Migliaia di cittadini sono scesi in piazza in numerose città italiane dopo che la marina israeliana ha intercettato in acque internazionali la Global Sumud Flotilla, missione umanitaria diretta a Gaza con a bordo medicinali, cibo e aiuti per la popolazione palestinese. I manifestanti, riunitisi sotto i vessilli con i colori palestinesi, chiedono la liberazione degli attivisti fermati – tra cui 23 italiani – e la fine del blocco navale imposto da Israele sulla Striscia dal 2009. Al centro delle proteste vi è in particolare la denuncia dell’«inazione dei governi», in primis quello italiano, accusati di «complicità» con «la macchina da guerra israeliana».
La protesta ha unito associazioni filo-palestinesi, sindacati di base, collettivi studenteschi, centri sociali e realtà della sinistra antagonista, in una risposta diffusa e immediata all’appello alla mobilitazione permanente dell’equipaggio di terra. A Roma i manifestanti si sono radunati al Colosseo nel tardo pomeriggio. «La misura è colma per chi commette atti di pirateria in barba a qualsiasi norma internazionale e nell’impunità. La misura è colma per chi anche in Italia si organizza in modo paramilitare per attaccare gli antifascisti. Vogliamo rompere ogni tipo di rapporto con lo Stato terrorista di Israele», hanno denunciato al megafono gli organizzatori del presidio nella Capitale. Un grande striscione tra le bandiere palestinesi recitava: «Israele stato terrorista, blocchiamo tutto». Il corteo è stato deviato dalla questura verso il quartiere Monti.


Già prima delle manifestazioni, i comitati promotori avevano lanciato un appello alla mobilitazione generale. «Insorgiamo, resistiamo, blocchiamo tutto» era lo slogan diffuso, con la richiesta di «protezione diplomatica e il rilascio immediato delle attiviste e attivisti coinvolti, una chiara condanna dell’accaduto e il pieno rispetto del diritto internazionale umanitario». L’Unione Sindacale di Base, in una nota, ha definito l’intervento israeliano «un atto di pirateria condotto da uno Stato che non riconosce più alcuna regola internazionale», aggiungendo: «Il mar Mediterraneo non appartiene a Israele. Rilascio immediato di tutti gli attivisti e piena libertà di navigazione. L’Italia deve rompere le relazioni economiche, diplomatiche e commerciali con Israele».











