martedì 23 Luglio 2024

L’Italia finanzia la guerra israeliana acquistando i missili utilizzati a Gaza

Cinque minuti netti: tanto il tempo che la Commissione Difesa della Camera dei Deputati ha impiegato per dibattere sullo stanziamento di 92 milioni di euro per l’acquisto di 890 missili SPIKE Long Range 2 prodotti dall’azienda israeliana Rafael Advanced Defense Systems Ltd, controllata dal Ministero delle Finanze ebraico, dando parere favorevole alla sua approvazione. Gli SPIKE Long Range 2 sono missili anticarro di terza generazione, con un’alta capacità di perforazione dell’acciaio e del cemento armato e figurano tra gli armamenti utilizzati nei massacri in atto a Gaza. L’unico gruppo politico a essere intervenuto preannunciando voto contrario alla misura è stato il M5S, che ha sostenuto che «nel perdurare dell’eccidio di civili palestinesi perpetrato dal Governo israeliano, l’Italia non dovrebbe procedere all’acquisto e alla vendita di armi prodotte dall’industria israeliana». Il Partito Democratico, invece, si è astenuto.

Lo scorso 28 maggio, la Commissione Difesa della Camera dei Deputati, in occasione di una seduta lampo, ha espresso parere positivo al decreto firmato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, di Fratelli D’Italia, circa l’approvazione del programma pluriennale concernente l’acquisizione dei sistemi controcarro di 3^ generazione “SPIKE” – dotati di munizionamento e relativi supporti addestrativi e logistici – per l’esercito italiano. Solo una settimana prima il decreto aveva già ottenuto il semaforo verde nell’ambito di una votazione da parte della Commissione permanente Affari esteri e Difesa di Palazzo Madama. Come si legge nel bollettino delle giunte e delle Commissioni Parlamentari, l’acquisizione dei sistemi SPIKE – nel loro complesso prodotti dalla società israeliana Rafael Advanced Defense Systems Ltd – è stata avviata in prima battuta con il decreto interministeriale SMD n. 36/2019 per un valore complessivo di 105 milioni di euro e, successivamente, con il decreto interministeriale SMD n. 09/2022, per un costo di 143 milioni di euro, al fine di “sostituire i vetusti sistemi controcarro a media gettata MILAN, per i quali non è più garantita la produzione di missili”. Nello specifico, il programma in esame in Commissione era “volto ad assicurare il completamento della seconda fase”, autorizzando un “residuo finanziamento di 92 milioni di euro”. A preannunciare voto contrario, anche a nome del suo gruppo, è stata la deputata del Movimento 5 Stelle Vittoria Baldino, proprio per il fatto che i missili anticarro oggetto dell’acquisizione prevista dallo schema del decreto sono prodotti dalla società israeliana Rafael, sviluppatrice di sistemi di armamento dello Stato Ebraico. Secondo Baldino e il M5S, il nostro Paese «non dovrebbe procedere all’acquisto e alla vendita di armi prodotte dall’industria» dello Stato di Israele, il cui governo sta perpetrando un «eccidio» nei confronti del popolo palestinese. A ogni modo, la Commissione ha approvato la proposta di parere del relatore, non avendo chiesto nessun altro deputato di intervenire sul punto. Non lo ha fatto nemmeno il Partito Democratico, che, rappresentato dal parlamentare Andrea De Maria, ha optato per l’astensione (ricordiamo che AVS non detiene membri in Commissione Difesa).

Recentemente, un’inchiesta di Altreconomia ha attestato come il governo Meloni, questa volta rispetto al tema della vendita di armi a Israele da parte del nostro Paese, avesse mentito per ben due volte. Prima il ministro della Difesa Crosetto aveva assicurato che le vendite di armi allo Stato Ebraico erano state «sospese dopo il 7 ottobre». Poi, dopo che nel mese di marzo una esclusiva della stessa Altreconomia aveva dimostrato che le vendite erano continuate almeno per i mesi di ottobre e novembre, il titolare del dicastero di via XX Settembre aveva assicurato in Senato che le armi inviate erano «materiali che potevano essere impiegati con ricadute nei confronti della popolazione civile di Gaza», sostenendo si trattasse di forniture a fini civili. Un rapporto dell’Agenzia delle Dogane l’ha però ufficialmente smentito, certificando che, solo nei mesi di dicembre 2023 e gennaio 2024, l’Italia ha esportato in Israele armi e munizioni da guerra (e non per uso civile) per oltre due milioni di euro. Contando che Israele è sotto accusa per genocidio alla Corte Internazionale di Giustizia, secondo alcuni esperti la vendita potrebbe comportare un’accusa di complicità nella violazione del diritto internazionale di fronte alle Corti dell’Aia.

[di Stefano Baudino]

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