Come vengono conteggiati i morti per Covid in Italia?

Un ventunenne recentemente morto dopo un tuffo in piscina, a Riccione, è stato classificato come morto Covid solo poiché risultato positivo al virus in seguito al suo decesso. È questo il caso emerso negli scorsi giorni che non può non far sorgere dubbi sul modo in cui i decessi legati al Covid vengano contati nel nostro Paese. Perplessità, del resto, giustificate anche dalle dichiarazioni rilasciate da noti virologi: se da un lato infatti le autorità continuano a difendere l’affidabilità del conteggio dei morti, dall’altro ad alimentare un clima di incertezza sono alcuni degli esperti da sempre considerati inattaccabili dalla stampa mainstream, che negli scorsi mesi hanno criticato in maniera netta il modo in cui è stato effettuato il conteggio dei decessi per Covid.

Il caso di cronaca

Come anticipato, un caso sospetto riguardo al conteggio dei decessi viene dall’Emilia-Romagna. Diongue Madiaye, un ragazzo ventunenne, ha perso la vita nel pomeriggio del 14 luglio dopo un tuffo nella piscina del Grand Hotel, a Riccione: a nulla è servito l’intervento del 118, con il giovane che, trasportato in pronto soccorso, è deceduto in ospedale. Nei giorni seguenti, però, il ragazzo è stato inserito tra gli 11 morti per Covid riportati nell’aggiornamento quotidiano della Regione Emilia-Romagna. A renderlo noto è stata l’agenzia di stampa Ansa, secondo cui la Regione ha spiegato che – come previsto dalla modalità di gestione nazionale dei dati – il giovane rientra nel computo anche se la sua positività è stata diagnosticata dopo la sua morte, dovuta ad altra causa.

Le linee guida istituzionali

Una vicenda che inevitabilmente insospettisce ed induce a dubitare del modo in cui vengono conteggiati i morti, motivo per cui non resta che farsi la seguente domanda: ma, precisamente, in che modo vengono contati i decessi di Covid in Italia? Come si legge sul sito del Ministero della Salute, il monitoraggio dell’epidemia dei casi di Covid-19 nel nostro Paese viene effettuato attraverso due flussi di dati: il flusso dei “dati aggregati inviati dalle Regioni” e “coordinato da Ministero della Salute, con il supporto della Protezione Civile e dell’Istituto superiore di sanità (ISS)” che serve a “raccogliere informazioni tempestive sul numero totale di test positivi, decessi, ricoveri in ospedale e ricoveri in terapia intensiva in ogni Provincia d’Italia” e quello dei “dati individuali inviati dalle Regioni all’Istituto Superiore di Sanità (Sorveglianza integrata Covid-19), che comprende anche i dati demografici, le comorbidità, lo stato clinico e la sua evoluzione nel tempo, per un’analisi più accurata”.

Andando dunque a verificare quali sono le linee guida predisposte dall’ISS, sul suo sito si legge: “Nel riportare i decessi Covid-19 sul Sistema di Sorveglianza, l’ISS suggerisce di seguire le indicazioni di ECDC e OMS per identificare i decessi associati al Covid-19”. Queste ultime sono state riprese in un rapporto che indica i “criteri per definire un decesso per Covid-19”, ovverosia: “decesso occorso in un paziente definibile come caso confermato microbiologicamente (tampone molecolare) di Covid-19”, presenza di “un quadro clinico e strumentale suggestivo di Covid-19”, “assenza di periodo di recupero clinico completo tra la malattia e il decesso” ed “assenza di una chiara causa di morte diversa dal Covid-19”. Di conseguenza, quantomeno in linea teorica, le linee guida sembrano rassicurare, inducendo a pensare che normalmente se una persona annega e – come nel caso di Diongue Madiaye – risulta positiva al Covid, non dovrebbe essere classificata come deceduta per Covid-19, visto che è presente “una chiara causa di morte diversa dal Covid-19”.

Ciò che non torna

Tuttavia, proprio quest’ultimo punto non impedisce in maniera assoluta di dubitare del fatto che tutti gli individui classificati come morti Covid siano realmente deceduti a causa del virus. Come sottolineato dallo stesso ISS, infatti, se ad esempio una persona è affetta da patologie cardiovascolari, renali ed epatiche, oppure ha il cancro, e cessa di vivere mentre è positivo e possiede un “quadro clinico compatibile con il Covid-19”, rientrerà nella lista dei morti Covid. Il motivo? Non sono da “considerarsi tra le chiare cause di morte diverse dal Covid-19 le patologie pre-esistenti che possono aver favorito o predisposto ad un decorso negativo dell’infezione”, dunque se ad esempio avviene un infarto in un “paziente cardiopatico con una polmonite Covid-19”, il decesso “deve essere classificato come dovuto al Covid-19” essendo “ipotizzabile che l’infarto rappresenti una complicanza del Covid-19”.

