Pesticidi nella frutta e verdura (italiana ed estera): quanto ne sappiamo veramente?

È noto che una dieta che comprenda frutta e verdura su base quotidiana sia molto salutare, al netto di altre abitudini alimentari scorrette. Occorre però sapere che le produzioni industriali portano a trattamenti anche molto pesanti di pesticidi sulle coltivazioni, pertanto la frutta che mediamente si acquista nei supermercati non è qualitativamente la stessa che cresce nell’alberello del cortile dei nonni, o quella di un orto biologico curato da un consumatore attento al proprio stile alimentare, dove tipicamente si segue la stagionalità e si attendono i tempi giusti di maturazione senza l’impiego di fertilizzanti chimici o sostanze maturanti (ormoni della crescita) per accelerare i tempi di maturazione, produrre quantitativi superiori e avere frutti di dimensioni maggiori. Ne consegue che molti dei prodotti agricoli che oggi troviamo in commercio sarebbero in realtà da evitare e che è fondamentale, da consumatori, sapersi orientare verso cibi sani e privi di residui di pesticidi. I residui di pesticidi, infatti, sono pericolosi anche quando restano entro i limiti di legge per diversi motivi. Ne elenco qui 3 principali:

  • maggiore vulnerabilità per bambini, anziani, persone con malattie autoimmuni o con patologie che compromettono fortemente il sistema immunitario (es. tumori). Dal momento che i limiti di legge per i pesticidi (LMR, limiti massimi di residui) vengono calcolati e fissati dagli esperti sempre e soltanto in base alla tolleranza di un corpo sano di un maschio adulto di 70 chili, è evidente che nei bambini, per esempio, tale soglia limite avrà un impatto più deleterio rispetto a quello che avrà su un adulto sano, perché i bambini, fino all’età dell’adolescenza, hanno un sistema immunitario ancora in fase di formazione e irrobustimento, pertanto risultano più fragili dell’adulto. Lo stesso si applica a persone che in genere abbiano già patologie importanti, come tumori o malattie autoimmuni, e agli anziani, i quali hanno per natura minori difese immunitarie e capacità di detossificazione contro le sostanze tossiche che si accumulano nel corpo (come i pesticidi).
  • Bioaccumulo. I residui di pesticidi non vengono tutti smaltiti immediatamente e in poco tempo, alcuni di essi si accumulano nei tessuti adiposi e rimangono per giorni o settimane all’interno dell’organismo. Andando a depositarsi giorno dopo giorno nei tessuti adiposi, queste sostanze comportano infiammazione e altri problemi anche a livello ormonale. Mangiare quotidianamente frutta e verdura trattata con i pesticidi (ma anche pasta, farine, legumi o frutta secca), significa alimentare il bioaccumulo di sostanze tossiche all’interno dell’organismo, ovvero superare quella soglia limite (LMR) che viene calcolata in maniera convenzionale dagli studiosi e che si basa su un maschio adulto sano e la sua capacità di smaltimento delle tossine.
  • Azione combinata e sinergica delle diverse sostanze tossiche introdotte nell’organismo giorno per giorno, ovvero il fatto che uno stesso alimento (es. mele, pere) contenga di solito più residui di più sostanze pesticide, usate dall’industria nelle coltivazioni. È un fatto noto che le aziende industriali trattino le coltivazioni con più pesticidi nell’arco della stessa stagione. Ciò significa che, sebbene ogni sostanza rimanga alla fine nell’alimento a dosi che sono entro il limite di legge consentito dall’EFSA, nel nostro corpo finiscono comunque tre, quattro, a volte anche 10 residui di pesticidi diversi. L’effetto tossico sinergico di tutti questi residui, all’interno dell’organismo, non è mai stato ancora studiato dalla Scienza, anche perché è molto complicato e difficile farlo. Sappiamo, in pratica, quali danni può provocare l’azione tossica di ogni singola sostanza, ma non conosciamo nello specifico il danno che può provocare l’insieme di queste sostanze, anche se appare logico e abbastanza sicuro che un insieme di pesticidi sia ancora più nocivo per la salute rispetto ad un singolo pesticida ingerito. Questo aspetto è definito dagli studiosi danno da multiresiduo o da effetto cocktail. “Le interazioni di più principi attivi provocano effetti differenti a carico dell’organismo a seconda della struttura chimica delle sostanze nocive. Possono scaturire effetti antagonisti, additivi o addirittura sinergici tali da provocare danni amplificati, irreversibili e perfino imprevedibili rispetto alla loro singola azione”, si legge nel dossier annuale Stop pesticidi 2022 di Legambiente.

