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venerdì 17 Settembre 2021

Geopolitica del Covid: le potenze mondiali si sfidano nella corsa al vaccino

Ieri l’annuncio della multinazionale americana Pfizer, che ha annunciato che il suo vaccino anti-Covid risulta efficace al 90%, oggi la risposta del governo russo il quale ha comunicato che, in base ai dati preliminari, il suo vaccino Sputnik V ha un’efficacia del 92%. Nessun vaccino ha ancora terminato la fase III della sperimentazione, quella che avviene direttamente sull’uomo, ma già fioccano gli annunci in quella che sempre di più è una battaglia geopolitica tra nazioni, oltreché economica tra le aziende farmaceutiche. L’annuncio della Pfizer ancora deve essere verificato dalle agenzie indipendenti (per l’Europa se ne occuperà l’Agenzia europea del farmaco) ma l’annuncio ha già provocato un’impennata in borsa e l’accordo con l’Unione Europea che si è affrettata a chiudere un contratto per l‘acquisto di 300 milioni di dosi. L’Europa intende tutelarsi avendo da subito abbastanza dosi del vaccino che si rivelerà efficace e quello con la Pfizer è il sesto contratto di questo tipo chiuso, anche se difficilmente tutti e sei andranno a buon fine.

Nel mondo la corsa al vaccino si è scatenata, correndo sulla stessa linea degli schieramenti geopolitici. Ci sono gli Usa, dove oltre alla Pfizer sono in corsa l’azienda farmaceutica Moderna e la Johnson & Johnson; c’è la Cina, dove i vaccini in sperimentazione sono tre e già testati anche su migliaia di cittadini: uno di produzione privata (Sinovac), uno pubblico (Sinopharm) e uno militare (CanSino); c’è appunto la Russia, con il suo Sputnik V già in fase avanzata di sperimentazione in molti paesi; c’è l’Europa con diversi vaccini in fase di sperimentazione (tra i quali ReiThera, di produzione 100% italiana); ci sono anche Israele (BriLife) e l’India, che punta a produrre un vaccino che possa essere conservato anche a temperatura ambiente e quindi teoricamente ideale per l’esportazione nei paesi più poveri dove mancano infrastrutture mediche di alto livello.

 

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