venerdì 14 Giugno 2024

Cosa significa l’approvazione dello stato di emergenza per il terremoto in Turchia?

Molto si è detto e scritto sullo stato di emergenza in questi tre anni. Premesso che l’adozione di misure provvisorie e straordinarie sta diventando una consueta, ingiustificata e pericolosa tecnica di governo, che rischia di trasformare tutto in emergenza, ci sono, però, delle situazioni completamente diverse, che non possono essere confuse né strumentalizzate per acchiappare click o rendere virale una notizia.

È ormai prassi, anche nella cosiddetta “controinformazione”, usare tecniche di tipo “terroristico” per spaventare e disorientare la popolazione e polarizzare il dibattito. Si scade così nella stessa disinformazione che si critica – a ragione – nei media mainstream. Ci troviamo, semmai, in una forma di propaganda speculare, di polo opposto rispetto a quella dei media di massa, altrettanto disonesta e sciatta.

«Ciò che colpisce nelle reazioni ai dispositivi di eccezione che sono stati messi in atto nel nostro paese (e non soltanto in questo) è l’incapacità di osservarli al di là del contesto immediato in cui sembrano operare. Rari sono coloro che provano invece, come pure una seria analisi politica imporrebbe di fare, a interpretarli come sintomi e segni di un esperimento più ampio, in cui è in gioco un nuovo paradigma di governo degli uomini e delle cose». Così scriveva, con singolare audacia e preveggenza, Giorgio Agamben l’11 maggio 2020 in “Biosicurezza e politica”. In piena pandemia, sulla scorta delle teorie di Carl Schmitt, il filosofo romano individuava nello “stato di eccezione” la sospensione dell’ordine costituzionale a opera della stessa autorità statale che dovrebbe garantirne il rispetto. Legittimando, così, la compressione dei diritti e delle libertà, che abbiamo vissuto sulla nostra pelle durante la pandemia da Covid-19.

Ma ci sono degli stati di emergenza che vengono adottati da anni quando si verificano eventi eccezionali che includono calamità naturali, come terremoti o inondazioni. Quando, cioè, si renda necessario agire con urgenza e con poteri straordinari per proteggere i cittadini e riparare eventuali danni, oppure per stanziare fondi per intervenire a livello internazionale. Stati di emergenza che non ampliano i poteri dell’esecutivo, né permettono di applicare restrizioni alla popolazione, ma semplicemente permettono a singole istituzioni (in questo caso alla protezione civile) di agire rapidamente mobilitando uomini e fondi. Lo stato di emergenza relativo alle calamità è nient’altro che un dispositivo che permette alla protezione civile di attivarsi e dispiegare il proprio sistema di aiuti, come facilmente verificabile.

È quanto accade proprio in questi giorni a causa del terremoto che il 6 febbraio ha colpito il sud-est della Turchia e il nord della Siria. Le autorità, prima turche e poi siriane, hanno chiesto l’intervento del Meccanismo Europeo di Protezione Civile, che si attiva per inviare squadre di ricerca e soccorso, beni e materiali. Su proposta del Ministro per la protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci, il 9 febbraio il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza per l’intervento italiano nei territori colpiti dal sisma. Secondo quanto previsto dalla Legge n. 152/2005 lo stato di emergenza può essere infatti dichiarato anche in caso di calamità naturali o gravi eventi all’estero

Eppure, alcuni post pubblicati su diversi canali Telegram, che hanno raggiunto un’ampia circolazione, hanno confuso e destabilizzato migliaia di persone, facendo credere, in maniera ingiustificata, che questa gestione dell’emergenza – prevista dall’articolo 2 del decreto legislativo n. 1 del 2 gennaio 2018 “Codice della protezione civile” – fosse la prosecuzione ideale dello stato di emergenza sanitario che ci siamo lasciati alle spalle.

Uno dei post allarmisti sullo stato di emergenza dichiarato dopo il terremoto circolato su alcuni canali Telegram di “contro-informazione”

Data l’urgenza e la drammaticità dell’evento sismico, la gestione dell’emergenza permette l’adozione di misure semplificate e comprende le misure e gli interventi adeguati per assicurare il soccorso e l’assistenza alle comunità colpite dal sisma. 

In base ai dati della protezione civile, dal 2013 al 2020, lo stato di emergenza è stato dichiarato 127 volte. In 102 casi ciò è avvenuto a seguito di eventi meteorologici e in 8 dopo eventi sismici o di origine vulcanica. 6 sono state le emergenze ambientali e sanitarie (tra cui l’emergenza Covid-19). 4 le emergenze gestite da soggetti diversi dalla protezione civile.

Come si evince dai dati del Dipartimento della protezione civile, sono, invece, 16 le emergenze internazionali che sono state affrontate, dal 1° dicembre 2014 al 2022: dalla crisi umanitaria per la diffusione del virus Ebola alla Dichiarazione dello stato di emergenza per intervento all’estero in conseguenza degli eventi che hanno colpito la regione meridionale di Fezzan nel comune di Bent Benya in Libia il 1° agosto 2022. E ancora, Libano, Croazia, Ucraina, India, Ecuador. 

Insomma, non si può parlare di un caso isolato, né di un “interruttore da usare a piacimento”, semmai di un’azione congiunta per aiutare la popolazione turca e siriana, devastata dal terremoto.

[di Enrica Perucchietti]

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