sabato 10 Dicembre 2022

Tre grosse farmacie USA pagheranno per chiudere tutti i processi sugli oppiodi

CVS, Walgreens e Walmart, tre enormi catene di farmacie statunitensi, il 2 novembre hanno accettato di pagare circa 13,8 miliardi di dollari per chiudere definitivamente tutte le cause a loro carico legate all’abuso di oppiodi nel Paese. Nello specifico CVS ha dichiarato di aver pattuito per circa 5 miliardi di dollari, distribuiti nei prossimi 10 anni, Walgreens per 5,7 miliardi in 15 anni, mentre Walmart pagherà 3,1 miliardi. Curioso il fatto che, nonostante l’accordo sia stato raggiunto con l’evidente obiettivo di non andare a processo, nessuna delle società coinvolte abbia ammesso di aver compiuto degli illeciti. La conclusione raggiunta – essendo CVS, Walgreens e Walmart le tre più grandi farmacie al dettaglio degli Stati Uniti – metterà praticamente a tacere la maggior parte delle cause legate alle presunte colpe delle catene di distribuzione nell’aver alimentato l’abuso di sostanze stupefacenti per ragion idi profitto.

Rimangono di fatto aperti “solo” i provvedimenti pendenti su operatori farmaceutici molto più piccoli e locali (che operano cioè in precise regioni USA). Eppure lo scorso agosto sembrava che un piccolo passo in avanti fosse stato fatto. Un tribunale federale dell’Ohio aveva condannato le tre società a pagare 650,5 milioni di dollari, riconoscendo loro il ruolo di protagoniste nella crisi degli oppioidi in tutti gli Stati Uniti. Di fatto per la prima volta tre grossi nomi venivano reputati colpevoli: in passato era accaduto con società più piccole.

Paul Geller, uno degli avvocati che si è occupato di trovare un punto d’incontro tra le parti, ha detto che gli accordi con le farmacie «porteranno miliardi di dollari in più alle comunità che sono alla disperata ricerca di fondi per combattere l’epidemia della dipendenza da oppioidi». Ma, nella sua dichiarazione, potrebbe aver sottovalutato la portata del problema. Quella della dipendenza da sostanze oppiacee è una grossa piaga per l’America. I Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie sostengono che dal 1999 al 2019 gli oppioidi abbiano causato nello Stato almeno mezzo milione di morti per overdose. Le catene farmaceutiche sono state accusate di aver venduto farmaci oppioidi in grande quantità senza fare gli opportuni controlli e senza avvisare i clienti dei rischi a cui andavano incontro.

Gli oppioidi sono infatti composti che derivano dall’oppio, che si legano a recettori presenti principalmente nel sistema nervoso e che, se non opportunamente dosati, creano molta dipendenza. Per intenderci, si può diventare dipendenti anche dai farmaci che li contengono. «Sappiamo che pratiche di erogazione sconsiderate e orientate al profitto hanno alimentato la crisi» ha aggiunto l’avvocato, «ma sappiamo altrettanto sicuramente che con sistemi migliori le farmacie possono svolgere un ruolo diretto nella riduzione dell’abuso di oppioidi e nel salvare vite umane». Detta in altri termini, parafrasando le parole del legale, le cause farmaceutiche avrebbero improvvisamente smesso di dare priorità al profitto mettendo invece al primo posto la salute dei cittadini. È piuttosto difficile da credere, soprattutto perché la questione è molto più complessa di così. La tolleranza da oppiacei è altissima: chi ne fa uso frequente ha bisogno di aumentarne il dosaggio molto rapidamente. Per questo motivo, quando un organismo abituato a ricevere periodicamente tali sostanze smette di averle in circolo, manifesta sintomi di astinenza (che seppur non mortali) possono dare conseguenze estremamente spiacevoli, da monitorare. Il senso è che non è sufficiente preoccuparsi che sempre meno cittadini finiscano in queste condizioni: cosa intende fare l’America con le persone già totalmente assorbite da questo tunnel? Cancellarle con 13,8 miliardi?

Negli anni, a pagare maggiormente le conseguenze della “politica degli oppiacei” sono stati soprattutto i nativi. Secondo ricerche e studi portati avanti dalle tribù, presi in considerazione durante i processi, i nativi d’America e dell’Alaska hanno “subito alcune delle conseguenze peggiori rispetto a qualsiasi altra popolazione degli Stati uniti”. Le vittime non sono stati solo gli adulti. W. Ron Allen, presidente della Jamestown S’Klallam, oltre che rappresentante tribale in diversi dipartimenti del governo Usa, e l’avvocato Geoffrey D. Strommer, hanno detto al Manifesto che «l’impatto sui bambini nativi americani è particolarmente devastante. Nel 2012 uno su dieci di età pari o superiore a 12 anni ha utilizzato oppioidi da prescrizione per scopi non medici, il doppio rispetto ai giovani bianchi e tre volte quello degli afroamericani».

Le catene di farmacie e le case farmaceutiche coinvolte sono moltissime, ma sempre più spesso accordi in denaro evitano che si arrivi ad un vero e proprio processo. Nel giugno del 2021, ad esempio, la società farmaceutica statunitense Johnson & Johnson ha pattuito di pagare 230 milioni di dollari allo Stato di New York, raggiungendo un compromesso per evitare di finire in tribunale.

[di Gloria Ferrari]

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