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venerdì 30 Luglio 2021

Ora Biden e Fauci ipotizzano che il Covid sia nato in laboratorio

Dopo aver per lungo tempo sostenuto l’origine naturale del coronavirus gli Stati Uniti hanno fatto un’inversione repentina tornando fragorosamente a mettere in dubbio la versione ufficiale della diffusione del virus che ipotizza che sia passato da un animale – presumibilmente un pipistrello – all’uomo presso il mercato di Wuhan. Dapprima il virologo più famoso del mondo, Anthony Fauci, ha dichiarato: «Non sono convinto dell’origine naturale del Covid». A ruota il presidente Biden ha dichiarato di voler intensificare gli sforzi per investigare l’origine del Covid. Il sospetto, ora avanzato con forza dagli Usa dopo che per mesi ogni ipotesi di questo tipo era stata bollata di “complottismo”, è quello che il virus sia il prodotto di un incidente nel laboratorio di virologia di Wuhan, in Cina.

L’ipotesi era già stata al centro di una indagine dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che aveva inviato una propria squadra a indagare sulle origini del virus in Cina lo scorso febbraio. L’Oms aveva definito «estremamente improbabile» la diffusione da laboratorio del coronavirus, ma i suoi inviati avevano denunciato come la Cina avesse vietato loro l’ingresso nel laboratorio di Wuhan ostacolandone le indagini.

Ora Joe Biden ha dato compito di indagare ai servizi di intelligence e ai laboratori nazionali USA. Inoltre è tornato a chiedere la partecipazione della Cina, lamentando allo stesso tempo la sua scarsa collaborazione e il fatto che, senza una sua apertura totale a queste indagini, i risultati non saranno mai definitivi.

Prima di passare alle possibili motivazioni americane è interessante notare come il mondo della comunicazione abbia reagito alla notizia. Se Anthony Fauci fino ad oggi si era guadagnato ripetutamente le ovazioni della stampa e della politica, con il presidente della Repubblica italiana che pochi giorni fa – per meriti invero difficili da comprendere – lo aveva insignito della più alta onorificenza della Repubblica, quella di cavaliere di Gran Croce. Oggi la stampa non relega che in pochi trafiletti la notizia. Di contro, lo stesso giorno della comunicazione, Facebook ha dimostrato una volta di più come dietro la sua battaglia contro le “fake news” ci sia molta più politica che amore per la verità, annunciando che i post che sostengono l’origine artificiale del coronavirus non saranno più oscurati.

Detto questo è interessante chiedersi: Perché gli Usa tornano ad accusare la Cina con tanto ritardo e perché proprio ora? Difficile non pensare a ragioni geopolitiche. Mentre Obama si era concentrato sulle questioni territoriali nel Mar Cinese Meridionale e Trump più sulla guerra commerciale, la nuova amministrazione Biden ha scelto infatti un’altra via di scontro con la Cina:una strategia più prettamente geopolitica. Nello Strategic Competition Act del 2021, documento esplicitamente elaborato in risposta alle “questioni riguardanti la Repubblica Popolare Cinese”, gli USA proclamano la Cina il loro principale competitor globale. Un pericolo per gli USA dal punto di vista sia politico che economico e ideologico.

Un ruolo di particolare rilevanza è attribuito, dagli Stati Uniti, ai mass media, per portare avanti la propaganda anti-cinese. Gli USA hanno infatti stanziato più di un miliardo di dollari per influenzare i media cinesi, finanziando quelli che propongono una narrativa di opposizione rispetto al governo centrale, nonché l’opinione pubblica all’interno degli Stati Uniti stessi. Alla luce di questi provvedimenti è lecito ipotizzare che gli Usa abbiano deciso di tornare sulla questione innanzitutto per ragioni geopolitiche, nell’obiettivo di screditare la Cina a livello internazionale.

[di Anita Ishaq]

2 Commenti

  1. Eccolo qui: giusto ieri ho visto su YT Fauci che ancora sosteneva davanti al senatore Rocio che il virus è di origine naturale. E a supporto di ciò aveva solo la sua opinione. Mentre tutto il resto fa sospettare altre ipotesi. Oggi cambio di opinione a 180 gradi… Sarà che certe cose non si possono più negare.

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