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Argentina, revocato divieto d’accesso alla stampa al palazzo presidenziale

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Il governo argentino riaprirà da lunedì 4 maggio l’accesso della stampa alla Casa Rosada, ponendo fine a oltre una settimana di restrizioni. La decisione sarà accompagnata da una conferenza stampa del capo di gabinetto Manuel Adorni, prevista alle 11 locali. Il blocco era stato imposto dopo una denuncia per presunto “spionaggio” che coinvolgeva due giornalisti di Todo Noticias, suscitando proteste da parte di organizzazioni per la libertà di stampa. Secondo fonti governative, la revoca segue una revisione dei sistemi di sicurezza della sede presidenziale. La conferenza assume rilievo anche per il sostegno ricevuto da Adorni dal presidente Javier Milei sulle accuse di arricchimento illecito.

Pestaggi e torture psicologiche, il racconto degli attivisti della Flotilla rapiti da Israele

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Pugni, calci, scapole lussate, costole incrinate e visi tumefatti: così si presentavano molti degli attivisti della Global Sumud Flotilla (GSF) rapiti da Israele nella notte tra il 29 e il 30 aprile e rilasciati alcune ore dopo sulle coste dell’isola di Creta. La missione, composta unicamente da civili disarmati, ha l’intento di portare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, dove Israele sta commettendo un genocidio. Dei circa 180 rapiti dai militari israeliani, non tutti sono stati liberati: all’appello mancano Thiago Avila e Saif Abukeshek, che Israele ha portato nella Palestina occupata accusandoli di «sospette attività criminali».

I circa 180 attivisti erano stati rapiti nella notte tra il 29 e il 30 di aprile scorso al largo di Creta, a tre giorni di navigazione e oltre mille chilometri di distanza dalle coste palestinesi. Come raccontatoL’Indipendente da un membro della missione, le navi della GSF sono state accerchiate da mezzi dell’esercito israeliano. I militari sono saliti a bordo di alcune di esse, sabotandone i motori e lasciandole alla deriva, mentre con i jammer veniva disturbato il segnale radio e impedita di fatto la possibilità di chiedere aiuto. Una volta conclusa l’aggressione, mentre le imbarcazioni della GSF venivano raggiunte dalla marina ellenica e scortate verso le coste greche, l’esercito israeliano rapiva circa una parte degli attivisti.

Il racconto di quanto accaduto nelle ore successive proviene dagli attivisti stessi, rilasciati ieri, 1 maggio, nel porto di Creta dopo 40 ore trascorse a bordo dei mezzi israeliani. «Ci trovavamo in una sorta di prigione a cortile, creata con sei container» riporta Javi Aparente, un membro della missione, che racconta di essere stato ammanettato con le mani dietro la schiena e calpestato dai militari. «Saif [Abukeshek, ndr] urlava dal dolore perchè le mani erano legate strettissime tra loro e diceva di non sentirle più. I militari allora hanno allentato i lacci, ma gli hanno fatto molto male nel farlo, gli hanno camminato sopra. Avevano delle forbici con loro e gli hanno fatto molto male con quelle mentre le usavano per allentare un po’ la presa. Saif lamentava anche di non riuscire a respirare bene». Dopo un periodo di tempo trascorso sdraiato in terra con le mani legate dietro la schiena, Aparente ha visto Saif e altri due membri della Flotilla venire prelevati per essere portati in isolamento. «È stata l’ultima volta che lo abbiamo visto» racconta Aparente, riferendosi a Saif. Aparente racconta che, a quanto gli risulta, anche Tony La Piccirella, attivista italiano, e altre persone erano state portate in precedenza in isolamento. Uno di questi, Richard, è stato condotto in isolamento dopo essere stato ripetutamente preso a calci per aver dato il via a canti di protesta. «Lo abbiamo sentito urlare», racconta Aparente. «Abbiamo iniziato a organizzarci per una protesta, decidendo di non cooperare quando, la volta successiva, fossero venuti a contarci. Abbiamo cantato per circa un’ora, molto forte, e si sono molto arrabbiati con noi. Volevamo acqua, prodotti sanitari e che rilasciassero i nostri compagni – ovviamente questo era il nostro obiettivo primario».

