martedì 16 Agosto 2022

In Italia inizia ad esserci un grosso problema con le armi

Un giovedì sera di fine ottobre come molti altri ad Ercolano, quello in cui due giovani decidono di trattenersi un momento in auto per scambiare due chiacchiere dopo aver guardato la partita del Napoli in un bar lì vicino. Una scelta fatale: Giuseppe Fusella (26 anni) e Tullio Pagliaro (27 anni), originari di Portici ed entrambi incensurati, sono stati colpiti all’improvviso da alcuni proiettili esplosi da una villetta nei dintorni. Uccisi perché scambiati per ladri da Vincenzo Palumbo, autotrasportatore di 53 anni, che gli ha sparato sei colpi, partiti da un’arma detenuta legalmente.

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6 Commenti

  1. Scusate ma se cominciate anche voi a divulgare fake news siamo veramente male!

    Partiamo con ordine:
    – ottenimento delle varie licenze: no, non costano così poco (un semplice rinnovo costa, tra carte e visite mediche oltre 300 euro). No, non è così semplice ottenere una licenza (medico di base + medico legale + visita psicologica + a discrezione del medico legale, tutti gli accertamenti al SERT/CIM per eventuali dipendenze/patologie. Questo solo dal lato medico. Poi c’è il maneggio armi al TSN. Dal lato amministrativo, ogni nuova licenza/rinnovo viene rilasciata solo dopo accertamenti di polizia su fedina penale e condotta generale della persona).

    – costo delle armi: se volete fare un esempio, fatelo almeno correttamente! Una Beretta “come quella della polizia” nuova costa circa 1000 euro (modello base). Un modello sportivo viaggia tra i 2 ed i 3000 euro. Certo, si possono trovare anche armi usate a 300 euro, come si possono trovare Mercedes a 1000 euro…. ma se vogliamo dare un’idea di quanto costi una “Mercedes” non possiamo dire che costa 1000 euro…

    – la “licenza di porto di fucile” (no, non esiste nessun porto per “uso sportivo”; chiamiamo le cose con il loro nome) è uno dei documenti più diffusi in quanto, nei meandri della normativa italiana è quello più adatto all’utente “medio”, sia che esso sia un agonista sia che esso sia un semplice appassionato che si reca sporadicamente in poligono.

    – la normativa c’è ed è anche abbastanza severa. Chiedere normative più severe significa (1) non aver capito la situazione e (2) procedere con la classica abitudine italana di richiedere “più giri di vite” per nascondere incongruenze interne che non si vuole risolvere. Ogni detentore di armi DEVE garantire che le medesime non possano cadere nelle mani di altri (sia essi familiari, amici, estranei, ladri, ecc… sì, avete letto bene, anche in caso di furto c’è il pericolo di essere accusati di “mancata custodia”, con relativo procedimento penale, revoca della licenza, ecc) pena la REVOCA IMMEDIATA della licenza, un provvedimento PENALE ed il SEQUESTRO di tutte le armi in suo possesso. In Italia, chi “sbaglia” con le armi (ma anche senza armi: ricordiamo che la condotta di ogni detentore deve essere ineccepibile pena la revoca della licenza) non avrà una seconda possibilità.

    – “incidenti con le armi”: concordo con molti istruttori di tiro che non esistono “incidenti con le armi” ma solo episodi di grossa negligenza da parte dell’utilizzatore. Come ci sono persone che, pur avendo la patente di guida da decenni, sono incapaci di guidare una macchina (ricordiamoci quanti “incidenti” stradali ci sono e quanti morti sono dovuti a questi), purtroppo esistono persone che, per eccesso di confidenza o per stupidità, vengono meno alle fondamentali procedure di sicurezza. Su questo punto sono molto concorde sulla necessità di verificare periodicamente (non attraverso documenti, ma attraverso prove pratiche) le reali capacità del singolo detentore in termini di sicurezza e maneggio.

    – Hit show: i vostri commenti sono abbastanza ridicoli! Ma ci siete mai stati? Premessa tecnica: in Italia si possono vendere e detenere SOLO armi per uso CIVILE. Le armi da “guerra” sono severamente BANDITE. La “versione ricondizionata” delle armi da guerra non esiste: o vengono testate ed approvate per il mercato civile secondo i criteri tecnici dello stesso oppure sono bandite. Per “armi”, s’intende anche “aria compressa” che ecceda i 7.5J. Hit show (caccia, tiro sportivo ed outdoor) è una fiera, ed in fiera uno ci va a vedere i modelli delle varie case produttive. Se non lì, dove?!