Una spiegazione che non può non far sorgere dubbi sul reale numero dei morti causati effettivamente dal virus, nei confronti del quale le perplessità aumentano se si tiene conto del fatto che le persone con patologie pregresse rappresentano un’ampia fetta degli individui positivi al Covid e deceduti. Lo si desume da alcuni dati pubblicati proprio dall’ISS, che all’interno del “Report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italia” ha analizzato le cartelle cliniche di un campione composto da 8436 pazienti morti. “Complessivamente, 246 pazienti (2,9% del campione) presentavano nessuna patologia, 955 (11,3%) presentavano una patologia, 1.512 (17,9%) presentavano due patologie e 5.723 (67,8%) presentavano tre o più patologie”: questo si legge nell’analisi dell’ISS, che come detto giudica morto di Covid anche, ad esempio, un malato oncologico terminale risultato positivo al tampone. Un modus operandi che – considerando che addirittura il 97,1% dei deceduti analizzati aveva altre patologie – inevitabilmente genera forti perplessità: sia chiaro, ciò non significa che tutti i pazienti con patologie pregresse avrebbero comunque perso la vita in un breve arco di tempo, tuttavia il dubbio che alcuni di essi potrebbero essere morti “con il Covid” e non “per il Covid” permane.

In tal senso non si può non citare un servizio degli scorsi mesi del programma Rai Re Start, il quale ha raccolto le testimonianze di alcuni sanitari secondo cui dietro al modo di contare pazienti e morti Covid ci sarebbero ragioni utilitaristiche per gli ospedali. «È frequente che venga scritto sulla cartella – ha spiegato a volto coperto un medico di un ospedale romano – che un paziente è morto di Covid quando in realtà non lo è in modo che salga il numero dei positivi, e la stessa cosa accade con i ricoveri: se un malato oncologico entra in ospedale e poco dopo si rivela positivo, anche se non ha sintomi diventa immediatamente un paziente Covid». Il tutto servirebbe a «fare soldi», dato che «l’ospedale prende dei rimborsi in proporzione al numero di ricoveri». Come spiegato da Re Start, un decreto ministeriale ha previsto infatti per il periodo relativo allo stato di emergenza oltre 3.000 euro per i ricoveri in area medica e oltre 9.000 euro per ogni paziente in terapia intensiva per Covid, con l’intera degenza contabilizzata come Covid anche se il paziente non era positivo al momento dell’ingresso.

Le opinioni degli esperti

Ad aggiungere altra carne sul fuoco negli scorsi mesi sono state le forti prese di posizione degli esperti, in particolare di alcuni dei noti virologi ospiti delle trasmissioni televisive. «I morti caleranno quando impareremo a contarli», affermava nel febbraio scorso all’Adnkronos Salute la virologa Maria Rita Gismondo, che più volte ha puntato il dito contro «l’errata codificazione dei decessi Covid, evidenziata peraltro da molti». «La diffusione endemica attuale» dell’infezione da Sars-CoV-2, il più delle volte «anche asintomatica», in maniera ancora maggiore «porterà a ricoverati per altre patologie, e a deceduti, che essendo risultati positivi al Sars-CoV-2 verranno conteggiati come morti Covid»: questo sottolineava l’esperta, che non è di certo stata l’unica personalità nota ad aver rilasciato dichiarazioni critiche sul conteggio dei morti.

Tra tutte, non si possono non citare quelle del primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti, che tra il mese di gennaio e quello di febbraio si è distinto per una serie di affermazioni molto dure a riguardo. «Non è possibile che un malato che è risultato positivo al tampone ma che soffre di una patologia differente venga catalogato come Covid», dichiarava Bassetti a fine gennaio durante una puntata del programma “L’Aria che Tira” su La7, sottolineando che «ci sono delle cause primarie e delle cause accessorie, ma se il medico che compila il modulo scrive positivo al tampone, il decesso viene automaticamente classificato come decesso avvenuto per Covid». «In questa fase sono moltissimi i decessi con Covid e non a causa del Covid» scriveva poi in un post pubblicato sul suo profilo Facebook lo scorso 4 febbraio.

I decessi sono stati sovrastimati?

