giovedì 6 Ottobre 2022

Guerra in Ucraina: le cose stanno andando peggio del previsto per Putin?

Le prossime 24 ore saranno cruciali per il destino dell’Ucraina, è quanto dichiarato dal presidente Zelensky. Si stanno infatti svolgendo colloqui diplomatici tra la delegazione russa e quella ucraina a Gomel, Bielorussia. Difficile tuttavia pensare che da questi colloqui possa arrivare una soluzione al conflitto in corso, appare improbabile infatti, che Mosca possa accettare le due principali richieste di Kiev: un immediato cessate il fuoco e il ritiro delle truppe dall’Ucraina.

Entrando nel quinto giorno di combattimenti, la possibilità di una vittoria lampo da parte di Mosca, come inizialmente preventivato da numerosi esperti, appare in contrasto con quella che invece è la realtà sul campo. Ad oggi le truppe russe non sono state in grado di conquistare nessuna delle principali città ucraine, venendo fermate sia nella capitale Kiev che a Kharkiv, nell’Ucraina orientale. Nonostante la netta superiorità russa dal punto di vista miliare, a causa di diversi fattori l’offensiva russa parrebbe giunta ad una fase di stallo.

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1) Nonostante i raid aerei, volti a colpire le infrastrutture militari ucraine, con cui Mosca ha dato il via all’invasione, l’esercito russo starebbero incontrando in Ucraina una resistenza molto maggiore di quella inizialmente preventivata. I dati rilasciati dal Ministero della Difesa ucraina indicano infatti perdite molto alte da parte dei russi, che in questi primi 5 giorni ammonterebbero a: 5.300 soldati, 60 tra aerei e elicotteri ed oltre 190 carri armati. Cifre difficilmente confermabili e verosimilmente gonfiate, ma che comunque lasciano l’idea di come l’esercito ucraino sia ancora in grado di combattere e di contrastare l’avanzata russa. Numeri che potrebbero inoltre essere destinati a salire visto che negli ultimi giorni molti paesi europei hanno annunciato di essere pronti a fornire assistenza militare a Kiev. Va inoltre tenuto presente, come dal 2014 ad oggi, l’Ucraina abbia ricevuto ingenti somme e forniture militari sia dall’Unione Europea che dagli Stati Uniti per implementare le proprie capacità militari.

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2) Non si può nemmeno escludere l’ipotesi che questa momentanea fase di stallo, altro non sia che il risultato di una precisa scelta di Mosca. Ossia quella di evitare di portare combattimenti feroci all’interno delle città al fine di evitare il più possibile le vittime civili. Secondo quanto riportato da Bloomberg, dal Cremlino avrebbero infatti lasciato trapelare come l’offensiva stia andando secondo i piani, che prevedevano un operazione della durata di alcune settimane e non di giorni. Inoltre, se Putin decidesse di aumentare l’intensità delle operazioni militari, ci sarebbero davvero poche speranze per gli ucraini di contrastare una decisa avanzata delle truppe russe. Obiettivo principale di Mosca – almeno secondo quanto dichiarato da Putin nel suo discorso alla nazione – è infatti quello di demilitarizzare l’Ucraina e imporre un cambio di governo, non tanto quello di occupare in pianta stabile tutto il territorio. Bisogna comunque considerare come problemi logistici e una resistenza inaspettata possano aver influito su quelli che erano i piani iniziali.

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3) Un altro fattore importante, per valutare la situazione attuale in Ucraina è relativo alle conseguenze che tale invasione sta avendo sulle relazioni internazionali e sull’opinione pubblica mondiale. L’operato dei russi è stato prontamente condannato da tutto il blocco occidentale, apparentemente senza produrre divisioni sulle quali forse da Mosca contavano. Proteste contro la guerra si sono verificate anche in diverse città’ della Russia, risultando in numerosi arresti da parte delle autorità. Unione Europea e Stati Uniti hanno imposto una serie di sanzioni economiche, che seppur inefficaci nel breve periodo a fermare l’offensiva russa, avranno pesanti conseguenze a medio e lungo termine. Conseguenze che andranno ad interessare non solo la popolazione russa ma anche la cerchia di oligarchi legati a Putin. Il fronte interno per il governo russo, non è un pericolo al momento, dato che nessuno in Russia pare in grado di poter anche minimamente mettere in discussione l’autorità del presidente. Nel caso però in cui il conflitto dovesse prolungarsi nel tempo non è da escludere che ciò’ possa avvenire. A livello internazionale invece la situazione appare più complessa, la Russia al momento si trova praticamente isolata, con la sola, importante, eccezione della Cina e di pochi altri paesi. Il supporto da parte di Pechino, appare legato a doppio filo con la questione di Taiwan, che la Cina vorrebbe tornare ad avere sotto la propria autorità. Ed appunto in quest’ottica ritiene legittima l’operazione militare di Mosca. Anche i rapporti commerciali ricoprono un ruolo importante, dato che Mosca sarebbe in grado di garantire le forniture energetiche necessarie al gigante asiatico per funzionare e produrre. A lungo termine però la necessità di Pechino di poter contare sui mercati europei per le proprie merci potrebbe incrinare i rapporti con Mosca.

