giovedì 26 Maggio 2022

La ricerca del significato

Ha scritto Jerome Bruner che “La ricerca del significato” (questo il titolo del suo libro, ed.It. Boringhieri 1992) è seriamente compromessa nella nostra società, governata dall’informatica e dall’intelligenza artificiale. Il significato è assegnato a priori ai messaggi, i margini della interpretazione si sono ridotti, la spiegazione predeterminata oscura la comprensione, la rende inutile.

L’esperienza umana perde il suo potenziale creativo, sperimentale, e si riduce a conferme e disconferme. Procedere per approssimazione, mettere in campo tentativi, rischiare di sbagliare, accettare le sorprese, valorizzare le novità, esprimersi in modo differente se non si è capiti, confrontare le offerte e le soluzioni sembra roba del passato. È come se le leggi del mercato e gli ecosistemi delle persone fossero saltati in favore di soluzioni algoritmiche precostituite, di programmi e pianificazioni decisi altrove.

“La psicologia popolare – scriveva Bruner – non consiste in un insieme di proposizioni logiche ma in un esercizio di narrativa. La sua base è formata da una potente struttura di storie, miti, generi letterari…in base alla quale gli individui organizzano la propria concezione di sé stessi, degli altri e del mondo in cui vivono”.

Luigi Einaudi, futuro presidente della Repubblica, iniziava così il suo corso accademico di economia politica nel 1944: “Siete mai stati in un borgo di campagna in un giorno di fiera? In mezzo al chiasso dei ragazzi, alle gomitate dei contadini e delle contadine le quali vogliono avvicinarsi al banco dove sono le stoffe da osservare, confrontare, toccare con mano ed alle grida dei venditori… Ma perché ci sia vero mercato, occorre che le due parti siano libere di non mettersi d’accordo“.

La comprensione è il vero orizzonte, non l’assenso, l’adeguamento a prescindere. Il mercato, la fiera sono tra le nostre ultime frontiere simboliche, dove l’umanità è necessariamente molteplice, e dove dunque il modello che agisce è quello delle pluralità delle merci, delle lingue, della loro offerta e traduzione. L’umanità, come il linguaggio, esiste solo al plurale, notava il filosofo Paul Ricoeur, non esiste una sola spiegazione dell’uomo, né in senso biologico, né in altro senso. La condizione umana, conclude Bruner, ha senso soltanto se viene interpretata alla luce del mondo simbolico, culturale. La vera rivoluzione rimane la costruzione del significato, di un significato che comunque ci soddisfi, nonostante i condizionamenti.

[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]

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