Dopo alcune ore stipati nei container, con alcuni che hanno dovuto dormire all’esterno sulla pavimentazione allagata (secondo alcuni dei presenti, di proposito), è stato dato l’annuncio di trasferimento su di un’altra barca. «Abbiamo di nuovo deciso di non collaborare fino a che non avessimo avuto prova che i nostri compagni stavano bene ed erano vivi e sarebbero stati portati sull’altra nave con noi» racconta Aparente, «e qui è quando [i militari, ndr] sono diventati davvero violenti: hanno iniziato a trascinarci, così ci siamo messi a cantare per protesta. Io incitavo gli altri e cantavo particolarmente forte, così sono venuti da me e mi hanno calpestato la gola per farmi smettere. Poi mi hanno trascinato in un altro container buio e lì hanno iniziato a prendermi a calci, sulla faccia e sul corpo». Poco dopo, i prigionieri sono stati consegnati alla guardia costiera greca. Una volta giunti a terra, le autorità greche hanno fatto salire gli attivisti su alcuni pullman, distribuendo appena un po’ d’acqua ma in quantità non sufficienti per tutti, riferisce Aparente. Nessuno ha dato loro cibo. «Hanno messo a disposizione una sola ambulanza con servizi basici, senza nemmeno un dottore. Ma in realtà non hanno lasciato che nemmeno quelli che erano in condizioni più gravi fossero trasferiti [con l’ambulanza], ci volevano tutti sui bus per l’aeroporto». Nessuna autorità greca, a quanto risulta, ha provato a fermare l’imbarcazione israeliana che si stava allontanando.

«Il trasferimento di 175 attivisti a Creta rappresenta una grave violazione del diritto internazionale, l’ultimo passaggio di un’operazione che solleva gravi interrogativi giuridici: detenzione senza accusa, assenza di accesso consolare verificabile e trasferimento forzato verso un Paese terzo» dichiara la GSF in un comunicato, aggiungendo come Israele abbia presentato quella avvenuta come una «operazione conclusiva» e ringraziato le autorità greche per la collaborazione. La preoccupazione principale rimane per la sicurezza di Avila e Abukeshek: «ricordiamo che l’estradizione di cittadini europei verso un Paese in cui sono state accertate violazioni dei diritti umani è vietata, come testimonia la sentenza della Corte d’appello de L’Aquila nel caso Anan Yaeesh», riporta il comunicato. Sono almeno 7 le imbarcazioni italiane che risultano sequestrate da Israele, per un totale di 23 cittadini italiani rapiti. Inoltre, il rapimento di Abukeshek è avvenuto su una nave italiana, quindi su suolo italiano. Proprio per questo motivo, il team legale della GSF sottolinea il dovere delle autorità italiane di attivarsi: un esposto urgente è stato quindi depositato alla procura di Roma, per chiedere il sequestro della nave israeliana sulla quale Avila e Abukeshek stanno venendo trasportati verso Israele.

Il silenzio del governo italiano, però, è assordante: non una parola è stata spesa da Giorgia Meloni, che ha tuttavia trovato il tempo di pubblicare post sui festeggiamenti del primo maggio con i lavoratori di PizzaAut e uno di cordoglio per la morte del pilota italiano Alex Zanardi – analogamente a quanto fatto dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Alle 12 odierne è prevista una conferenza stampa della GSF, mentre dalle 9 di questa mattina è in atto un presidio di protesta all’esterno della Farnesina.

È morto l’ex pilota Alex Zanardi, aveva 59 anni

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È morto Alex Zanardi, ex pilota automobilistico e paraciclista italiano. Nato a Bologna, avrebbe compiuto 60 anni il 23 ottobre. Dopo gli esordi nei kart, arrivò fino alla Formula 1 con Jordan, Minardi, Lotus e Williams. Divenne un’icona dell’automobilismo mondiale nella Cart, dove conquistò due titoli. Nel 2001 un drammatico incidente al Lausitzring, in Germania, gli costò entrambe le gambe. Zanardi si reinventò campione paralimpico, conquistando quattro ori e due argenti in handbike. Il 19 giugno 2020 un secondo tragico incidente, sulle colline senesi, durante una staffetta benefica in handbike: lo scontro con un camion gli provocò gravissimi traumi cranio-facciali e un lungo coma. Da allora le sue condizioni erano rimaste riservate.