Anche un rapporto redatto dall’Istat in collaborazione l’Istituto Superiore di Sanità si è occupato del tema. Il rapporto, che ha analizzato le cause dei decessi partendo da un campione di certificazioni compilate dai medici e che si ferma al mese di febbraio 2022, ammette una sovrastima, anche se piuttosto contenuta nei numeri. Come infatti ha spiegato al Corriere della Sera il membro dell’ISS Graziano Onder, nove certificati su dieci «attribuiscono al virus la causa direttamente responsabile del decesso», mentre in una scheda su dieci la «morte è dovuta ad altre cause, tra le quali le più rappresentate sono le malattie del sistema circolatorio e i tumori». Essendo il campione di certificazioni sufficientemente rappresentativo dei decessi Covid nel complesso, è possibile – ha aggiunto Onder cercando di spiegare perché in Italia la mortalità per il Covid fosse più alta di molti paesi europei – che nel confronto con l’Europa l’Italia abbia una sovrastima di circa il 10% di morti Covid. Di conseguenza, dei 167mila decessi Covid registrati da inizio pandemia in Italia, più di 16mila sarebbero avvenuti “con” il Covid e non “per” il Covid.

Poche certezze e molti dubbi

Le variabili da considerare dunque sono diverse, ma alla fine ciò che emerge nei confronti dei decessi causati dal virus è, di fatto, un clima di incertezza. Tra le comunicazioni istituzionali, il caso di cronaca ed i pareri degli esperti, ci si trova infatti davanti ad una situazione non chiara, con l’evidenza che dopo due anni e mezzo di pandemia non vi è ancora un sistema chiaro ed affidabile per il conteggio di morti per Covid-19.

[di Raffaele De Luca]

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13 Commenti

  1. Grazie alla Redazione per finalmente attaccare un tema che ho seguito sin dai primi annunci, sia in Italia che in Francia, vivendo in alternanza nei due paesi.
    Non sono un Novax e ho trovato strano che i politici italiani si fossero rivolti ai telespettatori esattamente con gli stessi termini di quelli francesi (idem Johnson in GB) all’inizio del 2020: “Vogliamo avvisare la popolazione che questa è come una guerra…”.
    Appurando le informazioni ufficiali, ho rilevato che una direttiva dell’ISS del 2019 scrive : “[…] ogni anno si rilevano tra 11.000 e 15.000 decessi di persone fragili o con patologie pregresse, aggravate dall’influenza.” […] ” Non è assolutamente possibile determinare nell’immediato se la morte di un paziente è stata causata dal peggioramento dovuto all’influenza o dalla/e patologie pregresse del paziente, per la quale sono necessari da 8 mesi a un anno di valutazione. […] Inoltre, l’entità dei morti causati direttamente dall’influenza è valutabile annualmente in 200-400 pazienti.
    Questa affermazione mi ha spinto a verificare le false informazioni dei media sia francesi che italiani, uno di questi ultimi a febbraio 2020: “E’ morto di Covid il primo giovane di 40 anni nella provincia di Milano…”. Controllando in quotidiani locali , questo poveretto era affetto da un forma grave di tumore, contro il quale lottava da anni. Idem per moltissimi altri casi.
    Inviterei i lettori a verificare come mai il fatturato delle Multinazionali farmaceutiche è aumentato di circa 20 volte rispetto al periodo pre-Covid, nonostante i governi avessero pagato miliardi di Euro per la ricerca e sviluppo, e come mai Moderna avesse lavorato dal 2014 al 2018 (vigilia della comparsa del Covid) per i servizi segreti del Dipartimento della Difesa Americana.

  2. Come è stato notato dai numerosi commenti, questa situazione, più che drammatica, è stata rappresentata dall’articolo con una magistrale educazione e un tatto squisito.
    Però una persona normale potrebbe forse far rilevare (sempre gentilmente) che questi comportamenti di certi sanitari, del governo, del ministero della salute e dell’ISS sono con tutta probabilità da considerarsi criminali. Vogliamo pensare all’impatto psicologico che ha avuto questa narrazione di morte di massa? Sui Bambini, sugli ingenui, sui disinformati…? Senza parlare di Epigenetica, vogliamo tentare di valutare gli effetti sociali, economici e sulla salute pubblica di questa narrazione spaventosa? (Draghi che parla falsamente di morte e di contagiosità dei novax)
    Il tutto, (cioè questa rivendita miliardaria di dubbi farmaci, di cui non si sono ancora valutati gli effetti…) il tutto, schermato dalla schiera di morti veri (non curati) di sanitari morti eroicamente, senza il supporto del ministero, dell’ISS, di chi avrebbe dovuto organizzarli e proteggerli…
    E scusate, il bambino di 5 anni mi ha detto: non si può citare Bassetti senza scrivere un PERFINO davanti al nome. Un ex consulente della Pfizer che ne ha dette di cotte e di crude secondo come girava il vento, lui ed i suoi degni compari teledottori.

  3. A me fa molto pensare la connivenza di medici e infermieri che sapendo non hanno parlato, che hanno lasciato morire i malati da soli senza poter avere un familiare vicino, che si sono vaccinati sapendo che il siero non li proteggeva e non proteggeva i pazienti con cui erano in contatto, il tutto per paura di perdere il posto o il prestigio? Siamo diventati così meschini? Tutta questa falsa narrazione ha potuto continuare perché non c’è stata una opposizione, basata sulla ragionevolezza e scientificità, a parte pochi esempi che come sappiamo sono stati emarginati o scherniti.

