venerdì 12 Agosto 2022

In Italia il lavoro è una guerra che provoca 1.400 morti all’anno

1.361 denunce di morti sul lavoro nel 2021, per un totale di quasi 4 vittime al giorno. Questo il dato allarmante che emerge dalla relazione annuale INAIL, a cui si aggiungono i 564.089 infortuni complessivi sul lavoro denunciati nel corso dell’anno, in calo dell’1,4% sul 2020. Una diminuzione che non fa sperare, però, in una controtendenza, dal momento in cui è dovuta «esclusivamente alla contrazione dei contagi da Covid», passati dai quasi 150.000 del 2020 ai circa 50.000 del 2021, come sottolineato dal presidente nazionale di ANMIL Zoello Forni. Infatti, le denunce di infortunio “tradizionale” hanno registrato un aumento di circa il 20%. Ciò che emerge è un quadro drammatico, a dispetto dell’attività di prevenzione in vigore da ormai 13 anni con il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.

Le denunce di infortunio con esito mortale sono state 1.361, con un decremento del 19,2% rispetto al 2020. Come per gli infortuni in complesso, anche in questo caso la contrazione è legata interamente ai decessi causati dal contagio da Covid-19, passati dai circa 600 del 2020 ai circa 200 del 2021. Al contrario, le denunce di infortuni mortali “tradizionali” sono aumentate di quasi il 10% rispetto al 2020, sia nella componente “in occasione di lavoro” sia in quella “in itinere”, dunque nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro. «La ripresa delle attività produttive dopo la pandemia deve proseguire in accordo con l’esigenza primaria di garantire la salute e la sicurezza», ha dichiarato il presidente di INAIL Franco Bettoni. Nell’anno della ripresa (2021) i dati hanno confermato una tendenza drammatica, che in Italia vede morire più di 1000 lavoratori ogni anno. Nel 2010, gli incidenti mortali sul lavoro sono stati 980, toccando un minimo storico dal secondo dopoguerra. Da quell’anno, è iniziata una lenta risalita, che tra il 2015 e il 2019 si è stabilizzata intorno al valore medio di 1.200 vittime, fino a raggiungere le 1.361 denunce di morti sul lavoro nel 2021. Ciò che emerge è il risultato di un problema strutturale, che parte dalla mancata sicurezza sui luoghi di lavoro e passa per l’inadeguata mole di controllo da parte delle autorità competenti, che andrebbe incrementata. «La presentazione del rapporto Inail rappresenta una occasione importante per riflettere sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e sul numero inaccettabile di vittime sul lavoro che questo Paese piange. Dobbiamo far crescere la cultura della sicurezza, partendo dalla centralità della persona che lavora», ha dichiarato il ministro del Lavoro e delle politiche sociali Andrea Orlando. Parole che senza l’adozione di misure concrete rischiano di suonare come mera retorica.

[di Salvatore Toscano]

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2 Commenti

  1. Ciao, premesso che l’attività di prevenzione è in atto da oramai 28 anni (entrata in vigore del D.Lgs. 626/94, successivamente abrogato e tramutato in D.Lgs. 81/2008) bisogna fare alcune considerazioni che ritengo doverose. Ovviamente io mi riferisco alla realtà che ho modo di vedere (Veneto) e non posso mettere la mano sul fuoco per le altre regioni d’Italia.
    La maggior parte degli imprenditori ha oramai interiorizzato l’importanza delle norme antinfortunistiche e, nella maggior parte dei casi, le mette in atto; non ostante tutto gli infortuni e le malattie (meno) negli ambienti di lavoro continuano a verificarsi.
    È indubbio che una persona, la cui vita lavorativa ha una durata di circa cinquant’anni, in un periodo così lungo di attività ha delle alte probabilità di subire un infortunio, seppur lieve; il mantra INFORTUNI ZERO, è una barzelletta che dobbiamo toglierci dalla testa.
    Dal 1994 ad oggi gli infortuni negli ambienti di lavoro in Italia sono nettamente diminuiti, grazie alle azioni di prevenzione messe in atto dagli imprenditori ed alla formazione a cui sono sottoposti i lavoratori.
    1361 incidenti mortali l’anno, negli ambienti di lavoro, sono un numero esagerato di cui ci dobbiamo vergognare ma comunque uno dei numeri più bassi nella Comunità Europea (promotrice primaria della prevenzione per tutti gli Stati Membri).
    Dal sito IANIL (di cui vi lascio link) risulta inoltre che l’Italia sia il paese che garantisce più tutele ai lavoratori.
    Ripeto, gli infortuni mortali non dovrebbero esistere ma sono, ahimè, inevitabili.
    Quello che lo Stato Italiano non capisce è che agli imprenditori sfugge la percezione dell’importanza di queste norme e questo a causa del sistema comunicativo Stato – Cittadino; vi faccio un esempio: alcuni anni fa si è sentito parlare molto di welfare aziendale ma la leva utilizzata dallo Stato fu: tu imprenditore investi danari in welfare ed io stato ti restituisco l’80% dei quei denari scalandoteli dalle tasse. Ovviamente l’imprenditore è interessato principalmente “ai schei” e quindi qualcosa si è mosso ma non a sufficienza e comunque con lo stimolo sbagliato.
    Se lo Stato facesse capire agli imprenditori che il welfare aziendale serve per fare vivere meglio i propri dipendenti forse qualcosa cambierebbe. Gli imprenditori devono mettersi in testa che si possono avere le aziende più belle del mondo, con i macchinari più all’avanguardia del mondo ma, alla fine, chi fa funzionare tutto sono le persone e quindi la tutela della salute, della sicurezza, della tranquillità dei lavoratori è il minimo sindacale, come si usa dire (maledetti sindacalisti inutili, perdonate), per avere un azienda sana, produttiva e senza infortuni.
    Buona giornata a tutti. G.

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