Frutta e verdura e residui tossici: i dati di ARPA e EFSA

Secondo l’ultimo rapporto di Legambiente, basato sui dati raccolti dalle agenzie regionali per l’ambiente (ARPA) nell’analisi di residui di fitofarmaci (pesticidi, erbicidi ecc.) di frutta e verdura, vino, miele, cereali, solo il 54,8% dei campioni analizzati tra gli alimenti che arrivano ogni giorno sulle tavole degli italiani risulta senza residui di pesticidi. Nel 44,1% dei casi (e il dato è in crescita) vi sono invece tracce di uno o più pesticidi. E, nello 1,2% dei campioni analizzati, i residui tossici sono oltre i limiti di legge per quantitativi ammessi, oppure presentano pesticidi non ammessi nell’Unione Europea. Questo succede perché tanta ortofrutta proviene dall’estero, dove ancora sono in uso sostanze da noi ormai vietate.

La frutta si conferma la categoria più colpita: oltre il 70,3% dei campioni contiene uno o più residui. Da segnalare l’uva da tavola (88,3%), le pere (91,6%) e i peperoni (60,6%). Le tipologie più colpite sono pere, uva e pesche. Nel 91,67% dei campioni di pere analizzati, ad esempio, sono stati rilevati fino a 22 diverse categorie di fitofarmaci tra cui Acetamiprid (14,2%) e Boscalid (12,5%). Tra gli alimenti trasformati, il vino e i cereali integrali sono quelli con maggior percentuali di residui permessi, contando rispettivamente circa il 61,8% e il 77,7%.

Negli anni passati le agenzie dell’ARPA hanno scoperto, per esempio, che alcuni campioni di uva bianca della Sicilia contenevano ben 9 diversi residui di pesticidi, mentre campioni di pere della Campania ne contenevano 5. Dal Nord al Sud dell’Italia la situazione non cambia: un campione di vino del Friuli è risultato contenere 6 diversi residui chimici tossici. In un campione di insalata della stessa regione sono state trovate addirittura tracce di DDT. Nonostante siano passati decenni dalla sua messa al bando, alcuni terreni risultano ancora contaminati dall’uso che se ne è fatto in passato sulle coltivazioni.

A destare preoccupazione, nell’ultimo Rapporto di Legambiente, è il fatto che 44,1% di campioni in cui sono state trovate tracce di uno o più fitofarmaci, tra monoresiduo (14,3%) e multiresiduo (29,8%), seppur nei limiti di legge. 90 le sostanze attive rintracciate, tra cui un campione di uva con 14 residui, uno di pere con 12 residui, uno di peperoni con 10 residui. Dai dati EFSA, risultano anche fragole proveniente dall’Unione europea con 35 diversi residui. L’uso indiscriminato di diversi pesticidi consente agli agricoltori di rimanere entro i limiti massimi residui consentiti dall’EFSA per quanto concerne ogni singolo veleno, ma nello stesso tempo aumenta esponenzialmente il carico tossico complessivo negli alimenti destinati ai consumatori.

Occhio alla provenienza: frutta e verdura extra UE

La situazione diventa molto più preoccupante nei prodotti d’importazione extra UE, dove i residui per ciascun singolo pesticida superano mediamente di 5 volte quelli riscontrati nei prodotti italiani. E non si può certo dire che in Italia non arrivi frutta e verdura da Paesi extra UE, basti pensare solo a banane (solitamente da Africa e Sudamerica), ananas, papaya, mango, avocado, limoni (Argentina), arance (nord Africa e Sudafrica), ma pensiamo anche ad altri alimenti molto consumati come riso (India, Pakistan), mirtilli (Sudamerica) caffè, tè, cacao, cioccolato, tutti con materia prima proveniente da Stati lontani non appartenenti alla UE.

