sabato 18 Maggio 2024

Assange: gli USA inviano le garanzie alla Corte inglese e spingono per l’estradizione

Gli Stati Uniti hanno inviato le garanzie richieste dall’Alta Corte di Londra che potrebbero aprire la strada all’estradizione del fondatore di Julian Assange dalla Gran Bretagna. La Corte inglese, nell’ultima udienza, aveva fermato l’estradizione chiedendo agli USA la garanzia che il fondatore di WikiLeaks avrebbe potuto avvalersi del Primo emendamento (quello che protegge la libertà di stampa), che non sarebbe stato discriminato nel processo e che non avrebbe rischiato la pena di morte. Le rassicurazioni inviate dagli USA accolgono gli ultimi due punti, ma restano vaghe sul primo, affermando che Assange “avrà la possibilità di provare a fare affidamento su un processo che sia sotto la protezione del primo emendamento, decisione che può essere presa solo dalla Corte americana”. La Corte inglese prossimamente si pronuncerà e potrebbe così avviare l’estradizione di Assange, la cui moglie, Stella Morris, ha affermato che gli USA «si sono limitati a sfacciate parole ambigue» e che la nota diplomatica «non fa nulla per alleviare l’estrema angoscia della nostra famiglia riguardo al suo futuro».

Negli ultimi giorni sono emersi i dettagli delle garanzie fornite dagli Stati Uniti all’Alta Corte di Londra, all’interno delle quali si scrive che il fondatore di WikiLeaks – che nel 2010 ha pubblicato file riservati del governo americano che hanno svelato i crimini di guerra consumati da Washington nella prigione di Guantanamo Bay, a Cuba, in Iraq e in Afghanistan – “non subirà alcun pregiudizio a causa della sua nazionalità per quanto riguarda le difese che potrà cercare di sollevare al processo e alla sentenza”. Oltre a garantire che “una condanna a morte non sarà né richiesta né imposta ad Assange, rispetto alla possibilità per il giornalista australiano di “sollevare e cercare di far valere” il primo emendamento, gli Stati Uniti hanno scritto che la sua applicabilità “è esclusivamente di competenza dei tribunali americani”. Se ad Assange verrà negato il permesso di ricorrere in appello, rischia di essere estradato negli Stati Uniti nel giro di pochi giorni, avendo esaurito tutti i ricorsi presentabili del Regno Unito. A quel punto, l’unica speranza per lui sarebbe l’intervento della Corte europea dei diritti dell’uomo. «Gli Stati Uniti hanno rilasciato una non assicurazione in relazione al Primo Emendamento e un’assicurazione standard in relazione alla pena di morte», ha dichiarato in un comunicato Stella Morris, moglie e avvocato di Assange, sottolineando l’angoscia provata per la «cupa aspettativa» del giornalista «di spendere il resto della sua vita in isolamento negli Stati Uniti per aver condotto una pluripremiata attività giornalistica». Gli avvocati di Assange sono ora chiamati a presentare entro il 30 aprile le obiezioni all’attendibilità delle garanzie americane, mentre gli USA avranno tempo fino al 14 maggio per depositare le critiche a quelle obiezioni. Il 20 maggio avrà luogo un’ulteriore udienza in tribunale a Londra, quando la Corte si troverà a riesaminare nuovamente il caso.

Assange è detenuto nella prigione londinese di Belmarsh dal 2019, quando è stato sfrattato dall’ambasciata ecuadoriana che precedentemente gli aveva offerto rifugio. Tre anni dopo, il governo britannico ha ufficialmente approvato la sua estradizione negli Stati Uniti. Dopo essersi riunita in udienza lo scorso 20 e 21 febbraio, l’Alta Corte di Londra ha spazzato via sei delle nove obiezioni alla richiesta statunitense di estradare Assange formulate dai suoi avvocati, chiedendo agli Stati Uniti di fornire garanzie sulle tre rimanenti. Se gli USA non convinceranno i giudici, la richiesta di estradizione formulato dal Department of Justice oltre-atlantico sarebbe respinta. Al contrario, la Corte potrà negare la validità delle tre rimanenti obiezioni della difesa, rigettando la richiesta di Assange di riaprire il suo caso e aprendo alla sua estradizione. Negli Stati Uniti, il giornalista rischia di finire la sua vita in galera.

[di Stefano Baudino]

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