sabato 20 Aprile 2024

Blocchi, barricate e occupazioni: la protesta degli agricoltori paralizza la Francia

Continua ad intensificarsi la protesta degli agricoltori francesi, che ieri hanno invocato il blocco di Parigi per oggi, venerdì 26 gennaio, dalle 14 a mezzanotte, in attesa di una risposta da parte del governo in merito alle “azioni concrete” promesse. Le manifestazioni – che stanno paralizzando la Germania e si sono allargate in vari altri Paesi europei, Italia compresa – hanno invaso la Francia da circa una settimana. Blocchi con trattori, barricate incendiate, autostrade sbarrate con alberi abbattuti, blocco di una linea ferroviaria con pneumatici, prefetture con l’accesso impedito da letame, interiora animali e liquami vari e perfino una bomba in un edificio della DREAL, la direzione regionale dell’ambiente di Carcassonne, accusata di ostacolare l’attività agricola attraverso la burocrazia. In segno di protesta anche numerosi pedaggi autostradali sono stati aperti per impedire il pagamento e vari autovelox sono stati imbrattati nella Haute-Vienne. Colpiti anche alcuni grandi supermercati come Leclerc con blocchi e letame sull’edificio, mentre è stato bloccato anche il deposito petrolifero di Lorient. Alcuni camion stranieri sono stati fermati e svuotati a Montelimar e il contenuto è stato donato in beneficenza. Il governo teme un aumento del livello di conflittualità del movimento e si sta mostrando molto conciliante con le richieste avanzate dai sindacati del settore. In ballo ci sono anche le elezioni europee, che si giocheranno tra soli 5 mesi, e l’esecutivo cerca di tenersi almeno i sindacati maggioritari dalla propria parte in un contesto sociale in cui l’estrema destra acquisisce sempre più adesioni. Ieri il premier Gabriel Attal ha riunito i ministri dell’Agricoltura, della Transizione ecologica e dell’Economia, e oggi dovrebbe fare i primi annunci nel tentativo di raffreddare gli animi dei lavoratori delle campagne, che minacciano di entrare prossimamente a Parigi coi trattori se rimarranno senza risposte.

Gli agricoltori hanno iniziato a protestare giovedì scorso contro l‘aumento dei costi di produzione, la iper-regolamentazione, il green deal europeo, l’aumento crescente degli obblighi ambientali per far fronte alla transizione ecologica e la riforma fiscale, che prevede l’abolizione dell’esenzione sul gasolio agricolo. La concorrenza dei prodotti ucraini sul mercato non ha aiutato i paysant francesi, e gli standard e le regole imposte da Bruxelles fanno discutere in molti Stati europei. In Olanda, Romania, Germania, Polonia e perfino Italia, infatti, gli agricoltori sono scesi a protestare – anche se con una determinazione e forza diversa a seconda dei Paesi – contro il caro carburanti e i tagli alle agevolazioni fiscali previsti. Non sono mancati gli incidenti gravi: un’agricoltrice è rimasta uccisa da un’auto che ha forzato il blocco a Ariège, investendo tutta la famiglia. Nella notte è deceduta anche la figlia adolescente per le ferite riportate. Il neo primo ministro Gabriel Attac si trova ad affrontare la sua prima crisi da risolvere. Lunedì 22 il premier ha ricevuto a Matignon i rappresentanti del sindacato maggioritario degli agricoltori, la FNSEA, e il sindacato dei giovani agricoltori, con l’obiettivo di disinnescare la protesta. Ma l’incontro non sembra aver dato i frutti sperati, ragion per cui gli agricoltori intendono continuare con blocchi e azioni diffuse, finchè l’esecutivo non adotterà “misure concrete” per risolvere i loro problemi. Intanto, il governo ha già rinviato il suo disegno di legge sull’agricoltura, dicendo di volervi includere la semplificazione delle norme. Il ministero dell’Economia promette un miglior controllo della legge EGalim, che avrebbe l’obbiettivo di assicurare un giusto prezzo agli agricoltori di fronte alla grande distribuzione. Il governo ha «ascoltato l’appello» degli agricoltori e farà degli annunci «nei prossimi giorni», ha dichiarato la portavoce Prisca Thevenot mercoledì dopo il Consiglio dei Ministri.

Sono numerose le strade e le autostrade bloccate tra ieri e oggi, con l’intensificazione delle proteste annunciata martedì dal presidente della FNSEA, Arnaud Rousseau. Secondo un conteggio del sindacato sono almeno 77 i punti di blocco eretti in tutta la Francia. In molti di questi i trattori hanno portato terra o materiali per bloccare il passaggio ai pedaggi. Varie “operazioni lumaca” hanno portato decine di trattori ad avanzare a passo d’uomo su numerose autostrade per rallentare il traffico e creare disturbi alla logistica dei trasporti. Numerose anche le manifestazioni fuori dalle prefetture con lanci di letame e vernice, che ad Agen si sono concluse con un grosso incendio fuori dalla struttura. I nuovi blocchi si sommano alle numerose strade già sbarrate da giorni da trattori, balle di fieno e terra. Secondo le dichiarazioni del ministro degli interni Darmanin, le autostrade occupate non saranno interessate da sgomberi. Anche la portavoce Prisca Thevenot ha assicurato che «non è in discussione la possibilità di impedire» i blocchi stradali. «Se rispettano le regole della Repubblica – e lo fanno, sono patrioti – non c’è motivo di far intervenire polizia e gendarmi», ha dichiarato Darmanin. È molto diverso l’approccio del governo a questo movimento di agricoltori rispetto a quello normalmente adottato in relazione alle lotte sociali: dalla violenza della polizia nelle piazze contro la riforma delle pensione, ai gilets jaunes, alle accuse di terrorismo per vari gruppi ecologisti accusati di organizzare blocchi e cortei è passato a toni molto concilianti e dialoganti, senza quasi interventi di forza da parte della polizia contro i manifestanti. Sebbene gli agricoltori rappresentino oggi solo l’1,5% della popolazione attiva, rispetto a quasi l’8% dei primi anni ’80, hanno ancora un notevole peso politico, oltre che economico.

Inoltre, è probabile che Macron tema un acuirsi delle proteste, che sembrano attirare sempre più partecipanti anche al di fuori del sindacato: una eventuale escalation potrebbe sollevare il malumore anche i grandi produttori agricoli, con i quali storicamente il governo ha sempre fatto accordi. La FNSEA è infatti uno dei partner privilegiati dei vari esecutivi degli ultimi 30 anni: non si può dire lo stesso per altri sindacati agricoli, come la Coordination rurale o la Confédération paysanne, che rappresentano più gli interessi di piccoli agricoltori o che spingono un’idea differente del modello agricolo, che non sono stati invitati a discutere con il governo. Questi sindacati denunciano una politica agricola ultra-liberale, un burocratizzazione insensata e mettono il focus sui salari, chiedendo anche al primo ministro di parlare con l’insieme dello “spettro agricolo francese”, e non con solo alcuni dei sindacati. Intanto, alcuni trattori sono già arrivati alla periferia della capitale.

[di Monica Cillerai]

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