Percentuale di campioni con pesticidi eccedenti i limiti massimi di legge consentiti dalla UE: 7.9% per i cibi extra-UE, 1.5% per cibi prodotti nella UE. (Report EFSA anno 2010).

Conoscere la provenienza degli alimenti è quindi un’informazione di fondamentale importanza. Questo perché al prezzo più basso dei prodotti d’importazione corrispondono spesso un tipo e una quantità di veleni molto più pericolosi, anche perché nei Paesi extra UE sono ancora legali dei pesticidi vietati nell’UE da molti anni, come ad esempio il DDT. Quest’ultimo, ad esempio, viene ancora ampiamente utilizzato in agricoltura in Africa e Sud America.

Il motivo per cui il cibo d’importazione (in generale, non solo frutta e verdura) è a più alto rischio rispetto a quello nazionale ed europeo, risiede nel fatto che molti Paesi extra UE possiedono legislazioni molto arretrate per quanto concerne la sicurezza alimentare. In Africa, Sud America, Cina, Pakistan, India, Corea e persino negli USA sono ancora consentiti centinaia di antiparassitari pericolosi, come ad esempio il già citato DDT (Africa e Sud America). Tipici prodotti da agricoltura cinese nei supermercati italiani sono ad esempio le radici di zenzero e di curcuma, i legumi in scatola oppure i pinoli.

Pesticidi: i rischi per la salute

I pesticidi aumentano notevolmente il rischio di ammalarsi di cancro e di altre patologie. Nonostante questo, le aziende produttrici continuano a venderli in tutti i Paesi dove ne è consentito l’uso. Uno dei pesticidi più diffusi in assoluto, legale anche in Europa, è il Clorpirifos. Questo è stato correlato con diversi disturbi neurologici. L’esposizione delle mamme in gravidanza a vari tipi di erbicidi, attraverso la loro dieta, può comportare la nascita di bambini che hanno problemi di autismo e problemi di sviluppo degli organi genitali.

Spesso nelle coltivazioni estere di frutta e verdura (e talvolta anche in quelle italiane) vengono utilizzati anche ormoni della crescita, che aumentano il rischio per il consumatore di ammalarsi di tumore, come spiega la dottoressa Renata Alleva, nutrizionista e ricercatrice all’università di Bologna. Gli ormoni della crescita, entrando nel nostro corpo attraverso il consumo degli alimenti sottoposti a trattamento di ormoni, mandano in confusione il nostro sistema ormonale e fanno aumentare la probabilità di sviluppare tumori.

Di stagione è meglio

Esistono infine buoni motivi per preferire l’ortofrutta di stagione a quella fuori stagione. La prima, infatti, viene coltivata all’aria aperta e riceve la luce diretta del sole, arricchendosi maggiormente di vitamine e antiossidanti. La seconda invece viene coltivata in serra e per crescere ha bisogno di una maggiore quantità di pesticidi. Con il metodo di produzione fuori stagione e in serra si va ad alterare il processo naturale di crescita dei cibi. Le piante costrette a crescere al di fuori dei loro cicli biologici naturali sono più deboli e per questo l’industria agroalimentare deve ricorrere all’impiego di massicce dosi di fitofarmaci (erbicidi, diserbanti, pesticidi ecc.).

[di Gianpaolo Usai]

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Ti è piaciuto questo articolo? Pensi sia importante che notizie e informazioni come queste vengano pubblicate e lette da sempre più persone? Sostieni il nostro lavoro con una donazione. Grazie.

