venerdì 12 Aprile 2024

Nella democratica Emilia-Romagna si censurano film e conferenze giudicati “pro-Russia”

Negli ultimi giorni l’Emilia è stata protagonista di due casi di censura a pochi chilometri di distanza: martedì a Modena è stata annullata una presentazione promossa dall’Associazione culturale Russia Emilia-Romagna che aveva l’obiettivo di presentare la ricostruzione di Mariupol dopo la riconquista da parte dell’esercito russo, mentre a Bologna il sindaco Matteo Lepore ha chiesto a una sala civica di cancellare la proiezione del film Il Testimone perché prodotto con il patrocinio del ministero della Cultura russo. Il trambusto causato dalla programmazione del film a Bologna ha inoltre iniziato a mietere le prime vittime: lunedì, infatti, il Verde Davide Celli è stato espulso dal Consiglio comunale a guida PD, reo di avere protestato contro la decisione di cancellare la proiezione della pellicola; in seguito alla cacciata di Celli, lo stesso sindaco Lepore ha dichiarato che nonostante i Verdi non si trovino nella coalizione di Centrosinistra, non avrebbe «mai immaginato che per un pugno di voti avrebbero difeso i pro Putin».

La conferenza di Modena su Mariupol è da giorni al centro dell’attenzione a causa della sua particolare controversia. Parecchi politici, tra i quali la deputata Lia Quartapelle, avrebbero infatti richiesto l’annullamento dell’evento, che il sindaco Gian Carlo Muzzarelli era inizialmente restio a cancellare, «respingendo ogni tentativo di strumentalizzazione». Dopo varie pressioni, e in particolare quella dell’ambasciata ucraina, tuttavia, Muzzarelli ha rivisto la propria posizione e il 7 dicembre ha annunciato che avrebbe chiesto la revoca del noleggio della sala per l’evento che si sarebbe dovuto tenere il 20 gennaio. La risposta dell’Associazione culturale Emilia Romagna è stata tempestiva: martedì stesso, infatti, l’Associazione ha rilasciato un comunicato in cui prende le distanze dalle accuse di propagandismo. Da quanto si legge nel comunicato, la campagna contro l’Associazione si sarebbe «basata su una ‘fake-news’ promossa da organismi di informazione ucraini, e consistente nell’affermare che il ‘Comune di Modena’ avrebbe concesso il Patrocinio alla conferenza/mostra sulla ricostruzione di Mariupol», nonostante lo stesso sindaco abbia a più riprese sostenuto di non avere mai dato il Patrocinio alla conferenza, anche quando inizialmente assicurava che si sarebbe tenuto il corretto svolgimento della manifestazione.

La censura bolognese è di analoga natura, ma a farne le spese è stato un Consigliere comunale. Il film finito nell’occhio del ciclone è accusato, parimenti alla conferenza di Modena, di portare avanti propaganda filo-russa, e dovrebbe venire proiettato il 27 gennaio presso il centro sociale culturale Villa Paradiso. Il sindaco non ha ancora vietato in via diretta la presentazione della pellicola, ma ha chiesto all’associazione di ritirare l’iniziativa. Il Presidente di Villa Paradiso Maurizio Sicuro ha specificato di non essere stato lui ad aver organizzato la proiezione del film e che l’associazione si è limitata a fornire gli spazi necessari, cosa che ha sempre fatto, favorendo lo svolgimento di qualsiasi iniziativa anche senza condividerne veramente i contenuti. La richiesta del sindaco Lepore di annullare l’evento non è stata appoggiata dall’alleato dei Verdi Davide Celli, così il primo cittadino ha cacciato dalla giunta il partito del proprio avventore (di cui Celli è l’unico esponente arrivato in Consiglio) con l’accusa di promuovere propaganda filo-putiniana. Anche in questo caso la risposta degli accusati non è tardata: lo stesso segretario Bonelli ha rigettato tanto la decisione di cacciare Celli dalla giunta, quanto le accuse di propagandismo e filo-putinisimo, ricordando di avere sempre mostrato, anche attraverso manifestazioni, il proprio supporto all’Ucraina, e anche di aver protestato attivamente contro certe politiche di Putin come quelle contro i diritti LGBTQ+, proteste per cui Bonelli fu dichiarato persona non grata.

Il caso di Bologna è forse ancor più paradigmatico di quello di Modena perché svela la forte connotazione politica da cui sono caratterizzate questo genere di azioni di censura. Come sottolinea il comunicato dei Verdi, i punti di distanza tra Celli e Lepore stavano aumentando sempre di più, e toccano i temi del benessere animale, dell’urbanistica, della gestione del suolo cittadino… insomma, dietro alle censure, lungi dall’esserci una motivazione di natura etica, sembrano celarsi questioni politiche, almeno da quanto dichiarato dai Verdi. L’Italia non è il solo Paese a stare portando avanti sempre più azioni di repressione del diritto di parola: riguardo a ciò basti pensare a quanto fatto dalla Francia questo ottobre, vietando di fatto le manifestazioni in Palestina, o ancora si guardi al caso del calciatore condannato per avere condiviso un post su Instagram contro Israele. Alcuni di questi casi sono certamente più complessi di quanto appaiano e mostrano non poche controversie: i post del terzino del Nizza potevano apparire molto crudi, e l’Associazione culturale modenese usa termini che possono sembrare forti; ma se le parole degli accusati sollevano dubbi, le azioni degli accusatori sono inequivocabili, e promuovono una vera e propria censura.

[di Dario Lucisano]

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