lunedì 16 Maggio 2022

Geopolitica del petrolio: gli USA ora vogliono la pace con Venezuela e Iran

Nei giorni scorsi una delegazione degli Stati Uniti è stata ricevuta dal Presidente del Venezuela, Nicolas Maduro. L’arcinemico socialista contro il quale non più tardi di due anni fa gli americani tentarono di forzare un cambio di governo, fomentando l’insediamento del golpista Juan Guidò. L’incontro tra le due delegazioni, il primo dopo molti anni, è stato definito dal presidente venezuelano rispettoso e diplomatico, mentre da Washington hanno specificato le questioni trattate, tra cui la sicurezza energetica e i casi di 9 cittadini statunitensi attualmente nelle carceri venezuelane. La verità, confermata da più fonti, è che gli Usa stanno cercando si accorciare le distanze col Venezuela e con l’Iran, per fare fronte alla crisi petrolifera.

In un momento “normale”, il tentativo di riavvicinamento con il Venezuela da parte degli Stati Uniti, sarebbe una sorpresa. Tuttavia, alla luce di quanto sta accadendo in Ucraina, altro non è che una mossa contro la Russia. Washington ha deciso di mettere al bando il petrolio russo, misura insostenibile nel medio periodo senza “rimettere in gioco” petrolio e gas naturale di altri Paesi. Non a caso, forse, ancora prima del precipitare degli eventi in Ucraina, gli Stati Uniti assieme a Francia, Germania e Gran Bretagna stavano appunto lavorando al ripristino dell’accordo sul nucleare con l’Iran. Accordo, che, come più’ volte ribadito da Teheran, potrà andare a buon fine solo con il ritiro delle sanzioni americane ed europee nei confronti della Nazione.

Paesi che solo fino a pochi mesi fa erano considerati dall’Occidente “stati canaglia” come potrebbero tornare adesso nella cerchia dei “buoni”? Il riavvicinamento verso il Venezuela appare ancora più in contrasto rispetto a quello con l’Iran, se consideriamo quella che è stata la politica estera di Washington negli ultimi anni. Con l’Iran infatti, ai tempi della presidenza di Obama, era stato siglato un accordo che limitava lo sviluppo del nucleare in cambio del ritiro delle sanzioni, con la speranza di poter iniziare ad avere relazioni diplomatiche e mettere da parte i contrasti storici. Tra Stati Uniti e Iran ci furono anche in passato esempi di collaborazione: in Afghanistan contro i Talebani e in Iraq nella lotta allo Stato Islamico. Gli Stati Uniti, inoltre, dal 2019 hanno fortemente sostenuto l’illegittimità della presidenza Maduro in Venezuela, seppur fosse stato eletto in elezioni giudicate regolari. La Casa Bianca e gran parte dei paesi Europei avevano infatti riconosciuto come legittimo presidente l’allora semi-sconosciuto membro dell’opposizione Juan Guaido. Durante la presidenza di Donald Trump la pressione verso il Venezuela aveva raggiunto livelli altissimi, dato che lo stesso presidente americano non aveva escluso l’opzione militare per rimuovere Maduro.

Negli ultimi anni le economie di Iran e Venezuela sono state soggette alla dura morsa delle sanzioni, i cui effetti sono ricaduti principalmente sui normali cittadini, piuttosto che sulle élite al potere. Sia Caracas che Teheran hanno buoni rapporti diplomatici con Mosca, e infatti entrambi si sono astenuti nel condannare l’invasione in Ucraina, puntando il dito, piuttosto, sull’operato della NATO, come principale causa della crisi in corso. Sarà comunque difficile per questi due paesi resistere alle avance degli Stati Uniti, dato che le loro economie sono incentrate in larga parte su petrolio e gas. Come invece verrà giustificato all’opinione pubblica questo riavvicinamento da parte dell’Occidente non è dato a sapere. Sia in Europa, che dall’altra parte dell’Atlantico, per anni si è parlato di Iran e Venezuela come orribili dittature, in cui non vi era alcun rispetto dei diritti umani, definendo i due Paesi rispettivamente “terrorista” e “comunista”. Un’ennesima dimostrazione di come, per gli Usa, i concetti di “democrazia” e “diritti umani” siano clave da usare arbitrariamente a seconda degli obiettivi geopolitici, come dimostrato dai buoni rapporti storici tra Usa e la ricchissima e spietata dittatura dell’Arabia Saudita.

[di Enrico Phelipon]

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