Articoli correlati

8 Commenti

  1. Un bell’articolo non c’è che dire, sono concetti magari già sentiti ma mi pare che una sorta di “peggioramento” progressivo si evinca rispetto ad altre analisi simili fatte anni addietro specie nei residui. Ottimo il passaggio avanti di analizzare i cocktail di trattamenti fatti!
    Come dice Stefano Fabbri sopra sicuramente il miglior modo di “capire” la natura è esercitarsi in prima persona e anche l’orto auto-irrigante potrebbe essere qualcosa che rende alla portata anche di chi ha solo un balcone e vive una vita normale con anche periodi di assenza da casa poter avere un orto o anche solo 3 piante. Se proprio non si riesce a farlo anche verificare un Gruppo di acquisto solidale vicino a casa e incontrare i produttori da cui si riforniscono per vedere come “vivono” la loro attività potrebbe essere un altro modo di “capire” che cosa ci sia dietro al prodotto esposto al supermercato.
    Io ho la fortuna di potermi concedere un orto domestico estivo ed uno invernale ed è sorprendente come, di anno in anno, si riesca a migliorarne la produzione capendo i cicli delle piante ed i loro “bisogni”.
    L’orto mi permette di approcciare meglio anche a quello che devo comprare fuori indirizzando anche domande e richieste e vi porto alcuni esempi.
    Pomodori da passata: inizialmente prendevo le piante di san marzano e le lasciavo a contatto con il suolo e ne marcivano il 75%; poi ho iniziato a pacciamarli con erba secca raccolta nel resto del campo ed è migliorato e siamo arrivati al 50%, poi oltre alla pacciamatura la stessa pianta l’ho alzata da terra con un pò di supporti e quest’anno ne avrò scartato il 10% si e no. Da agosto in avanti litigo con le cimici che mi invadono e rendono sia i san marzano che quelli da tavola immangiabili; ne ho provate tante (sapone, piretro, caolino, olio di neem …. ) ma il problema non è ancora risolto completamente e ste maledette cimici mi “ticchiolano” il pomodoro facendoli cambiare il gusto in modo che anche io (che ho un palato assolutamente normale) sento 🙁
    Dopo aver fatto una partita di passata di pomodoro con i miei pomidoro sono andato alla ricerca di altri pomidoro da altri produttori, come ogni anno, cercando dai collaboratori del GAS di cui faccio parte e si … li ho pagati più di quello che pago al supermercato ma ho avuto altri punti di vista e altre soluzioni al problema e il prossimo anno conto di riuscire ad essere quasi autonomo.
    Che cosa mi insegna questo confronto continuo? Che ogni anno è diverso dall’altro e il prezzo varia in funzione di queste diversità (l’alluvione in Romagna ha portato alcuni danni al mio produttore e sono stato anche contento di pagare qualcosa in più di anno scorso per questo…). Che i pomodori che trovo al supermercato ad un prezzo sensibilmente inferiore non possono avere la stessa “storia” di quelli presi dall’amico del GAS che mi ha anche mostrato il libro di campagna ed i trattamenti che ci ha fatto (nella fattispecie solo un pò di rame i primi mesi dal trapianto). Che ogni verdura ha giustamente la sua stagione e “latitudine” di miglior produzione, ed anche ogni campo ha le sue peculiarità; inutile pensare di avere uva da tavola tutto l’anno e trovarsi un buon “spacciatore” per ogni tipo di frutta e verdura che sono di proprio gradimento aiuta sicuramente ad averle con migliore organolettica e minori trattamenti e concimi.
    Purtroppo per arrivare a ciò dobbiamo uscire dalla nostra zona di comfort (e il supermercato è certamente difficile da abbandonare), e iniziare a parlare con i produttori vicini a casa nostra che ci indicano i loro problemi e ci indirizzano al meglio anche verso le verdure e la frutta che meglio riescono a avvicinarsi alle nostre richieste e attenzioni personali. Magari risparmiare un pò sulla bolletta elettrica scollegandoci dai social o vestendoci con abiti meno “marcati” e permettere a questi produttori di continuare a rifornirci di prodotti che nascono e si sviluppano nei loro campi crescendo con l’amore e il rispetto per la terra che ogni “contadino” vero sa trasmettere.
    Scusate il pippone ma a 54 anni si inizia ad essere prolissi!

    Saluti radiosi

  2. Da sempre sono convinta del collegamento fra ciò che mangiamo e la salute. Nel quotidiano evito frutta e verdura non di stagione o proveniente dall’estero e scelgo il biologico. Ma può bastare? Sono tanti i fattori che influiscono sulla salubrità dei cibi.

    • certo che è qualcosa, ma non basta: occorre cercare attivamente, costantemente la migliore qualità ed eticità del prodotto, possibilmente locale. E poi mettersi a produrre qualcosa ed entrare in circuiti virtuosi del cibo sano (Gruppi di Acquisto Solidale per esempio). Le consiglio di leggere per esempio il libro “L’orto autoirrigante” di Paolo Ermani ed Alessandro Ronca. Nella parte iniziale spiega molto bene i problemi legati al cibo odierno e come fare per invertire la tendenza.