Gli USA vogliono ritirare 5mila soldati dalla Germania

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Il Pentagono ha annunciato il ritiro di 5.000 soldati statunitensi dalle basi in Germania, una decisione che dà seguito alle minacce di Donald Trump dopo le tensioni con Berlino sul conflitto in Iran. Il ridimensionamento, definito limitato, riguarda parte del rafforzamento militare avviato da Joe Biden dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022: in Germania resteranno comunque circa 33.000 militari Usa. Il ritiro, ordinato dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, sarà completato entro sei-dodici mesi. Trump accusa da tempo i Paesi NATO di scarso sostegno nella guerra contro l’Iran e minaccia da mesi di ridurre la presenza militare americana in Europa.

Primo Maggio, a Torino scontri tra attivisti e forze dell’ordine

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Tensione e momenti di forte criticità a Torino durante le celebrazioni del Primo Maggio, quando una parte del corteo si è separata dal percorso principale dirigendosi verso corso Regina Margherita, nei pressi dell’ex centro sociale Askatasuna. Qui si sono registrati scontri con le forze dell’ordine, tra spinte, cariche e il ricorso agli idranti per disperdere i presenti. Dopo una fase di apparente calma, la situazione è nuovamente degenerata con lanci di bottiglie e nuove tensioni. Alcuni manifestanti si sono seduti sull’asfalto bloccando il traffico, mentre altri hanno cercato di aggirare il cordone di sicurezza. La polizia è poi intervenuta anche con lacrimogeni.

Antigua e Barbuda: il premier Browne vince le elezioni

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Il premier di Antigua e Barbuda, Gaston Browne, ha conquistato un quarto mandato consecutivo con una netta vittoria elettorale. Come raccontano i primi dati, il suo Partito Laburista ha ottenuto 15 dei 17 seggi parlamentari, rafforzando la maggioranza. Browne ha puntato la campagna su stabilità economica, investimenti, rilancio del turismo e sviluppo infrastrutturale. Centrale nel dibattito anche la sospensione dei visti USA per i cittadini del Paese, decisa da Washington per timori legati al programma di cittadinanza per investimento, che il governo ha promesso di rendere più trasparente e sicuro.

Nordio ha deciso: l’anarchico Alfredo Cospito deve rimanere al 41 bis come i mafiosi

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Alfredo Cospito dovrà continuare a scontare la propria pena nel regime di carcere duro del 41 bis all’interno del carcere di Sassari. A sancirlo è stato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che era chiamato a decidere se rinnovare la misura che era stata imposta a Cospito nel maggio 2022 e che aveva durata di 4 anni. Nordio ha deciso di non considerare nemmeno il parere della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, che si era  espressa favorevolmente rispetto alla revoca del “carcere duro”. Alfredo Cospito sta scontando una pena a 23 anni di carcere per aver commesso un attentato dimostrativo contro la scuola allievi carabinieri di Fossano (Cuneo), collocando due ordigni a basso potenziale nel cuore della notte in protesta contro il militarismo. Due bombe artigianali fatte esplodere, come rivendicato, «in piena notte, in luoghi deserti, che non dovevano e non potevano ferire o uccidere nessuno». Infatti nessuno rimase ferito, ma l’atto gli è valso in ogni caso una condanna per “strage”, fattispecie di reato che non venne contestata nemmeno agli autori degli attentati di mafia contro Falcone e Borsellino.

