sabato 28 Gennaio 2023

Manifestazioni in tutto il Perù in difesa del presidente socialista Castillo

Non si arresta in Perù l’ondata di proteste esplose a seguito della destituzione del presidente Pedro Castillo, al momento detenuto in carcere con l’accusa di ribellione e cospirazione. Dopo il voto di impeachment la sua ormai ex vice, Dina Boularte, è salita in carica come nuovo presidente, ma la popolazione non ha alcuna intenzione di attendere la scadenza del mandato (2026) per eleggere il nuovo capo di Stato e ha chiesto elezioni anticipate immediate, insieme al rilascio di Castillo. In numerose città delle regioni andine, dove Castillo gode del maggior supporto, polizia e cittadini sono giunti allo scontro nel corso di varie manifestazioni e proteste, fino a che nella mattinata di oggi non si sono iniziate a contare le prime vittime.

Hanno infatti 15 e 18 anni i due giovani rimasti uccisi da quelli che sembrerebbero colpi di armi da fuoco, secondo quanto riferito da una radio locale. Si trovavano tra i manifestanti che questa mattina hanno cercato di prendere d’assalto l’aeroporto della città di Andahuaylas, nella quale già nel fine settimana, nel corso delle proteste, a decine erano rimasti feriti tra poliziotti e manifestanti. Violenti scontri hanno avuto luogo anche nelle città di Cahamarca, Arequipa, Huancayo, Cusco e Puno. Anche le organizzazioni dei lavoratori rurali e i rappresentanti delle popolazioni indigene sono scesi in piazza e richiesto a gran voce uno sciopero illimitato a partire da domani in supporto a Castillo. Nel pomeriggio di domenica 11 dicembre, il partito di sinistra Free Peru ha organizzato un presidio in Plaza San Martin, storico epicentro delle proteste politiche del Paese. Per decidere come far fronte all’ondata di dissenso, nella stessa giornata il Congresso ha indetto una riunione straordinaria.

Figlio di una famiglia di contadini, con un trascorso di insegnamento nelle scuole delle zone rurali e come leader dei sindacati, Castillo aveva incontrato il favore delle popolazioni dell’entroterra, mentre non aveva riscosso altrettanto successo nella capitale Lima, situata sulla costa. Il suo governo, di ispirazione leninista-marxista e con pochissimi contatti con le élite, aveva trovato una netta avversione nell’organo del Congresso, in particolare nel partito liberista di Keiko Fujimori (Fuerza Popular), figlia dell’ex dittatore Fujimori, che aveva più volte osteggiato l’operato di Castillo e causato non pochi problemi all’esercizio del suo mandato. Di fatto, il mancato colpo di Stato di mercoledì era volto a impedire il terzo tentativo di votare l’impeachment da parte del Congresso. Castillo aveva annunciato di voler sciogliere l’organo e instaurare un governo di emergenza eccezionale, per poi convocare «al più presto» un nuovo Congresso con poteri costituenti per poter redigere la nuova Costituzione nell’arco di nove mesi. Il Congresso e la vicepresidente Boularte hanno definito tale tentativo un «colpo di Stato» e votato l’impeachment, motivandolo con cause di «incapacità morale».

 

Mentre dagli Stati Uniti sono immediatamente giunte dichiarazioni di condanna all’operato di Castillo, alcuni dei presidenti e degli ex leader progressisti dell’America Latina stanno esprimendo il proprio sostegno all’ex presidente destituito: tra questi, il presidente messicano Obrador e l’ex presidente boliviano Evo Morales, che ha parlato di golpe portato a termine dalla «guerra ibrida dell’imperialismo».

Sono numerose le questioni di dubbia chiarezza circa l’intera vicenda. L’ultima di queste riguarda una lettera resa pubblica nella giornata di domenica dal deputato Guillermo Bermejo Rojas e redatta da Castillo, all’interno della quale questi spiega come “un gruppo di medici camuffati” e un “procuratore senza volto” gli abbiano prelevato il sangue “senza consenso”, nel tentativo di attuare un “piano machiavellico” ordito “dalla procura, dal presidente del congresso e dalla signora Dina Boularte”. Nel frattempo, Boularte ha dichiarato lo stato di emergenza nel sud del Paese e proposto di anticipare le elezioni nell’aprile del 2024, ovvero per un altro anno e tre mesi. Resta da vedere se alla cittadinanza andrà bene attendere ancora tanto a lungo.

[di Valeria Casolaro]

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3 Commenti

  1. Una rilettura della mano della CIA in San Salvador, come nella maggioranza dei paesi latino-americani per i quali dal 1840 il governo USA ha invaso numerosi paesi sostenendo la dittatura e, come riaffermato nelle missioni della NATO, sin dalla sua creazione nel 1949, con l’obiettivo di combattere qualunque forza comunista ( e quindi di sinistra), attraverso il sostegno alle forze militari volto a rovesciare qualunque governo.

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