mercoledì 28 Settembre 2022

Lo sfruttamento del Sahara Occidentale non si ferma, con la complicità dell’Occidente

Quello siglato tra il premier spagnolo Pedro Sánchez e il re del Marocco Mohamed VI è un accordo che spegne definitivamente le speranze del popolo saharawi, che vive nel Sahara occidentale, di ottenere la propria autodeterminazione, per cui il Fronte Polisario, movimento indipendentista dei Saharawi, e la popolazione intera lottano da oltre 40 anni. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite aveva infatti stabilito, con la risoluzione 1514 (XV) del 14 dicembre 1960, che le potenze coloniali decolonizzassero e restituissero ai popoli autoctoni le terre che gli spettano di diritto, chiedendo alla Spagna di “procedere all’organizzazione di un referendum, da realizzarsi sotto gli auspici delle Nazioni Unite per permettere alla popolazione autoctona del territorio di esercitare liberamente il suo diritto all’autodeterminazione”.

Le cose non sono andate esattamente così. Il patto tra Spagna e Marocco riconosce sostanzialmente la supremazia di quest’ultimo paese sul Sahara Occidentale, per via “dell’importanza della questione del Sahara per il Marocco. La Spagna considera quindi il piano di autonomia marocchino, presentato nel 2007, come la base più seria, realistica e credibile per la risoluzione della controversia“, escludendo quindi la possibilità di un referendum, che non si è mai potuto concretamente realizzare per la continua opposizione del Marocco e il sostanziale disinteresse dell’occidente. Il paese africano ha sempre ricevuto ampio sostegno politico ed economico dalla Spagna, ma anche da Francia e Stati Uniti, che ne hanno di fatto legittimato l’abuso territoriale.

Alcuni hanno definito la decisione di Sánchez e del suo governo “strategica”, per diversi motivi. Prima di tutto, per la questione migranti. Concedendo ampie libertà al Marocco, questo saprà dimostrarsi “riconoscente” in materia di detenzione e deportazione (come accade da anni tra Italia e Libia), impegnandosi a “garantire” all’occidente più sicurezza e lotta alla criminalità (bloccando di fatto il flusso migratorio verso l’Europa).

L’accordo inoltre – che pone fine dunque a una lunga controversia tra i due paesi – permetterà di intensificare i progetti di sfruttamento delle risorse del territorio Sahariano, su cui le multinazionali spagnole avranno enormi concessioni (dalla pesca all’estrazione di minerali). Nonostante il tentativo spagnolo di istituire un referendum per la libertà del popolo saharawi, in realtà i rapporti con il Marocco per lo sfruttamento delle risorse non sono mai cessati – anche se più volte la Corte di Giustizia europea abbia dichiarato illegali tali patti commerciali.

Oltre alla pesca e ai minerali, il territorio saharawi è inoltre ricco di petrolio e gas naturale, di cui Mohammed VI è alla continua ricerca: la sua strategia è quella di stringere alleanze con imprese straniere per spingere quelle più specializzate – con notevoli agevolazioni – a investire nell’esplorazione a terra e in mare. È quello che è accaduto con l’impresa israeliana Ratio Petroleum, a cui il Marocco ha concesso l’esclusività nell’esplorazione nelle acque del Sahara occupato, lungo una superficie di 109 km2 al largo delle coste di Dakhla. A proposito di Israele: è proprio per via del Sahara che per la prima volta nella loro storia lo stato di Israele e quello del Marocco hanno avviato relazioni diplomatiche complete (con Donald Trump come tramite). L’accordo tra le due nazioni ha infatti consegnato al re del Marocco, Mohammed VI il riconoscimento di Washington della sovranità marocchina sul territorio conteso del Sahara occidentale.

Il rischio concreto è che adesso, per via della transizione ecologica su cui l’UE sta puntando, i paesi occidentali possano ulteriormente incrementare un circolo vizioso di abusi e sfruttamento, incentivando la ricerca di risorse come l’idrogeno, e utilizzando il Sahara come “base” per creare energia rinnovabile, come quella solare (per via dell’ampiezza del suo territorio e del clima).

La realtà dei fatti è che, nonostante negli anni molte colonie abbiano ottenuto una certa indipendenza dai dominatori, lo sfruttamento di materie prime e di manodopera non è mai del tutto terminato: forse ha solo mutato faccia.

[di Gloria Ferrari]

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