  3. Tutto ciò che scrivete lo sappiamo già da molto tempo (per coloro che si informano su più fonti) ma mi sembra che come al solito è “il cane che si morde la coda”. Da tempo Nutrizionisti, Dietologi, Naturopati ti tolgono praticamente tutto escluso consumare in abbondanza frutta e verdura. Gli agricoltori e l’industria alimentare devono quindi aumentare la produzione in maniera esponenziale ma i campi, gli alberi seguirebbero dei tempi naturali che x l’eccessivo consumo non bastano più. Quindi stanno arrivando come x i farmaci gli eccessi e i “babbani” ci cascano sempre e questo sta accadendo da anni e anni. Fino a quando le persone non decidono di volersi bene e si affidano sempre agli altri x risolvere i problemi della propria salute, quello che accade è ancora poco. Patrizia

    • Invece è un bell’articolo, solo l’avrei completato con qualche indicazioni sull’orientamento verso una ricerca attiva del cibo sano, locale etico e verso l’autoproduzione, anche solo di qualcosa, come parte di un circuito locale virtuoso. Si sbaglia su fatto che la Terra non riesca a produrre a sufficienza: è stato calcolato che potrebbe tranquillamente sfamare ben oltre l’attuale popolazione mondiale. Certo gli allevamenti intensivi non vanno bene con il consumo atroce di acqua e di ettari di seminativi, senza considerare l’enorme sofferenza inflitta ai nostri fratelli animali. Ma non significa neanche che chi non ne ha le forze non debba rinunciare per forza alla carne: certo dovremo consumarne molta di meno, ma sarà più di qualità e con minori sofferenze inflitte agli animali. E senza bisogno di iniziare a mangiare gli insetti.. come l’agenda UE 2030 vuole incentivarci a fare. Ipocriti criminali, non parlano nemmeno dell’enorme quantità di proteine sane si possano assumere col regolare consumo di legumi e cerali integrali e da tutta una serie di alimenti proteici di origine vegetale (seitan, tempeh, tofu, etc.).

  4. A me interessa solo la quantità di pesticidi residui dopo che frutta e verdura sono state lavate con attenzione, magari qualche giornale che abbandona l’inutilità e ci da questi dati esisterà un giorno?

    • Di fronte a questo genere di dati c’è poco da star tranquilli affidandosi solo al lavaggio… certo, meglio che niente, ma le sostanze penetrano nella buccia dei frutti e nelle verdure e ne vengono assorbite. Hai un bel da lavare… Inoltre “lavate con attenzione” è un concetto troppo arbitrario, ahimè.

    • Guardi sig. Marchiorello che se l’ambiente in cui tutti viviamo viene avvelenato, moriranno prima gli insetti e altre forme di vita ma prima o poi tocca anche a noi. Come potete ancora oggi nel 2023 ragionare in modo così egoistico, cinico e limitato, senza capire che la terra, l’acqua e l’aria sono gli elementi della casa che abitiamo e di cui noi, in quanto animali, abbiamo bisogno per vivere? Che li stiamo sporcando e distruggendo per un modello di sviluppo sbagliato e che non si può più andare avanti così? Poi secondo lei basta lavarlo un prodotto avvelenato..certo magari i pesticidi si depositano soprattutto sulla buccia o nelle estremità (come per le banane), ma le pare che potrà mai essere sano un prodotto che comunque ha assorbito pesticidi, ormoni e fitofarmaci? E poi.. altro tema non affrontato qui, c’è il problema della conservazione, spesso legata al trasporto: anche qui si usa altra chimica.. Quello che l’articolo non dice esplicitamente è che ognuno di noi dovrebbe ingegnarsi per cercare attivamente nei propri dintorni i cibi locali e di stagione più sani possibile. Biologici se possibile, biodinamici ancora meglio. E poi rimboccarsi le maniche per cercare di autoprodursi qualcosa, qualunque cibo, in modo sano e poi farne un dono, uno scambio, un baratto, in una ottica comunitaria per ricreare un modello sostenibile che certamente può sfamare tutti con ottimi prodotti.

Comments are closed.

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

Articoli nella stessa categoria