La decisione di Nordio è stata notificata ieri, 30 aprile, all’avvocato difensore Flavio Rossi Albertini. Nei giorni scorsi, il ministero della Giustizia aveva addirittura negato a Cospito la possibilità di tenere libri e cd musicali in cella, con la motivazione che i testi sarebbero «espliciti e provocatori», veicolanti messaggi di «disobbedienza e contestazione istituzionale». Tra i libri bloccati a Cospito ci sono Dio gioca a dadi con il mondo, di Giuseppe Mussardo, L’incubo di Hill House di Shirley Jackson, Ghost story di Peter Straub. Il cd musicale è Who let the dog out delle Lambrini girls. Il tribunale di sorveglianza aveva autorizzato la consegna del materiale richiesto, ma il ministero della giustizia e il Dap si sono opposti presentando un ricorso in Cassazione. Libri e cd sono stati bloccati in attesa della sentenza. Nel mentre, il Procuratore Generale di Roma ha chiesto l’assoluzione per Andrea Delmastro, ex sottosegretario alla Giustizia, condannato in primo grado a 8 mesi per rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito della vicenda di Alfredo Cospito, il ministro della giustizia e il DAP (il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria).

«Sono misure che mal si conciliano con uno Stato democratico», ha affermato Flavio Rossi Albertini, legale di Cospito, secondo cui «si intende applicare il 41 bis completamente al di fuori dal perimetro normativo». Il regime carcerario del 41 bis – introdotto per decreto nell’ordinamento italiano nel 1975 e poi divenuto legge nel 2002 – si applica a quei detenuti considerati boss di organizzazioni mafiose o terroristiche al fine di impedire loro di continuare a impartire ordini e comunicare con le proprie organizzazioni criminali dall’interno del carcere. Tuttavia, Cospito non è capo di un’organizzazione terroristica, un ossimoro peraltro in una organizzazione anarchica che per definizione è dotata di una struttura orizzontale, senza leader. Nonostante questo, si trova da oltre quattro anni sottoposto a un regime carcerario già finito al centro delle attenzioni della Corte Europea per i Diritti Umani. La CEDU ha stabilito che il 41 bis non è in linea di principio in contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ma ha evidenziato criticità riguardo a tre articoli della Convenzione: il numero 3 (che vieta la tortura e i trattamenti inumani e degradanti), il numero 8 (che stabilisce il diritto inviolabile alla vita privata e familiare) e il numero 13 (che prescrive il diritto a un ricorso effettivo da parte dei detenuti). Nel 2003 Amnesty International ha stabilito che il 41 bis equivale, in alcuni casi, a un trattamento del prigioniero «crudele, inumano e degradante».

In un articolo del gennaio 2025, L’Indipendente aveva descritto in questo modo le condizioni di detenzione riservate ai circa 750 detenuti attualmente al 41 bis: «Come stanza un cubicolo di cemento che quando va bene è largo 3 metri e profondo 2, quando va male è 2,5 per 1,5. L’unica finestra è posta abbastanza in alto per impedire di guardare fuori, protetta da un triplo livello di sbarre che lasciano filtrare poca aria e pochissima luce. Dentro la stanza solo un letto, un lavandino, una televisione, un cesso alla turca e il suo fetore. 22 ore al giorno chiusi lì dentro: niente libri né riviste a meno di specifiche autorizzazioni, niente foto alle pareti, divieto di parlare anche da soli, diritto di avere carta e penna se e quando al direttore gira di concederlo, dispositivi elettronici neanche a parlarne. Due ore d’aria da passare in un cortiletto poco più grande della cella, circondato da mura alte cinque metri. Un solo colloquio di un’ora al mese con un vetro a impedire ogni contatto con il familiare, nessuna telefonata a meno di rinunciare al colloquio. In queste condizioni inimmaginabili vivono 749 persone in Italia: sono i detenuti del 41 bis, il regime di carcere duro riservato ai mafiosi, ma non solo. Il fine ufficiale è quello di impedire al detenuto di interagire direttamente o indirettamente con l’organizzazione criminale di riferimento; l’altro fine, non dichiarato ma evidente, è quello che le condizioni invivibili cui è sottoposto spingano il carcerato a “pentirsi” e collaborare con la giustizia contribuendo a smantellare l’organizzazione della quale è parte. Si tratta di uno scopo inammissibile da parte dello Stato, perché farlo significherebbe certificare che in Italia si sono legalizzate forme di tortura, quantomeno psicologica, per indurre un detenuto a collaborare».

