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venerdì 17 Settembre 2021

Eutanasia: raccolte le 500.000 firme necessarie per il referendum

Cinquecentomila firme raccolte in due mesi di piena estate: un successo che lascia intendere come il diritto all’eutanasia sia argomento sentito da tanti italiani. Obiettivo raggiunto che, una volta validate le firme e salvo giudizio di legittimità da parte della Corte Costituzionale, darà la possibilità ai cittadini italiani di esprimersi con un referendum sull’abrogazione parziale dell’art. 579 del codice penale, che definisce l’aiuto all’eutanasia come “omicidio del consenziente”, imponendo pene che vanno da 6 a 15 anni di carcere. Se il referendum dovesse essere approvato l’eutanasia attiva sarà consentita nelle forme previste dalla legge sul consenso informato e il testamento biologico, e in presenza dei requisiti introdotti dalla Sentenza della Consulta sul “Caso Cappato”, ma rimarrà punita se il fatto è commesso contro una persona incapace o contro una persona il cui consenso sia stato estorto con violenza, minaccia o contro un minore di diciotto anni.

L’Associazione Luca Coscioni e il Comitato promotore referendum ‘Eutanasia legale’ annunciano che la raccolta firme andrà comunque avanti fino al termine del 30 settembre. Con l’obiettivo di raccogliere complessivamente 750.000 firme «in modo da mettere in sicurezza il risultato da ogni possibilità di errori nella raccolta, ritardi della Pubblica amministrazione e difficoltà nelle operazioni di rientro dei moduli».

La lunga battaglia ancora non conclusa per il diritto all’eutanasia in Italia è iniziata nel 1979, ormai 42 anni fa. Una serie di casi di cronaca l’hanno ciclicamente rilanciata dividendo l’opinione pubblica e la classe politica. Nel 2016, quattro proposte di legge in materia di eutanasia e rifiuto dei trattamenti sanitari obbligatori per i malati terminali sono state presentate in Parlamento, ma sommariamente analizzate e poi accantonate. Gli ultimi tentativi sono stati fatti dal Movimento 5 stelle, nel 2019, ancora una volta senza successo. Eppure, la maggior parte degli italiani sono favorevoli all’eutanasia. Secondo i sondaggi Eurispes, si parla di più della metà della popolazione nel 2015, una quota che nel 2021 è salita al 70,4%. L’eutanasia è completamente legalizzata in 4 paesi europei: il Belgio, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e la Spagna (in quest’ultima già dal 1995). In molti paesi dell’Europa orientale la pratica è vietata sia nella sua forma passiva (come interruzione delle cure sanitarie) che attive (come suicidio assistito), mentre in Italia e nel resto dell’Europa la forma passiva è implicitamente tollerata.

4 Commenti

  1. Cari Cinzia e Patrizio, non sono indifferente ai singoli drammi personali, ma non ce la metto la mia vita in mano allo stato italiano, io proprio non me la sento di mandare avanti una legge del genere sapendo che a “farla rispettare” ci saranno dei veri cialtroni incapaci, privi di morale e di amore per il prossimo. No, proprio non mi fido, e non me la sento. Fossimo in un altro paese, forse, ma in italia, proprio no.

  2. Nella sofferenza e nella morte non ci vedo proprio niente di bello
    Quanto all’interrogativo ” dove si andrà a finire di questo passo? ” , e qui rispondo a Sara, se in passato gli umani non avessero mai osato neppure ci sarebbe stato mai alcun progresso e saremmo fermi all’età della pietra. Certo, talvolta il progresso ha assunto forme aberranti e magari ci ha preso un po’ la mano; bisogna vigilare affinché ciò non accada, in questo come in altri campi della umana civiltà

  3. Si comincia sempre così, a piccoli passi, come ci insegna il Sistema: prima autorizziamo l’eutanasia volontaria solo sui malati terminali, poi quando ci si abitua all’idea si passa, perchè no, ai minori con malattie genetiche incurabili la cui tutela è in capo ai genitori, poi la cosa ci scapperà di mano. Stiamo andando a piccoli passi verso l’eugenetica. Ricordarsi la storia del secolo scorso non farebbe male.

  4. Parlare di consenso informato con l’esperienza covid sotto il naso è istruttivo.
    I talebani sono arrivati a Kabul. Spero sinceramente che proseguano, almeno fino a Roma.
    Hanno parecchio da insegnare a una massa informe di persone che è ormai incapace di esprimere alcun senso della vita, della sofferenza e della morte.
    Laddove l’unica preoccupazione è non soffrire l’umanità mi sembra al capolinea.

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