domenica 28 Novembre 2021

Il governo Draghi ha stanziato mezzo miliardo per aumentare la paga dei sindaci

A cavallo tra il 2019 e il 2020 una grande campagna appoggiata da tutti partiti comunicò il “grandioso” risparmio di 82 milioni di euro l’anno grazie alla riduzione del numero dei parlamentari. Ora, nel silenzio generale, tra le pieghe della nuova legge di bilancio è stato inserito un provvedimento che prevede una spesa molto più alta di quella risparmiata per aumentare gli stipendi dei sindaci: per la precisione 480 milioni di euro solo per coprire i primi tre anni di aumenti.

La disposizione è contenuta nell’art.146 della bozza della Legge di Bilancio, intitolato “Disposizioni in materia di indennità dei sindaci metropolitani, dei sindaci e degli amministratori locali”. Al comma 1 si specificano gli aumenti, che saranno a percentuali crescenti in base alla popolazione del Comune. Si va dal 16% di maggiorazione per i primi cittadini dei Comuni sotto i 3.000 abitanti fino all’80% dei sindaci delle città con oltre 100.000 abitanti e al 100% (ovvero raddoppio salariale netto) per i sindaci delle città metropolitane. Non solo, il comma 2 del testo specifica che “le indennità di funzione da corrispondere ai vicesindaci, agli assessori ed ai presidenti dei consigli comunicali sono adeguate alle indennità di funzione dei corrispondenti sindaci”.

Al comma 3 dell’art.146 sono specificati anche i costi che la collettività si dovrà accollare per far fronte agli aumenti delle indennità, che entreranno in funzione gradualmente: 100 milioni di euro per il 2022, 150 milioni per il 2023 e poi 220 milioni all’anno a decorrere dal 2024.

Insomma a fronte di un ultra sponsorizzato risparmio di 82 milioni l’anno per il taglio dei parlamentari (misura che, va ricordato, in cambio riduce la rappresentanza parlamentare da 945 a 600 membri) si introduce nel silenzio generale dei media un poderoso aumento dei costi delle amministrazioni locali. Sostanzialmente, da un lato si è ridotta la possibilità per i cittadini di entrare a far parte della rappresentanza istituzionale, dall’altro si rafforzano i privilegi di chi già ne fa parte.

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