Parallelamente, la repressione continua a colpire anche chi nei mesi scorsi ha manifestato in solidarietà ad Alfredo Cospito in tutta Italia. Da nord a sud, i processi contro decine di solidali continuano: Milano, Roma e Bologna sono solo alcune delle città dove si svolsero manifestazioni e proteste e dove ora i tribunali stanno lavorando per arrivare a sentenze definitive. Ma la “punizione esemplare” vuole essere Torino, dove si era svolto il 4 marzo 2023 un corteo nazionale contro 41 bis ed ostacolo ostativo. Vetrine infrante e danneggiamenti erano stati tradotti dal PM in “devastazione e saccheggio”, l’imputazione forse più grave che possa essere data in un corteo, con pene previste dagli 8 ai 15 anni. Il primo grado del primo troncone dell’Operazione “City” – così è stata chiamata dalla procura l’indagine che vede imputati quasi 40 manifestanti – si è concluso il 16 aprile e ha visto condannare tutti e 18 gli imputati per pene comprese tra i 18 mesi e i 5 anni e mezzo. Il PM Scafi aveva chiesto più di 130 anni di prigione totali. Nella sentenza, il reato di devastazione e saccheggio è stato escluso, ma il giudice ha inflitto pene alte per reati di danneggiamento pluriaggravato in concorso e violenza contro pubblico ufficiale in concorso. Nessuna delle persone condannate è stata identificata come “artefice” dei danneggiamenti o delle violenze: gli imputati si trovavano nel corteo a viso scoperto, e sono stati accusati di essere in “concorso” con gli autori materiali. Le prove sono fumogeni, megafoni e radio ricetrasmittenti. Oggetti non certamente atti a offendere, interpretati dal giudice come indizio sufficiente a fare di chi li aveva con sé un presunto “capo” che impartiva ordini e organizzava l’azione del corteo.

Epstein, sparizioni, morti: dietro alla grazia a Minetti ci sono diverse cose interessanti

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Un filo oscuro che parte da Londra, lambisce i salotti del potere italiano, passa per drammatici fatti di cronaca e si annoda alle trame internazionali di Jeffrey Epstein: è questo lo scenario che emerge nella controversa grazia concessa a Nicole Minetti per questioni “umanitarie”, ora al centro di un vero e proprio scandalo politico. Un’operazione che, stando ai documenti presenti negli Epstein Files, si intreccerebbe con un investimento da circa 800.000 sterline concesso dal finanziere di Brooklyn e destinato all’acquisizione di un club esclusivo a due passi da Piccadilly Circus, su cui Gius...

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Azerbaigian, parlamento sospende cooperazione con l’Eurocamera

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Il parlamento dell’Azerbaigian, il Milli Majlis, ha deciso di sospendere ogni forma di cooperazione con il Parlamento europeo dopo l’approvazione, da parte di Strasburgo, di una risoluzione a sostegno della resilienza democratica dell’Armenia. La decisione è stata adottata nella sessione odierna dell’assemblea di Baku, che ha formalizzato lo stop ai rapporti istituzionali in tutti i settori. Il Milli Majlis ha inoltre annunciato l’uscita dalle attività del Comitato di cooperazione parlamentare tra Unione europea e Azerbaigian e l’avvio della procedura per sospendere il proprio mandato all’interno dell’Assemblea parlamentare Euronest, segnando un nuovo irrigidimento nei rapporti con Bruxelles.

Emirati Arabi Uniti: vietato ai cittadini di recarsi in Iran, Iraq e Libano

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Gli Emirati Arabi Uniti hanno vietato ai propri cittadini di viaggiare verso Iran, Iraq e Libano, come annunciato dal Ministero degli Esteri in un comunicato ufficiale. La decisione è stata presa «alla luce dei recenti sviluppi nella regione», senza ulteriori dettagli sulle motivazioni. Il governo ha inoltre invitato tutti i cittadini emiratini attualmente presenti in questi Paesi a rientrare in patria il prima possibile. Non sono state fornite spiegazioni specifiche sulle cause del provvedimento, che appare legato a questioni di sicurezza regionale ancora non chiarite pubblicamente.