sabato 10 Dicembre 2022

Alberta, la premier si scusa con i non vaccinati e attacca il World Economic Forum

Continuano a suscitare critiche, ma anche consensi le affermazioni del nuovo Primo ministro della provincia canadese dell’Alberta, Danielle Smith, decisamente controcorrente in ambito pandemico e sanitario. Smith, infatti, di recente si è pubblicamente scusata con i cittadini non vaccinati per le discriminazioni che hanno subito durante il periodo di restrizioni sanitarie e ha annunciato di aver chiesto una consulenza legale su come concedere delle «amnistie» ai cittadini dell’Alberta che hanno ricevuto multe o sono stati arrestati per aver infranto le restrizioni di salute pubblica COVID-19. «Sono profondamente dispiaciuta per qualsiasi dipendente del governo che è stato licenziato dal lavoro a causa del suo stato di vaccinazione e do loro il benvenuto se vogliono tornare», ha dichiarato la premier sabato scorso in un incontro con i media dopo il suo discorso ai membri del Partito conservatore unito. La leader della provincia canadese è stata ancora più esplicita parlando da un altro palco ufficiale dal quale, con riferimento alle persone non vaccinate, ha affermato che «sono stati il ​​gruppo più discriminato che io abbia mai visto in tutta la mia vita. Quello che abbiamo visto è un livello di discriminazione piuttosto estremo […]. Voglio che la gente sappia che lo trovo inaccettabile. Non creeremo una società segregata sulla base di una scelta medica».

Danielle Smith, nominata primo ministro lo scorso 11 ottobre, è quindi passata a criticare la collaborazione del servizio sanitario della provincia con il World Economic Forum (WEF), attaccando direttamente la potente organizzazione privata transnazionale, accusata di influenzare illecitamente i governi degli Stati. Nello specifico, il Primo ministro si riferisce alla collaborazione tra l’Alberta Healt Services – l’agenzia governativa che fornisce servizi sanitari in tutta la provincia – e il WEF, in base alla quale la sanità locale condivide idee con i ricercatori sanitari dell’Università di Harvard e della Mayo Clinic sotto l’ombrello del Forum. Nel luglio del 2020, infatti, l’agenzia aveva ricevuto l’invito da parte dell’organizzazione di unirsi alla Global Coalition for Value in Healtcare, con lo scopo di «plasmare la futura assistenza sanitaria sulla scena internazionale», come riportato sul sito dell’agenzia canadese. La premier ha quindi fatto sapere che ha intenzione di annullare l’accordo di consulenza sanitaria con il WEF spiegando che il Forum e i suoi membri non hanno nulla a che fare con l’ambito sanitario e le professioni mediche. Inoltre, ha dichiarato di non volere cooperare con un’organizzazione che ostenta la sua influenza e la sua capacità di manovrare i leader politici: «Trovo sgradevole quando i miliardari si vantano di quanto controllo hanno sui leader politici. Questo è offensivo, le persone che dovrebbero dirigere il governo sono le persone che votano per loro. Francamente, fino a quando quell’organizzazione non smetterà di vantarsi di quanto controllo ha sui leader politici, non ho alcun interesse a collaborare», ha dichiarato lunedì in conferenza stampa dopo l’insediamento del nuovo governo.

Immediate le critiche da parte dell’ala politica e mediatica – maggioritaria – a favore delle politiche pandemiche che ha accusato la Smith di sostenere e avvalorare le cosiddette “teorie del complotto”, secondo le quali il WEF ha teorizzato e cercato di attuare un “grande reset” per smantellare un certo tipo di capitalismo e introdurre sistemi dannosi e misure di controllo sociale, come ad esempio l’obbligo di vaccinazione attraverso chip di tracciamento. La premier ha rifiutato di rispondere alla domanda di una giornalista che le chiedeva se avesse delle preoccupazioni in merito al Forum perché accetta «la teoria del complotto online secondo cui il WEF è una copertura per una cabala globale di leader mondiali decisi a usare la pandemia per distruggere il capitalismo e installare una distopia socialista disfunzionale». La Smith ha semplicemente replicato che ascolterà i «consigli dei nostri infermieri, medici, paramedici e operatori sanitari in prima linea per risolvere i problemi locali che abbiamo». Il politico canadese dell’NDP (New Democratic Party), Shannon Philipps, invece, ha parlato di «bizzarra fissazione» della Smith rispetto al WEF, affermando che «è preoccupante per gli Albertani che Smith sia più interessata a pericolose teorie del complotto che ad aiutare le famiglie e le imprese».

Tuttavia, lo stesso Klaus Schwab – fondatore del WEF –  aveva dichiarato pubblicamente che l’organizzazione, mediante il programma di formazione di giovani politici chiamato “Young Global Leaders”, riesce a «penetrare i governi», facilitando al loro interno l’insediamento degli “agenti” formati dal Forum per attuare un’“agenda globale” modellata sugli interessi e gli obiettivi del gotha finanziario internazionale e non priva di precise componenti ideologiche. Trudeau stesso è un membro della comunità “Young Global Leaders”.

La premier non è nuova ad approcci e dichiarazioni non allineate che, in alcuni casi, ha successivamente ritrattato: rispetto alla crisi ucraina, ad esempio, in passato aveva affermato che Kiev avrebbe dovuto rimanere militarmente neutrale. Recentemente, invece, ha ribadito il suo pieno sostegno al Paese est europeo. Non pare comunque essere il caso dell’approccio e delle dichiarazioni fatte in merito alla gestione pandemica e alle misure restrittive, rispetto alle quali la Smith pare determinata a proseguire la sua battaglia “antisistema”.

[di Giorgia Audiello]

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5 Commenti

  1. grazie G.A. 10 e L.
    Questo articolo ci voleva! Sistema o non sistema.
    Sarà anche una goccia nel mare, ma intanto in Europa non mi risulta che nessuno dei (finti) politici, titolari di una carica, abbia preso una posizione del genere. Il Canada è un paese dagli enormi contrasti…e questo giudizio, anche se per noi scontato, sul World Economic Forum (WEF) e sulla coercizione vaccinale, dato dalla prima ministra dell’Alberta, (DONNA appunto) è una grandissima novità.

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