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lunedì 20 Settembre 2021

Apple scansionerà ogni immagine presente sui suoi telefoni

Il fine è certamente nobile, il mezzo senza dubbio insidioso. Pedofilia e terrorismo: questi sono i due temi che maggiormente catalizzano le ostilità della società occidentale contemporanea. Ambo i campi vengono riconosciuti come crimini di massima degenerazione, assolutamente privi di redenzione e ambiguità, da combattere con ogni mezzo disponibile.

Non è un caso dunque che Governi e aziende facciano sulla leva sulla pedofilia e sul terrorismo per giustificare l’introduzione di strategie di sorveglianza sempre più severe e invasive. Questa volta, ad aver fatto notizia è Apple, azienda che si sta preparando a spiare gli apparecchi dei propri utenti statunitensi pur di tenere a bada i flussi di pornografia e pedopornografia che riguardano in qualche modo i minori.

L’idea è quella di monitorare senza sosta i file che circolano su iCloud, alla ricerca degli scatti fotografici che siano in tutto o per tutto affini a quelli custoditi nei database pedopornografici del National Center for Missing and Exploited Children (NCMEC) e di altre organizzazioni di difesa dell’infanzia.

La mossa di Apple non è che l’ultima manifestazione di una tendenza che si sta estendendo all’intero settore informatico, ovvero il logorio della riservatezza personale in favore di lotte ufficialmente virtuose e giuste. Grandi difensori del diritto alla privacy quali Edward Snowden e la Electronic Frontier Foundation stanno lanciando l’allarme: «se oggi possono scansionare [i telefoni] alla ricerca di foto pedopornografiche, domani potranno cercare ciò che vorranno».

Sul piano prettamente tecnico, si teme che un intervento simile vada a indebolire la struttura dei sistemi operativi della ditta e che li renda più vulnerabili a infiltrazioni di hacker, tuttavia le paure si estendono soprattutto alla sfera politica. Esiste ovvero il timore concreto che in un prossimo futuro i Governi possano chiedere a Apple di tracciare anche altre tipologie di contenuti, magari manifesti LBGTQ o bandiere palestinesi.

In risposta alle obiezioni sollevate, la Big Tech ha recentemente pubblicato una serie di rassicurazioni, assumendosi l’impegno formale di non trasformare il nuovo strumento in un meccanismo di controllo alla portata di poteri il cui scopo è quello di limitare le libertà dei propri cittadini. Una promessa che merita a sua volta qualche perplessità, se si considera che l’azienda digitale in questione abbia in passato concesso alla Repubblica Popolare Cinese un immenso controllo sui clienti locali, pur di poter vendere i suoi iPhone.

Il caso Apple non è certamente isolato: solo il mese scorso, la Commissione Europea si è detta pronta a chiudere un occhio su alcune violazioni della General Data Protection Regulation (GDPR), ammesso che tali violazioni aiutino a ledere la crescente rilevanza del mercato pedopornografico. I social media hanno accolto tale esenzione con gioia.

[di Walter Ferri]

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