sabato 24 Settembre 2022

La Serbia mette in mostra i missili cinesi

Belgrado ha celebrato la festa dei lavoratori disponendo in bella vista missili e lanciarazzi, così che tutti potessero notare la sua forza militare. Non è insolito che gli eserciti approfittino di simili ricorrenze per mettersi in mostra attraverso esercitazioni, tuttavia la mossa serba viene letta come un segnale di allarme, sia per il messaggio che l’accompagna, sia per il fatto che l’artiglieria esibita sia la dimostrazione empirica di quanto la nazione si stia avvicinando alla Cina.

A risaltare è stato infatti il sistema antiaereo HQ-22, uno strumento fornito in gran quantità alla Serbia dall’alleato di Beijing. La consegna, avvenuta a metà aprile, ha impiegato una dozzina di aerei di trasporto Y-20 e si ritiene sia stata la spedizione di armi più imponente che il Governo cinese abbia mai inviato entro i confini europei. I primi a essere insoddisfatti sono stati gli statunitensi, i quali già nel 2020 avevano sconsigliato a Belgrado di mettere le mani sugli HQ-22 suggerendo, non troppo velatamente, che i legami con l’alleanza occidentale passino anche attraverso il mercato delle armi.

Nonostante Belgrado abbia chiesto di entrare nell’Unione Europea già nel 2008, le cose si stanno muovendo a rilento e, nell’attesa, il Governo locale ha iniziato a legarsi in maniera indissolubile con la Cina: nel 2013 ha firmato una dichiarazione congiunta atta ad approfondire i rapporti strategici, quindi nel 2019 ha aderito direttamente al progetto della “nuova via della seta”, di fatto cementando definitivamente i suoi legami con l’Oriente. In quest’ottica, l’esibizionismo bellico messo in atto domenica non può che innervosire UE e USA, soprattutto considerando che il Presidente serbo Aleksandar Vucic si sia dilungato a descrivere i nuovi acquisti al pari di un «potente deterrente» che eviterà al Paese di essere nuovamente bersaglio di attacchi terzi, un riferimento che sembra guardare più ai bombardamenti NATO del 1999 che all’attuale situazione ucraina.

A ben vedere, l’acquisto delle armi cinesi non è che la punta di un iceberg ben più articolato e profondo. La Serbia ha recentemente sostenuto di voler siglare un accordo di libero scambio con Beijing e già ora si fregia di infrastrutture di origine cinese che, pur essendo più discrete dei missili, sono potenzialmente pericolose per i rapporti con l’Occidente. Se l’UE fa spesso affidamento a Microsoft e Google per gestire i suoi centri dati, Belgrado ha infatti preferito appoggiarsi all’alleato asiatico, lacerando quel tacito patto commerciale ed economico a cui sottostanno le dinamiche atlantiste. Non solo, la Serbia è andata oltre e ha progettato con l’aiuto di Huawei – azienda che compare nella black list statunitense – una smart city in quel di Niš, nonché l’installazione nella capitale di telecamere di sicurezza capaci di sfruttare gli algoritmi di riconoscimento facciale.

Belgrado non ha del tutto rescisso i rapporti con l’Occidente – lo dimostrano i negoziati con Francia e Regno Unito per l’acquisto di jet – tuttavia le sue mosse indicano l’intenzione di assicurarsi che Unione Europea e gli Stati Uniti siano dissuasi dall’imporsi in futuro sulle sue politiche interne.

[di Walter Ferri]

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