giovedì 20 Giugno 2024

Bologna, attivisti condannati per aver bloccato una strada

Sono stati condannati dal Gup del Tribunale di Bologna a sei mesi per i reati di violenza privata e interruzione di servizio – con pena sospesa e non menzione – i tre attivisti di Ultima Generazione che, lo scorso 2 novembre, hanno bloccato la Tangenziale di Bologna per circa un’ora. Si tratta della prima condanna per questi reati a carico dei membri del collettivo. I tre sono stati invece assolti per danneggiamento aggravato, manifestazione non autorizzata e violazione di fogli di via, reati per i quali anche i pm avevano chiesto l’assoluzione. La Procura aveva invocato la condanna a un anno di detenzione per i reati di cui gli attivisti sono stati considerati responsabili, chiedendo però le attenuanti generiche poiché l’azione è stata posta “per un motivo nobile”. I legali degli ambientalisti, difendendo l’azione dei loro assistiti in quanto “non violenta”, ha chiesto l’assoluzione completa degli imputati “perché il fatto non sussiste”. Gli avvocati non sono riusciti a convincere il Gup, Simona Siena, che ha comunque riconosciuto le circostanze generiche dell’aver agito per un alto valore morale ai sensi dell’art. 62 co. 1, n. 1 c.p.

In tutto, gli attivisti che hanno partecipato al blocco stradale del 2 novembre, interrompendo il traffico dei mezzi tra le uscite 8 via Michelino e 7bis Porrettana in direzione Casalecchio di Reno, erano in tutto dieci. Come gesto dimostrativo, due di loro avevano anche cementato a terra le mani utilizzando malta a presa rapida. Il cuore della battaglia era la richiesta di un fondo da 20 miliardi «preventivo, permanente e partecipato per riparare i danni subiti dai cittadini a causa degli eventi meteorologici estremi». La situazione si era sbloccata con l’arrivo della polizia e dei vigili del fuoco. In seguito all’arresto e a una notte trascorsa ai domiciliari, tre degli attivisti che hanno partecipato alla protesta erano stati portati davanti al giudice, che aveva disposto per due persone il divieto di dimora a Bologna e, per la terza, l’obbligo di firma. Le misure erano poi state tutte revocate. Il processo si è svolto con rito abbreviato, su richiesta della difesa. «Io credo che ci hanno condannato perché diciamo e facciamo cose scomode: chiedo alle persone che mi ascoltano di non avere paura a fare cose scomode e ad essere in conflitto – ha dichiarato a margine della sentenza la 29enne Silvia, una delle tre persone condannate -. Se pensate che tutto questo sia ingiusto, entrate con noi in questo conflitto che è sano e motore di cambiamento». Le motivazioni della sentenza saranno pubblicate entro 90 giorni.

Ultima Generazione rischia di incorrere in guai giudiziari anche per fatti avvenuti a Civitavecchia, dove lo scorso dicembre sono stati arrestati 12 attivisti accusati di violenza privata (mentre è nel frattempo caduta invece l’imputazione per attentato alla sicurezza dei trasporti) per aver bloccato un tratto della A12. Esattamente come avvenuto in sostegno delle persone finite alla sbarra a Bologna, nei giorni successivi agli arresti è andato in scena un presidio di solidarietà davanti alla casa circondariale di Civitavecchia in cui gli indagati erano ristretti, partecipato sia dai membri di UG sia da appartenenti ad altre realtà ambientaliste.

[di Stefano Baudino]

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