lunedì 23 Maggio 2022

Serbia, la lotta dei cittadini per impedire un disastro ambientale

In Serbia, nella capitale Belgrado e in altre città, continuano per la terza settimana di fila le manifestazioni antigovernative contro la grande miniera di litio che dovrebbe sorgere nell’ovest del paese. Secondo i gruppi ambientalisti, lo sfruttamento delle risorse nella cosiddetta “Jadar Valley” causerebbe ripetuti disastri ambientali.

I motivi per cui i manifestanti occupano le strade sono diversi, ma hanno tutti a che fare con la salvaguardia del paese. Il Governo aveva infatti deciso di promulgare due nuove leggi: la legge sull’Esproprio e la legge sul Referendum. Entrambe avrebbero permesso ad aziende straniere di sfruttare molto facilmente le terre serbe e le loro risorse minerarie. Con ingenti danni che avrebbero peggiorato una situazione già molto critica: la Serbia è tra i Paesi più inquinati d’Europa.

 Anche se, in seguito alle proteste, il Presidente Vučić ha deciso di sospendere la norma sull’espropriazione di terreni, ora la popolazione continua a protestare perché vuole molto di più: che il progetto di sfruttamento della miniera da parte della multinazionale anglo-australiana Rio Tinto venga del tutto bloccato.

 La multinazionale in questione ha dichiarato di voler investire 2,4 miliardi di dollari nel progetto della miniera. La Rio Tinto tenta di concludere le trattative con la Serbia dal 2006, anno in cui nella regione di Loznica sono stati individuati i primi ricchi giacimenti. Non dovrebbe essere complicato capire da che parte stare, dal momento che, nel corso del suo operato, l’impresa ha già ricevuto numerose accuse per “deterioramento ambientale e sfruttamento del lavoro nelle miniere”.

Negli ultimi anni il litio è tra i materiali più ambiti e ricercati nel settore delle risorse rinnovabili. Basti pensare che viene usato anche per la costruzione delle batterie delle macchine elettriche.

E la “Jadar Valley”, per la precisione il villaggio di Gornje Nedeljice, ne dispone di grandi quantità. Se il Governo avesse reso legge a tutti gli effetti la proposta sulle espropriazioni, probabilmente per gli abitanti del posto ci sarebbe stato bene poco da fare. La società civile criticava la nuova normativa proprio perché avrebbe considerato le istanze della popolazione locale pari a zero. Nello specifico Gornje Nedeljice è un piccolo villaggio serbo, che custodisce uno dei più grandi giacimenti di litio d’Europa. Con 136 milioni di tonnellate di minerale, da solo potrebbe coprire il 10% della domanda globale.

Per questo motivo cresce la paura di un grosso disastro ambientale. “Se il progetto Jadar andrà in porto, tutto ciò che ci circonda sarà distrutto, piante, animali. L’aria verrà inquinata. Dovremo comprare l’acqua in bottiglia. Ovunque passa Rio Tinto è la fine. Zone abbandonate. Quando poi capiscono che il minerale è esaurito i leader del colosso abbandonano il territorio ormai devastato. Ma terreni, aria e acqua si riprenderanno solo tra 500 o forse 1000 anni”, dice un manifestante a Euronews.

Gli slogan recitati dagli attivisti in queste settimane riportano frasi come “Non daremo via la natura in Serbia”, “Fermate gli investitori, salvate la natura” e “Per la terra, l’acqua e l’aria”. Fino ad ora pare che il Presidente abbia dato retta ai manifestanti. Effettivamente non esiste ancora una vera e propria miniera, ma gli investitori non mollano e i Governi sono soliti cedere davanti a ingenti quantità di denaro.

“Sono sicuro e convinto che il governo, dopo la mia decisione, accetterà di non inviare questa legge al Parlamento”, ha detto Vučić. Ma la Serbia rimane comunque una zona “calda”, sia sul fronte proteste che per gli interessi delle multinazionali. Proseguono infatti le manifestazioni anche contro la miniera di rame e oro di Čukaru Peki, di proprietà del colosso Zijin Mining, già aperta e accusata di devastare con agenti inquinanti la terra e l’acqua dei dintorni.

[di Gloria Ferrari]

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