  4. Grazie per l’articolo per essere una delle pochissime voci che pur con moderazione (l’unico modo per fare breccia nella testa di molti, purtroppo o per fortuna) ha sempre portato alla luce situazioni di questo tipo, con taglio prettamente giornalistico (presentando i datti, non opinioni polarizzanti che speso spostano il fulcro dei discorsi dalla sostanza, che veramente importa, al “tifo” da stadio, che va contro i nostri stessi interessi).

  5. Concordo con i commenti già espressi sulla “tardività” e sull’approccio inutilmente mesto di questo articolo, a fronte di una situazione che ormai esonda di dati incontrovertibili. Aggiungo solo che mi lascia perplessa la mancanza di risposta proprio al quesito fondamentale che questo articolo sembra porsi: se è poco chiara la situazione delle morti con-per Covid, come si spiega allora che nel momento in cui la morte è chiaramente imputabile ad altro (un incidente come quello accaduto al ventunenne morto dopo il tuffo nell’hotel di Riccione) viene comunque percorsa la via “collaterale” del decesso Covid? Ecco, a questa domanda io mi sarei aspettata una risposta, meglio se da qualche fonte autorevole. Purtroppo sì, è un articolo che nasce con l’abboccamento tipico dell’informazione asservita ai click. E mi spiace molto, perché su questa testata anch’io ho riposto molta fiducia. Confido in risvolti futuri.

  6. Ricordo che Arcuri, allora rappresentante del governo per l’emergenza, era il 20.03.2020, in un brevissimo passaggio del suo discorso tenuto insieme ai rappresentanti della protezione civile e che probabilmente a molti sfuggì, disse : “d’ora in avanti tutti i morti verranno catalogati covid”.
    Io ero sul divano di casa e mi chiesi ” ma se io fossi un pastore e mi trovassi in altura, al pascolo, a 2000 mt di quota, con il mio gregge e mi venisse un infarto … verrei quindi catalogato come morto per covid?????” ….da quel giorno ho iniziato a dubitare di tutto cio che veniva comunicato dai media…. e ovvimente non mi sono vaccinato, ne io ne la mia famiglia.

  7. Vado ancora + indietro e mi riferisco a quando Gian luigi Paragone ha portato in Italia il prof Montanier che a Milano dichiarò già nel 2021 che era ben nota da anni nella letteratura medica che non si vaccina mai una popolazione durante una pandemia perché si creeranno di continuo variabili del virus primario ed è ciò che è puntualmente accaduto. Quindi concordo con quanto detto sopra che questa testata stia arrivando un poco in ritardo e con un articolo molto software a mio parere!!! Io ho seguito i consigli del fondatore di questa testata Matteo Gracis (che stimo moltissimo) ma a mio parere dovrebbe mettere di più il “naso” su come viene gestita questa testata personalmente se continua così non rinnoverò più l’abbonamento.

  8. Si se protocollo ai medici viene detto pi segnare tutti morti per covid dato che le aziende ospedaliere percepiscono circa 2000 euro in più per ogni malato denunciato covid rispetto a una morte comune .grazie farabutti criminali

  9. Questo articolo è penosamente “politicamente corretto” e tardivo, per un giornale che dovrebbe denunciare, con coraggio e in anteprima, tutte le manipolazioni della narrazione pandemica propagandata da un governo asservito alle lobby farmaceutiche. I sospetti sui conteggi dei deceduti covid sono stati descritti da medici, studiosi e “complottisti” sin dal 2021. Le dichiarazioni di Bassetti risalgono all’11 gennaio del 2022 e sono state pubblicate da La Repubblica, non certo un giornale “indipendente”.
    E voi (Raffaele Deluca) arrivate adesso a sussurrare un timdo “ci si trova infatti davanti ad una situazione non chiara”? La situazione è chiarissima da più di un anno e va trattata con denunce e con documentazione inattaccabile come quelle portate dal dott. Citro, dal dott. Frajese, dalla dott. Bolgan e molti altri.

    • Le manipolazioni della narrazione, per essere credibili e dimostrabili, non possono che essere provate a partire da un analisi accurata dei dati. Esistono fonti ufficiali, dalle quali non si può trascendere, ma che forniscono, al contrario, una base attendibile allo scopo.

  10. La farsa pandemica è ormai smascherata, manca solo una condanna per tutti quelli che hanno tolto libertà e diritti alle persone, sfruttando paura e ignoranza. Questi dati sui morti, che sono morti per tutt’altro, sono solo uno dei tanti tasselli (i tamponi farlocchi ne sono un altro) che sono stati sfruttati per ridurre in schiavitù la popolazione

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