumentazioni di bordo e consumi, ma di base non ci sono stati progetti rivoluzionari. Una realtà che ora accenna a cambiare. Oggi, la velocità in volo non è più solo un lusso per pochi eletti, ma un asset strategico in una scacchiera globale sempre più tesa. Mentre la Cina accelera sui prototipi supersonici, gli Stati Uniti rispondono scendendo in campo con il peso del proprio apparato legislativo e tecnologico. Non si tratta solo di volare più veloci, ma di vincere una sfida politica ed economica. Dallo smantellamento dei vecchi divieti del 1973 alle nuove frontiere della sostenibilità e del quiet boom, ecco come Washington sta preparando il decollo di una nuova era industriale, decisa a trasformare i fantasmi del passato aeronautico nel trampolino di lancio per il primato dei cieli del futuro.

Il quadro normativo: smantellare i tabù del passato

Con la presentazione del disegno di legge H.R. 3410 presso il Congresso degli Stati Uniti, noto anche come Supersonic Strategy Act, Washington ha ufficialmente segnalato l’intenzione di smantellare i vecchi tabù aeronautici che hanno paralizzato l’innovazione per oltre mezzo secolo. Non si tratta di una semplice revisione burocratica, ma di una vera e propria rivoluzione industriale che mira a legalizzare il volo supersonico civile sopra il suolo americano. Questa mossa punta a ribaltare radicalmente quel divieto imposto dalla Federal Aviation Administration (FAA) nel 1973. Una decisione che, sebbene fu motivata da ragioni ambientali, nascondeva un conflitto industriale con i Paesi europei, che fu tra i motivi della mancata espansione commerciale del Concorde, il quale poi finì per fallire.

Oggi, il contesto è mutato grazie ai progressi che sarebbero stati messi a punto dalla NASA con il progetto Quiet SuperSonic Technology (QueSST). Attraverso il velivolo sperimentale X-59, l’agenzia spaziale americana sta dimostrando che la fisica moderna permette di superare il muro del suono riducendo il fragoroso “boom sonico”. Questo progresso invalida le giustificazioni del 1973 relative al disturbo delle popolazioni umane e degli altri animali. Per gli Stati Uniti, la posta in gioco è il rilancio di un’industria nazionale guidata da colossi come Boeing e Lockheed Martin, che sta attraversando uno dei suoi periodi più bui a causa di crisi produttive e di sicurezza.

Geopolitica della velocità

La corsa al volo veloce non è solo una questione di passeggeri d’élite, è una partita a scacchi globale dove la velocità è il nuovo parametro della sovranità tecnologica. Gli Stati Uniti osservano con crescente preoccupazione i progressi della Cina. Pechino, attraverso istituzioni come la Chinese Academy of Sciences, sta testando prototipi in grado di sviluppare velivoli capaci di collegare Pechino a New York in appena due ore, viaggiando a velocità superiori a Mach 5. La Cina sta facendo questo grazie a gallerie del vento ipersoniche JF-22, situata a Pechino e operativa dal 2023. Questa struttura, in grado di simulare condizioni di volo ipersoniche, fino a Mach 30, è leader a livello mondiale per lo sviluppo di aerei, motori a scramjet e progetti di sistemi di navetta spazio-terra.

In questo scenario, il ritorno al supersonico è un imperativo di sicurezza nazionale. Rimanere legati alle velocità subsoniche significherebbe cedere il primato dei cieli alla potenza asiatica, con pesanti ricadute anche nel settore della difesa. Rimuovere i divieti legislativi significa dare ossigeno a una nuova generazione di startup come Boom Supersonic, che ha già stretto accordi commerciali vincolanti con giganti come United Airlines e American Airlines: 130 aerei già ordinati con capacità di trasporto tra 60 e 80 passeggeri.

La strategia americana è cristallina: creare un ecosistema domestico protetto dove testare, produrre e far volare i successori americani del Concorde. Il passo successivo sarà quello di espandere i voli verso l’Europa e altri Paesi vassalli garantendo che il nuovo standard mondiale sia targato “Made in USA”.

L’economia del tempo

Il mercato potenziale del volo veloce è stimato in decine di miliardi di dollari, rivolto a una classe dirigente globale per cui il tempo è la risorsa più scarsa. Sulla fattibilità economica, la differenza con gli anni ’70 è legata all’alta efficienza dei motori che le nuove startup progettano grazie all’uso massiccio di Sustainable Aviation Fuels (SAF) così come alla possibilità di accedere ad un pubblico cosmopolita più ampio rispetto a prima. L’efficienza energetica è diventata la condizione necessaria per ottenere le certificazioni internazionali e la sostenibilità dei costi passa attraverso vari sistemi.

