lunedì 4 Marzo 2024

Ai privati i casi meno gravi: in Friuli si inaugura la privatizzazione dei Pronto Soccorso

In tutta Italia i Pronto Soccorso annaspano a causa di finanziamenti insufficienti, gestioni poco virtuose e carenza di visione programmatica. Viste le difficoltà nel garantire il diritto alla salute, l’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale ha indetto delle gare per esternalizzare il Servizio medico specialistico e di gestione dei codici minori relativi al Pronto soccorso del Santa Maria della Misericordia di Udine e degli ospedali di San Daniele e Palmanova. L’ente pubblico istituito dalla Regione Friuli Venezia Giulia nel 2020 cederà dunque per un periodo di sei mesi la gestione di una parte del servizio sanitario. Si prevede una spesa di oltre un milione di euro, calcolata però su un periodo di un anno, una scelta che potrebbe tradursi il prossimo inverno in una seconda fase di privatizzazione.

A Udine, la gara di appalto è stata vinta dalla società Amaltea, la quale fornirà personale al Pronto Soccorso del Santa Maria della Misericordia per i prossimi sei mesi. Oltre alla laurea in Medicina e all’iscrizione all’Ordine, i camici bianchi dovranno essere specializzati in Medicina e chirurgia di accettazione e d’urgenza, in disciplina equipollente o in Anestesia e rianimazione. A ciò si aggiunge la partecipazione a corsi certificati Blsd, Acls, Itls o Phtc. Per gli ospedali di San Daniele e Palmanova non sono ancora stati resi noti i risultati del bando, dunque il nome delle aziende private che gestiranno i codici meno gravi dei rispettivi reparti d’urgenza.

La decisione dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale è stata presa “per far fronte alla carenza di personale emergentista nelle strutture sanitarie”. Tra salari bassi, stress, turni massacranti e aggressioni, ogni settimana decine di medici si licenziano dalle nostre strutture. Ammalarsi di superlavoro è diventato sempre più frequente per gli eroi della pandemia da Covid-19 dimenticati dopo l’emergenza. «Siamo sotto organico e Giovanni, come tanti di noi, faceva anche da tappabuchi. Martedì sera, arrivando in ospedale, ha lavorato dodici ore al Pronto soccorso. Poi, dalle 8 del mattino successivo, altre dodici in reparto rientrando a casa solo mercoledì sera. Giovedì mattina era poi regolarmente in reparto a fare le visite ed è morto praticamente in corsia». Con queste parole il personale dell’Ospedale Giannuzzi di Manduria (Taranto) ha raccontato la morte improvvisa di Giovanni Buccoliero, 61 anni, che in quella struttura ricopriva il ruolo di primario facente funzioni del reparto di Medicina. Storie simili a quella di Giovanni riempiono le cronache, non smuovendo però l’indirizzo politico del Paese, stretto tra tetti alla spesa pubblica e impotenza nei confronti della privatizzazione, che si traduce in panacea per pochi e nell’inaccessibilità alle cure per molti. 

[di Salvatore Toscano]

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4 Commenti

  1. Dato che il privato non accetta lavori senza guadagnarci, viene da chiedersi per quale motivo abbia accettato di gestire i ps che lavorano notoriamente in perdita. Meglio non conoscere la risposta. “Si salvi chi può” è l’incipit dell’agenda Draghi.

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