lunedì 24 Giugno 2024

Spagna, Irlanda e Norvegia riconoscono ufficialmente lo Stato di Palestina

Stamattina, mercoledì 22 maggio i Paesi di Irlanda, Norvegia e Spagna hanno annunciato il proprio riconoscimento ufficiale della Palestina, comunicando che a partire da oggi inizieranno tutti i procedimenti formali dovuti perché il riconoscimento prenda piena effettività il 28 maggio. A comunicarlo sono i Primi Ministri dei rispettivi Paesi, apparsi in conferenza stampa alle 09.00. Il Governo norvegese, inoltre, ha rilasciato un comunicato in cui spiega le proprie motivazioni e annuncia che «altri Paesi» si accoderanno a tale decisione, a conferma dell’annuncio congiunto firmato anche da Malta e Slovenia il passato 22 marzo. Di tutta risposta, il Ministro degli Affari Esteri Israeliano Israel Katz ha pubblicato un post su X in cui comunica di avere «ordinato l’immediato richiamo degli ambasciatori israeliani in Irlanda e Norvegia», lanciando ai due Paesi un «chiaro messaggio: Israele non resterà in silenzio davanti a coloro che minano la sua sovranità e mettono a repentaglio la sua sicurezza».

Nel corso della propria conferenza stampa il Primo Ministro irlandese Simon Harris ha annunciato il prossimo riconoscimento della Palestina in linea con la “soluzione dei due Stati“, che egli definisce come l’unica possibile strada percorribile per pacificare le parti in nome del diritto internazionale. Parole più dure invece dal Primo Ministro spagnolo Pedro Sanchez, che pur sottoscrivendo quanto detto dal proprio omologo dublinese riguardo alla soluzione dei due Stati, ha attaccato duramente il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, sostenendo che egli «non ha un progetto di pace per la Palestina», e starebbe invece remando contro la stessa soluzione pacificatrice. Israele non ha fatto tardare la propria risposta: l’annuncio “a caldo” di Katz è arrivato infatti prima delle conferenze stampa e in particolare delle dichiarazioni di Sanchez, tanto che nel post si legge che «se la Spagna confermerà le proprie intenzioni di riconoscere uno Stato palestinese, una simile misura [ndr. di ritiro degli ambasciatori] verrà presa anche nei suoi confronti».

L’annuncio in particolare da parte di Irlanda e Spagna segue la dichiarazione congiunta rilasciata assieme a Malta e Slovenia il passato 22 marzo e suggerisce che a breve potrebbero confermare le proprie decisioni almeno anche questi altri due Paesi. Esso inoltre arriva poco più di una settimana dopo la seduta tenutasi in seno all’Assemblea generale ONU, durante la quale gli Stati membri hanno votato a favore della piena adesione della Palestina, invitando tanto il Consiglio di Sicurezza dello stesso organo, quanto i singoli Stati a esprimersi con forza sulla questione. Resta per ora invece la solita la posizione dell’Italia, che in occasione della votazione del passato 10 maggio ha confermato la propria linea di astensione su qualsiasi tematica riguardi la Palestina. A oggi sono nove i Paesi dell’Unione Europea che riconoscono la Palestina, e solo la Svezia ha attuato il proprio riconoscimento come membro dell’UE. Gli altri otto Paesi che già riconoscevano la Palestina prima di diventare membri dell’Unione sono Bulgaria, Cipro, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, e Ungheria

[di Dario Lucisano]

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2 Commenti

  1. Purtroppo , dopo quanto è successo e sta avvenendo a Gaza anche in queste ore , non credo che possa esistere una convivenza pacifica di due stati in quel territorio martoriato dal sangue , dai soprusi e dall’odio che ne consegue . Approvo comunque la decisione di Irlanda , Norvagia e Spagna . Se non altro come segnale ad Israele . La Spagna mi sembra che abbia fatto anche di più chiudendo i porti alle navi che inviano armi ad Israele e accolgiendo le richieste dei suoi studenti. l’Italia , paese pusillanime e mai così smaccatamente asservito ai voleri di chi questo stato di cose in Palestina ha deliberatamente creato. Ho volutamente scritto Palestina richiamandomi alla genesi degli attriti già iniziati dal 1917 sotto il protettorato inglese di quella regione.

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