Image4) I costi umani dell’invasione. Stando a quanto riferito da Kiev, per ora sarebbero 352 i morti tra la popolazione. E oltre 150.000 sarebbero gli sfollati. Innalzare ulteriormente il livello del conflitto avrebbe costi altissimi a livello umano, sia per la popolazione civile in Ucraina che per l’esercito russo. Ogni giorno che passa in cui la capitale o le principali città restano sotto il controllo del governo di Kiev, rappresenta una vittoria per gli ucraini. Allo stesso modo ogni caduto russo rappresenta un colpo per il morale di questo esercito di “liberazione”. Tra le cause della caduta dell’Unione Sovietica viene spesso identificato il fallimento dell’armata rossa in Afghanistan. Guerra dai costi altissimi che durò 10 anni (dal 1979 al 1989) e che costò la vita a quasi 30.000 russi. Nemmeno la Russia di Putin può permettersi di impantanarsi in conflitto di durata, anche perché nel frattempo il fronte a lui nemico, ovvero Ue e Usa, si sta compattando e sta portando avanti piani finanziari e bellici per fiaccarne l’offensiva.

Difficile prevedere cosa succederà nei prossimi giorni, dato che il livello dei toni è al momento altissimo, e abbiamo sentito parlare anche di armi nucleari. Sia chiaro che la situazione in Ucraina è precipitata negli anni per colpe di tutti i protagonisti; da una parte Stati Uniti, NATO, Unione Europea e Ucraina dall’altra la Russia. Lo avevamo sottolineato in tempi non sospetti attraverso un articolo dal titolo “La Russia ha diverse buone ragioni per sentirsi accerchiata dalla NATO“. Le colpe le pagheranno, come sempre accade in caso di guerra, i civili a meno che non si riesca a trovare una soluzione diplomatica. Magari proprio nelle prossime 24 ore.

[di Enrico Phelipon]

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11 Commenti

  1. Per la famosa Teoria del Fosso, che ha due sponde, molto probabilmente le ragioni di questa guerra vanno cercate sia a est che a ovest. Se la Nato e la Russia invece che allargarsi vicendevolmente si fossero parlate per trovare un terreno comune e pacifico aggiungo, non saremmo a questo punto. Ma questo sarebbe una situazione ideale (utopica?) dove non dovrebbe neppure esserci un banchiere a capo del Governo. Ricordiamoci che la Nato ha foraggiato e incoraggiato l’Ucraina a ‘occidentalizzarsi’.

    • Il problema più grave è non avere un banchiere al governo o “occidentalizzarsi” di per sè. La libera stampa non parla dei crimini commessi dallo stato fantoccio neo-nazista. La guerra è iniziata 8 anni fa e sono morti circa 15.000 persone il che è riconosciuto dagli organi internazionali. Abbastanza simile alla situazione jugoslava degli anni novanta. E poi le grandi democrazie non ne parlano proprio… non sarà perché i russi e alcuni altri sono indigeni, persone di seconda scelta?? Disumanità e razzismo per procura…

  2. Il motivo dichiarato da Putin per aver invaso uno Stato sovrano, con un governo ed un presidente liberamente eletti, è l’allargamento della NATO ad est. Paradossalmente, proprio l’invasione dell’Ucraina e le sue mire espansionistiche per riportare i confini russi a quelli dell’URSS sono la prova provata che l’allargamento della NATO ad est era necessario.

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