C’erano una volta le sagre di paese: popolari, ma allo stesso tempo di nicchia perché autentiche, lontane dalle mode, e forse per questo bistrattate dalla mentalità piccolo borghese. L’inversione di rotta verso l’attrazione sfrenata di capitale, la perdita di autenticità e l’iper-esposizione mediatica sono fenomeni recenti, che hanno avuto un’accelerata nel periodo post-pandemico, rappresentando un mix che rischia di sostituire un evento identitario con un suo surrogato - snaturato negli intenti e colmo di disagi - a partire dalla qualità del cibo fino alla copertura dei servizi basilari come ...
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Credo non abbiate capito che le sagre sono quello che resta della via della seta.
La ‘plastificazione’ delle Sagre storiche, come l’invenzione di tanta fuffa turistica è responsabilità delle pubbliche amministrazioni. Così come la deriva della qualità del cibo: tutto deve essere ‘tracciabile’ e etichettato, cucinato da col diploma e l’autorizzazione pubblica. Addio alle cuoche di paese e ai volontari che portano i loro fornelli da casa. Vi piace che lo STATO metta il naso ovunque? Questi sono i risultati.
Ottimo articolo!
Secondo me l’inversione di rotta verso l’attrazione sfrenata di capitale ha avuto inizio con l’expo di Milano del 2015 “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, ricordo ancora i prezzi assurdi per dei semplici hot dog , ma è solo un esempio, lì qualsiasi cosa assaggiavi era cara come il fuoco!
Da quel momento in poi ho avuto l’impressione che nei vari eventi sul cibo, fino purtroppo anche alle sagre di paese, (non tutte, per fortuna) , il piatto principale fossero i “visitatori”.
Purtroppo a mio parere è diventato un altro modo dei comuni messi sul lastrico per fare cassa e cercare di coprire i debiti tutto deriva dalla gestione assurda di questa Europa fallimentare