Materiali compositi avanzati leggeri e resistenti al calore generato dall’attrito aerodinamico. Simulazioni fluidodinamiche (CFD) con l’uso di supercomputer che permettono di disegnare ali e fusoliere con una precisione che ai tempi del Concorde era pura fantascienza. Motori a ciclo variabile capaci di ottimizzare il consumo sia in fase di decollo che in crociera supersonica, come i progetti seguiti da GE Aerospace. Questi sono tutti elementi che contribuiscono ad una maggiore sostenibilità dei costi di produzione e di mantenimento. Ma tutto questo, senza anche la capacità politica di espansione dell’operatività, e quindi del mercato, risulta vano.

Il fantasma del Concorde: una lezione di storia

Per comprendere la portata del cambiamento in atto, è necessario analizzare il fallimento del Concorde: non un errore tecnologico ma un fallimento politico. Il velivolo anglo-francese fu, in un certo senso, vittima della guerra fredda. Infatti, negli stessi anni, i sovietici avevano sviluppato e messo in servizio il Tupolev Tu-144, prima di ritirarlo per ragioni di inefficienza e sicurezza qualche anno più tardi. Gli Stati Uniti, invece, nel 1971, avevano definitivamente cancellato il proprio programma Boeing 2707 per costi eccessivi. Così, nel 1973, mentre europei e sovietici avevano sviluppato i voli supersonici, gli USA erano rimasti a bocca asciutta e, utilizzando preoccupazioni ambientali, sbarrarono la strada al concorrente europeo.

Molti storici dell’aviazione leggono nel divieto di sorvolo terrestre un tentativo deliberato di azzoppare un concorrente superiore. Limitato alle sole rotte transatlantiche (era possibile il sorvolo dell’Oceano ma non della terraferma) il Concorde non poté mai sfruttare le remunerative tratte verso l’Asia o i voli coast-to-coast negli USA, limitandosi agli aeroporti di New York e Washington.

Il colpo di grazia arrivò il 25 luglio 2000, con il tragico incidente di Gonesse, dove morirono 113 persone. Sebbene non vi fosse stato un problema all’ aereo, la causa fu infatti un detrito lasciato sulla pista di decollo da parte di un altro aereo e che danneggiò il serbatoio del Concorde, l’evento contribuì alla fine di un’era. Oggi gli USA sembrano voler prendere quel testimone.

Sfide tecniche

Nonostante l’ottimismo legislativo, le sfide tecniche rimangono imponenti. La questione dell’integrazione nei cieli moderni non è secondaria. Gli aeroporti odierni sono già congestionati e i velivoli supersonici hanno caratteristiche di decollo e atterraggio molto diverse dai jet commerciali standard.

La NASA, con i test sul campo previsti per l’X-59, sta cercando di raccogliere dati per stabilire un nuovo standard internazionale basato sul percepito umano del rumore. Se i test confermeranno che il pubblico può accettare questo nuovo rumore sonoro, la FAA potrebbe dare il via libero definitivo. E non pare ci sia dubbio che i test della FAA diano esito positivo per lo sviluppo del settore, visto che il nodo centrale è anzitutto politico, prima ancora di tutto il resto.

Cielo a due velocità

Se il disegno di legge H.R. 3410 diventerà pienamente operativo, assisteremo a una riconfigurazione geografica del pianeta. Le distanze fisiche diventeranno irrilevanti per chi potrà permettersi la velocità, riducendo il mondo alle dimensioni di una piccola metropoli dove Tokyo e Londra distano solo poche ore di volo. Gli USA, dopo aver frenato il progresso altrui nel secolo scorso, sono ora pronti a guidare la carica, trasformando il fallimento del Concorde in una lezione magistrale su come dominare i cieli del futuro attraverso la sintesi tra potere legislativo e innovazione tecnologica. Da un lato, assisteremo al consolidamento del trasporto di massa, caratterizzato da velivoli sempre più orientati all’ottimizzazione estrema dei costi. Dall’altro, si aprirà una “corsia preferenziale” per la diplomazia, l’alta finanza e l’élite transnazionale.

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Michele Manfrin

Laureato in Relazioni Internazionali e Sociologia, ha conseguito a Firenze il master Futuro Vegetale: piante, innovazione sociale e progetto. Consigliere e docente della ONG Wambli Gleska, che rappresenta ufficialmente in Italia e in Europa le tribù native americane Lakota Sicangu e Oglala.

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