martedì 27 Settembre 2022

Il ripristino dell’accordo sul nucleare iraniano potrebbe essere vicino

E’ previsto per oggi a Vienna, quello che, se tutto dovesse andare bene, potrebbe essere l’ultimo round di incontri tra l’Iran e i paesi firmatari dell’accordo sul nucleare (Joint Comprehensive Plan of Action – JCPOA). Gli incontri tra i rappresentati di Russia, Cina, Stati Uniti, Francia, Germania, Gran Bretagna e Iran erano ripresi a fine novembre 2021 dopo una pausa di alcuni mesi, a causa delle elezioni presidenziali in Iran.

Il JCPOA (uno dei pochi successi di politica estera dell’ex presidente americano Barack Obama), entrato in vigore nel 2015, venne poi interrotto unilateralmente da Donald Trump nel 2019.
L’accordo sul nucleare garantiva la sospensione delle sanzioni economiche al regime iraniano se quest’ultimo avesse limitato il suo programma nucleare per scopi esclusivamente civili e non militari. Accettando inoltre di ricevere ispezioni regolari da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA). La scorsa settimana, il governo americano aveva annunciato di volere ripristinare una deroga alle sanzioni che permetterebbe alle aziende cinesi, russe ed europee di tornare a collaborare con Teheran per lo sviluppo, in ambito civile, della tecnologia nucleare. Nonostante questo “piccolo” segno di buona volontà’ per giungere ad un accordo vanno ancora superati alcuni ostacoli. L’Iran in tutti gli incontri precedenti ha sempre dichiarato che il ripristino dell’accordo debba prima passare dalla cancellazione di tutte le sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti. Washington dal canto suo, sarebbe invece disposta a cancellarne solo alcune, ma non tutte, inserendo nel “nuovo” accordo clausole volte a limitare il programma missilistico e il sostegno ai gruppi armati da parte del regime iraniano.

Per giungere quindi ad un accordo i due “storici nemici” dovranno riuscire a mettere da parte le diffidenze reciproche, dato che entrambi hanno da guadagnarci. Per il regime iraniano la cancellazione delle sanzioni rappresenterebbe una boccata d’ossigeno per l’economia, in recessione. L’inflazione in Iran si aggira sul 40% e le esportazioni di petrolio si sono più’ che dimezzate, da quando le sanzioni sono rientrate in vigore. Per giunta, l’impossibilita’ di attrarre investimenti stranieri fa si che Teheran debba contare quasi esclusivamente su Cina e Russia come investitori e partner commerciali. Il miglioramento dell’economia inoltre andrebbe a limitare il pericolo di rivolte popolari, che in Iran sono sempre dietro l’angolo. Nonostante i forti legami che esistono con Israele (che si e’ sempre fermamente opposto al JPCOA), anche per Washington esistono dei vantaggi derivanti dal raggiungimento di un accordo. Gli Stati Uniti al momento si trovano impegnati in diversi “fronti”, in Ucraina con la Russia, e nel pacifico con la Cina, un compromesso con Teheran potrebbe aiutare ad allentare, almeno in parte, le tensioni in Medio Oriente. Il regime iraniano e’ responsabile dell’addestramento e del supporto militare di diversi gruppi armati attivi nella regione. In particolare in Libano, Iraq e Yemen. Le attività’ di questi gruppi hanno causato diverse tensioni tra Teheran e i due principali alleati americani nell’area, Israele e Arabia Saudita. Va inoltre considerato, che la possibilità’ di tornare a “fare business” e di acquistare petrolio iraniano renderebbe “felici” diversi partner europei. Il presidente Biden, dovrà’ inoltre tener conto di quelli che sono gli ostacoli “interni” per giungere ad un accordo. L’opposizione repubblicana e la potente lobby israeliana sono infatti due tra i maggiori ostacoli che il neo-presidente dovra’ tenere in conto, alla luce anche delle elezioni di midterm (per il rinnovo di camera e senato) previste il prossimo novembre.

[di Enrico Phelipon]

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