    – e gli sportivi? Secondo voi i vari “ori” nel tiro a volo, tiro dinamico, ecc a livello nazionale, europeo e mondiale come si potrebbero ottenere se non ci fossero agonisti che comprano, detengono ed usano “armi”??? Secondo voi, un agonista a che età dovrebbe cominciare ad allenarsi se vuole veramente raggiungere livelli importanti? Come nelle moto o nelle macchine si comincia a correre ben prima dell’età per la patente, così accade anche per gli altri sport, ovviamente sotto lo stretto controllo degli istruttori.

    – 200 colpi per pistola, un “arsenale”…. solo che, un esercizio “medio” di tiro dinamico richiede minimo 50-70 colpi e dura forse 2 minuti. Un allenamento tipico di livello base richiede almeno 200 colpi. Per gli agonisti, 200 colpi NON sono sufficienti e devono richiedere licenze prefettizie per aumentare il numero di colpi detenibili. I numeri, se non contestualizzati e spiegati, portano solo a disinformazione.

    Cara Gloria Ferrari, le “armi” sono una tenamica complessa, fortemente politicizzata e dal forte impatto emotivo. Da tiratore, agonista ed istruttore le posso assicurare che il mondo delle armi non è fatto “solo” da aspiranti Rambo, ignoranti e violenti.
    Parlare di un “grosso problema armi” significa analizzare la galassia dei legali detentori facendo riferimento ad un’unico pianeta della galassia stessa.
    Le armi possono essere pericolose? Certamente sì, come lo può essere un coltello da cucina, una pentola od una macchina/camion (varie stragi sono state condotte con questi mezzi). Proprio perchè possono essere pericolosi abbiamo una normativa severa e la formazione viene trattata in maniera seria e severa.
    La invito a venire in poligono per meglio capire questo mondo.

    Su di una cosa concordo: c’è un crescente bisogno di “sicurezza”, largamento collegato all’aumento della microcriminalità ed al fatto che questa non venga adeguatamente perseguita dalle forze dell’ordine e dalla nostra magistratura.

    Sui “femminicidi”, la rimando a specifici studi di settore. Purtroppo questo rimane largamente un problema legato all’educazione ed ai principi delle singole persone e della società piuttosto che alla normativa sulle armi. Nessuna normativa riuscirà mai a prevenire un singolo caso di violenza, verbale, fisica od armata (di bastone, pentola o pistola); educazione e valori sì.

  2. Noi in svizzera abbiamo il numero più alto di armi per cittadino dopo gli USA, non abbiamo nessun tipo di problema con le armi,
    quelle usate per commettere reati sono “in nero”, il cittadino è istruito e sa come deve deporle e metterle in sicurezza.
    Il problema, come già scritto nei commenti, é che al momento che vengono proibite le armi detenute in modo legale fiorisce il mercato illegale, dove poi non si può più risalire alle stesse.
    Lo si vede nella legge fallimentare della Francia sulle armi, dove troviamo bande di armeni armate come eserciti e al cittadino è proibito possederne una.
    Bisognerebbe sempre prendere esempio da chi fa meglio, in questo caso si potrebbe guardare alla Svizzera come esempio,
    anche se da noi stanno comunque cercando di imporre le leggi europeiste rovinando la cultura delle armi che abbiamo.

  3. Come dicono in USA, dove il diritto a possedere un’arma è sancito nella loro costituzione, quando detenere un’arma diventerà illegale, solo i criminali ne possederanno una. Mi sta bene fare degli esami più severi per ottenere un porto d’armi, ma impedire a tutti di detenere un’arma perché alcuni le hanno usate male, è come impedire alla gente di guidare perché alcuni lo fanno in stato di ubriachezza o perché drogati e fanno del male ad altri. A questo punto vietiamo anche la vendita di qualsiasi oggetto affilato perché alcuni li usano per accoltellare.

    • Concordo e aggiungo che non è proibendo che si raggiungono gli obiettivi ma piuttosto ascoltando le esigenze degli altri e dialogando, dando i mezzi per comprendere a tutti( cioè aumentando la cultura) e soprattutto facendo in modo che atteggiamenti consoni al vivere civile risultino più convenienti e facili da seguire rispetto a quelli asociali.

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