martedì 9 Agosto 2022

Il Politecnico ignora le proteste e conferma gli accordi con Frontex

Si è tenuta ieri presso il Politecnico di Torino la seduta straordinaria del Senato accademico che ha deliberato in materia di accordi tra il Politecnico e Frontex, agenzia europea fondata nel 2004 per la protezione delle frontiere esterne europee. Al termine della seduta è stato deliberato il via libera alla sottoscrizione degli accordi, ma con la condizione vincolante per il personale coinvolto di procedere “in osservanza del rispetto dei diritti umani e fondamentali delle persone, oltre che dei principi dell’integrità della ricerca”. Nel frattempo, al di fuori dell’Ateneo, un sit in composto da studenti e varie associazioni chiedeva a gran voce la revoca di accordi definiti “vergognosi”.

È  pari a quattro milioni di euro la cifra che Frontex ha messo a disposizione per l’elaborazione di “mappe di riferimento (politiche, topografiche, di trasporto, economiche, geologiche, fisiche, climatiche ecc), mappe tematiche (migrazione, criminalità, nazionalità, operazioni, ricerca e soccorso ecc), mappe infografiche (immagini, grafici e testo su una mappa tematica) e libri di mappe”. Il bando è stato vinto da un consorzio composto dal Politecnico di Torino e l’associazione Ithaca, centro di eccellenza di ricerca applicata che fornisce servizi “a valore aggiunto” in risposta a calamità naturali e opera in diversi contesti quali quelli agricoli, ambientali, della mobilità e così via.

Nulla di male sin qui, non fosse che l’attività di Frontex è da anni nel mirino delle associazioni per la difesa dei diritti umani, tra le quali Amnesty, Human Rights Watch e molte altre, in quanto accusata di operare respingimenti violenti e indiscriminati alle frontiere, negando il diritto dei rifugiati a richiedere asilo in Europa, o di voltarsi dall’altra parte quando testimone di palesi abusi dei diritti umani. La relazione finale di un gruppo di controllo del Parlamento europeo, istituito a seguito del numero sempre maggiore denunce contro gli atteggiamenti di Frontex, ha accusato l’Agenzia di un generale disinteresse di fronte al numero crescente di denunce di violenze nelle zone in cui operava, e di aver ignorato anche le segnalazioni dei propri commissari interni. Non senza ironia, la relazione è stata pubblicata il 14 luglio 2021, lo stesso giorno nel quale il Politecnico comunicava i neonati accordi con Frontex.

Nella giornata di ieri 14 dicembre, per protestare contro le decisioni del Politecnico, un sit in di studenti e varie associazioni si è radunato di fronte all’ingresso principale del Politecnico, chiedendo che gli accordi venissero immediatamente rescissi. Quando il rettore Guido Saracco ha raggiunto i manifestanti, che chiedevano una assunzione della responsabilità politica degli accordi, le risposte sono state mal accolte dalla folla.

«Il Politecnico di Torino è una delle poche università che ha un regolamento di Research Integrity, che prevede una serie di cose che non possiamo fare. Ai sensi di quel regolamento abbiamo poi delle misure di attuazione che sono state seguite» ha dichiarato il rettore, che ha poi proseguito «C’è un Ateneo che è all’avanguardia dal punto di vista della tutela dei principi morali con cui si fa ricerca». Alla folla che lo ha accusato di nascondersi dietro le maglie della burocrazia, basando su di questa le scelte di dubbia etica dell’Ateneo, è seguito un melodrammatico «Se questa è una lapidazione del rettore del Politecnico di Torino prestatevi pure, avanti, fate pure».

Una folta schiera di poliziotti in tenuta antisommossa ha cercato di bloccare l’accesso all’Ateneo agli studenti che stavano manifestando, per poi lasciarli passare e presidiare l’ingresso al Rettorato. Un’applicazione del “prisma securitario” che, insomma, vale un po’ in tutti gli ambiti della società.

Quando Altreconomia, che ha condotto per prima l’inchiesta, ha domandato a Frontex di visionare tutti i documenti relativi alla candidatura del Politecnico e di Ithaca, l’Agenzia ha risposto negativamente in quanto non vi sarebbe stato “nessun interesse pubblico preponderante”, e che anzi “la loro divulgazione potrebbe minare la protezione degli interessi commerciali delle persone giuridiche compresa la proprietà intellettuale”. Poca trasparenza, quindi, che si va ad unire ad un atteggiamento ambiguo dell’Ateneo. «Nel consiglio di amministrazione si dice che stiamo facendo solo mappe e non si può demonizzare chi ci chiede questo servizio» spiega Bruno Codispoti, rappresentante degli studenti nel CDA del Politecnico, durante un’assemblea tenutasi il 1° dicembre. «Ma non è così ovviamente, dobbiamo guardare a chi le diamo e cosa fa, perché stiamo concorrendo a sua azione. Non è una questione di soldi, ma di etica e morale, di come il Politecnico si esprime in riferimento a questa vicenda». Per ora, la risposta dell’Ateneo sembra più che chiara.

[di Valeria Casolaro]

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