lunedì 15 Agosto 2022

L’uccisione di Al-Zawahiri segna la fine di al-Qaeda?

Martedi 2 agosto, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, ha annunciato che Ayman al-Zawahiri, il numero uno della nota organizzazione terrorista al-Qaeda, è stato ucciso in Afghanistan tramite un attacco mirato con i droni. L’intelligence americana aveva localizzato al-Zawahiri a Kabul all’inizio di quest’anno, ha detto Biden, aggiungendo che nessun membro della sua famiglia o civile è stato ucciso durante l’operazione.

 

Al-Zawahiri, 71 anni, è stato un medico, teologo e terrorista di origine egiziana, diventato leader di al-Qaeda nel 2011 a seguito dell’uccisione da parte dell’esercito americano di Osama Bin Laden. Dopo la morte di Bin Laden, Zawahiri è stato il principale ricercato nella lista dei “most wanted” della CIA, sulla sua testa pendeva infatti una taglia di 25 milioni di dollari. Ma Zawahiri non era solo il numero due di al-Qaeda, per diversi esperti infatti, è stato lui il vero cervello dell’organizzazione. La sua carriera terroristica era iniziata negli anni ’80 nelle fila della Jihad Islamica egiziana (EIJ), di cui è stato leader. Organizzazione salita alla ribalta internazionale per l’uccisione, nell’ottobre del 1981, dell’allora presidente egiziano Anwar Sadat. I primi rapporti tra Zawahiri e Bin Laden risalgono alla meta degli anni ’80 in Afghanistan, quanto entrambi erano impegnati nella lotta dei mujaheddin contro l’invasione sovietica. Diversi veterani di quella campagna militare sostengono che fu proprio in quel periodo, e grazie all’influenza di Zawahiri, che Bin Laden decise di lanciare la sua guerra santa contro gli Stati Uniti. Prima degli attacchi dell’11 settembre 2001, costati la vita a quasi 3.000 civili americani, c’erano stati diversi altri attentati contro obiettivi americani. Il 7 agosto 1998, vennero simultaneamente colpite, con delle autobombe, le ambasciate statunitensi in Tanzania e Kenya, gli attacchi causarono oltre 200 morti e più di 4.000 feriti. Mentre nell’ottobre del 2000, in Yemen, venne colpito tramite un attacco suicida il cacciatorpediniere Cole. Attacco che risulto nella morte di 17 marinai americani.

Osama bin Laden e Ayman al-Zawahiri in una foto scattata nel novembre 2001 (Foto: HO/Scanpix)

Negli anni al Qaeda ha subito un inarrestabile declino, dovendo fare il conto con la furiosa risposta degli americani e con la nascita di nuove organizzazioni terroristiche che le hanno “rubato la scena” come lo Stato Islamico. Anche prima della morte di al Zawahiri, al Qaeda non rappresentava più la minaccia che era stata invece nei primi anni duemila, quando oltre agli attacchi sul suolo americano aveva portato colpito anche nel cuore dell’Europa con gli attacchi di Madrid del 2004 e quelli di Londra nel 2005, causando oltre 250 morti e quasi 3.000 feriti. Al Qaeda al giorno d’oggi è un organizzazione molto frammentata, in grado di operare quasi esclusivamente a livello locale e in particolari zone del mondo dove le condizioni di instabilità lo permettono e senza una vera e propria leadership in grado di pianificare attacchi devastanti come in passato. Per questo la morte di al-Zawahiri probabilmente cambierà poco in quello che sarà il futuro dell’organizzazione. Per molti esperti la guida del gruppo terrorista verrà ora affidata a Saif al-Adel, anche lui egiziano, e uno degli ultimi superstiti del gruppo fondatore di al Qaeda. Adel, che ha passato gli ultimi due decenni in Iran, viene considerato come uno degli ultimi irriducibili, nonché mentore di Abu Musab al-Zarqawi divenuto poi il fondatore dello Stato Islamico.

Il fatto che al-Zawahiri sia stato ucciso in Afghanistan, in un quartiere residenziale di Kabul dove risiedono anche numerosi alti funzionari dell’amministrazione talebana, lascia riflettere. In base all’accordo di Doha del 2020, il ritiro delle truppe americane era condizionato al fatto che i talebani non avessero più permesso che l’Afghanistan venisse utilizzato come rifugio sicuro per i gruppi terroristi. Tali condizioni verrebbero quindi meno se venisse riconosciuto un qualche ruolo da parte di quest’ultimi nel garantire protezione all’ex leader di al Qaeda. Va detto che se i talebani appaiono all’esterno come un organizzazione omogenea, la realtà dei fatti invece dice una cosa diversa: i talebani sono un insieme di diverse fazioni in cui spesso i legami etnici e tribali giocano un ruolo più importante rispetto all’ideologia di partito. Tra i talebani non è poi un mistero che esistano fazioni più radicali rispetto ad altre, ed è probabile che siano state quest’ultime a fornire protezione a Zawahiri. Di certo l’Afghanistan vedrà adesso molto probabilmente rifiutarsi gli aiuti economici di cui il regime, e la popolazione afgana, avevano estremamente bisogno.

[di Enrico Phelipon]

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1 commento

  1. …Zawahiri, Bin Laden…guerra santa contro gli Stati Uniti…attacchi dell’11 settembre 2001, costati la vita a quasi 3.000 civili americani…??? Un ricordo doloroso per le vittime…MA
    Non so da che mondo viene questo articolo, perché forse sarebbe sempre bene ricordare che la versione della Casa Bianca (sull’11Settembre) è stata letteralmente smontata pezzo dopo pezzo dai ricercatori indipendenti di ogni paese, dalle indagini finanziate dai parenti delle vittime, dalle associazioni dei piloti e da quelle di architetti e ingegneri… Le prove del coinvolgimento dell’intelligence USA e straniera nella preparazione degli attentati sono innumerevoli quanto eclatanti…
    V. Deep State di Marco Pizzuti, pagg.293-365

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