mercoledì 22 Maggio 2024

Il piano europeo per vietare le sostanze chimiche dannose sta fallendo

Il piano europeo ideato con il fine di vietare gran parte delle sostanze chimiche dannose sta fallendo: è quanto sostengono l’associazione ClientEarth e l’Ufficio Europeo per l’Ambiente (EEB) – una rete composta da 180 organizzazioni ambientaliste – sulla base di un loro rapporto che ha analizzato i progressi fatti ad un anno dalla messa a punto del progetto. Nell’aprile 2022, infatti, la Commissione europea ha annunciato di voler sostanzialmente vietare numerose sostanze chimiche nocive presenti nei prodotti di largo consumo, pubblicando una tabella di marcia da cui emerge che in un tempo relativamente breve migliaia di esse potrebbero appunto essere messe al bando. Nello specifico, secondo quanto denunciato dagli autori del rapporto, in teoria “ben 7.000 sostanze chimiche potrebbero essere vietate entro il 2030″, il che rappresenterebbe “un enorme passo avanti rispetto alle circa 2.000 che l’UE ha gradualmente eliminato negli ultimi 14 anni”. Una vera rivoluzione, dunque, se non fosse che il lavoro svolto da ClientEarth e dall’Ufficio europeo per l’ambiente mostra quanto i progressi fatti nel corso di un anno siano ben poco rassicuranti, con “il risultato che sta emergendo” che sembra essere “molto diverso” da quello auspicato.

I funzionari europei, infatti, hanno presentato divieti per 14 gruppi di sostanze chimiche nei tempi previsti, di cui però solo due sono abbastanza grandi da “impedire la maggior parte dei danni”. Altri undici gruppi, infatti, coprono solo “un piccolo numero di sostanze chimiche o dei loro usi, consentendo alla stragrande maggioranza dell’inquinamento e dei suoi impatti di continuare, mentre un altro gruppo è ridondante”. Un modus operandi non proprio impeccabile, dunque, soprattutto se si tiene conto del fatto che, ad esempio, grazie a quest’ultimo “una scappatoia probabilmente consentirà ai cacciatori di continuare a sparare migliaia di tonnellate di munizioni al piombo altamente tossiche nell’ambiente” e “solo cinque dei 148 bisfenoli saranno limitati”. Un problema non da poco, se si considera che i bisfenoli – i quali ad oggi “toccano quotidianamente la maggior parte degli europei” – possono avere “un grave impatto sulla fertilità umana”. Non sarà un caso, quindi, se due settimane fa l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha deciso di abbassare la “dose giornaliera tollerabile” di Bisfenolo A (BPA), dicendosi preoccupata per l’esposizione dei consumatori allo stesso tramite gli alimenti.

A generare apprensione, però, non sono solo i bisfenoli dato che – come recentemente sottolineato dall’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) – in generale sono sempre più le prove che dimostrano come le sostanze chimiche stiano influenzando negativamente la salute dei cittadini. Un dettaglio di notevole importanza, soprattutto se si considera che, a quanto pare, a livello globale la produzione di sostanze chimiche dal 1950 è aumentata di cinquanta volte, e si prevede che verrà nuovamente triplicata entro il 2050.

Una regolamentazione stringente, dunque, pare oltremodo necessaria, ma nonostante ciò sembra che le promesse europee difficilmente diverranno realtà. Certo, come ricordato da ClientEarth e dall’Ufficio europeo per l’ambiente “la maggior parte dei fascicoli sono in bozza e potrebbero ancora essere rafforzati”, tuttavia “allo stato attuale centinaia di migliaia di tonnellate di sostanze tossiche all’anno sono destinate a sfuggire ai divieti”. La colpa? Secondo gli attivisti ambientali sarebbe da rinvenire non solo nelle “pressioni esercitate dall’industria chimica” ma soprattutto nell’atteggiamento della Commissione europea. Quest’ultima – denunciano infatti gli autori del rapporto – “ha un obbligo legale , un nuovo e forte mandato politico e poteri per garantire divieti ampi e rapidi”, ma nonostante ciò “consente e contribuisce persino a una regolamentazione lenta e debole”. Un vero peccato, visto che a quanto pare il piano dell’UE – se concretizzato – vieterebbe “più sostanze chimiche dannose che in qualsiasi altra parte del mondo”. Divieti la cui trasformazione in realtà sarebbe anche in linea con le perplessità dei cittadini europei, che non sembrano fidarsi delle sostanze chimiche. Secondo un sondaggio pubblicato nel 2020 dalla Commissione europea, infatti, l’impatto delle sostanze chimiche presenti nei prodotti di uso quotidiano preoccupa gran parte dei cittadini europei, che dunque difficilmente accoglierebbero di buon grado una regolamentazione poco rigorosa.

[di Raffaele De Luca]

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