Tutela del mare: il Mediterraneo adotta nuovi limiti contro le emissioni navali

Il Mar Mediterraneo è entrato ufficialmente nella rete delle Emission Control Areas (ECA), diventando la quinta zona al mondo a prevedere standard più stringenti per le emissioni navali. Una svolta significativa per la tutela dell’ambiente marino e della salute pubblica, sancita dalla risoluzione MEPC.361(79) dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO), che impone un limite massimo dello 0,1% al contenuto di zolfo nei combustibili utilizzati dalle navi. Un inasprimento significativo rispetto al tetto globale dello 0,5%, il cosiddetto “sulphur cap”, introdotto nel 2020. 

La decisione arriva al termine di un lungo negoziato tra l’Unione Europea e i Paesi rivieraschi nell’ambito della Convenzione di Barcellona, e punta a ridurre in modo netto l’inquinamento atmosferico provocato dal traffico marittimo, una delle fonti più sottovalutate di emissioni nocive.

Secondo le stime, il nuovo standard porterà a una riduzione dell’80% degli ossidi di zolfo (SOx) e a un calo del 23% delle polveri sottili PM2.5. Sostanze altamente dannose per l’uomo e per l’ambiente: contribuiscono infatti all’acidificazione del mare, danneggiano la biodiversità marina e sono correlate all’insorgenza di malattie respiratorie e cardiovascolari. Ogni anno migliaia di decessi prematuri nell’area mediterranea sono riconducibili proprio alla scarsa qualità dell’aria.

Bruxelles sottolinea come un’analoga politica, già in vigore da anni nel Mare del Nord e nel Baltico, abbia comportato una riduzione del 70% delle emissioni di zolfo in Europa dal 2014. L’estensione di queste misure anche al Mediterraneo, una delle rotte commerciali più trafficate al mondo, è quindi importante per migliorare la qualità dell’aria e delle acque, da decenni pericolosamente compromessa. 

Secondo i dati forniti dall’UE, il solo trasporto marittimo globale emette 1.076 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno, pari al 2,9% delle emissioni mondiali di origine antropica. Le proiezioni indicano che, in assenza di politiche correttive, queste emissioni potrebbero crescere fino al 130% entro il 2050. Nell’Unione Europea, nello specifico, il settore marittimo è responsabile del 3-4% delle emissioni totali di CO₂, pari a oltre 124 milioni di tonnellate l’anno.

Nel 2019 l’Agenzia europea dell’ambiente aveva segnalato che circa l’80% delle acque marine europee risultava contaminato al punto da essere classificato come “area problematica”. Per tali motivi, sebbene l’adozione della nuova normativa abbia già comportato l’introduzione di sovrapprezzi da parte di diverse compagnie di navigazione, chiamate a sostenere i costi dei carburanti a basso contenuto di zolfo, l’introduzione dell’area ECA nel Mediterraneo è da considerarsi una risposta positiva concreta non solo alle criticità ambientali: influirà sulla protezione della salute pubblica, salvaguarderà la biodiversità marina e garantirà una maggiore sostenibilità del traffico marittimo nel lungo periodo.

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Gloria Ferrari

Laureata in Culture e Letterature del mondo moderno a Torino. Scrive di diritti umani e ambiente per diverse testate giornalistiche italiane. Collabora con L’Indipendente dal 2021.

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