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USA, Rubio incontra il premier del Qatar

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Il segretario di Stato USA Marco Rubio ha incontrato il premier del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. In attesa della risposta iraniana alla proposta di pace avanzata dal presidente Donald Trump, Rubio ha ribadito il ruolo dello Stato del Golfo come primario intermediario per Washington. Le due parti hanno discusso “del sostegno USA alla difesa del Qatar, nonché dell’importanza di un continuo e stretto coordinamento per scoraggiare le minacce e promuovere la stabilità e la sicurezza in tutto il Medio Oriente”.

Cortina ’26, la Corte dei Conti indaga anche sulla pista da bob

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La pista da bob di Cortina, uno degli impianti simbolo delle Olimpiadi invernali 2026, è finita sotto la lente della Procura regionale della Corte dei Conti per il Veneto. I magistrati contabili hanno infatti aperto un fascicolo per verificare la possibile sussistenza di un danno erariale legato allo Sliding Centre e, in particolare, ai problemi emersi dopo la chiusura dei Giochi, quando sono stati contestati danni all’opera e si è aperto un duro contenzioso sulla riconsegna dell’impianto. Nel mirino ci sono sia la quantificazione dei danni sia l’individuazione delle eventuali responsabilità, in un quadro che coinvolge Comune, Fondazione Milano Cortina e Simico. Solo qualche giorno fa si è appreso come la Procura regionale della Corte dei Conti della Lombardia stia nel frattempo indagando anche su possibili danni erariali nella costruzione dell’Arena Santa Giulia, il palazzetto usato per le partite di hockey delle Olimpiadi invernali.

A gare olimpiche concluse, il Comune di Cortina aveva contestato danni per centinaia di migliaia di euro, affidando la gestione del contenzioso e degli atti collegati a uno studio legale. La vicenda aveva già avuto un primo strascico concreto sul piano sportivo: a causa delle condizioni dell’impianto e del veto del Comitato olimpico internazionale, era infatti saltato anche il campionato italiano degli sport di scivolamento previsto per il 10-12 marzo. Il direttore dei lavori Michele Titton, subito dopo la chiusura dei Giochi, aveva svolto per conto di Simico un sopralluogo, producendo una relazione di 45 pagine corredata da fotografie. Nel documento si descriveva una situazione di forte deterioramento, riportandosi 112 segnalazioni di criticità. Proprio su questo aspetto la Procura vuole capire se i problemi riscontrati siano riconducibili alla gestione dell’impianto durante l’evento olimpico oppure se fossero già presenti prima dell’avvio delle competizioni.

Sul fronte delle responsabilità, si è innescato un serrato rimpallo: Simico e l’impresa Pizzarotti, che ha eseguito i lavori, hanno sempre negato ogni addebito, dichiarando che lo Sliding Centre è stato realizzato e consegnato «a regola d’arte» e che eventuali danni sarebbero quindi a carico dell’organizzazione olimpica. Il sindaco di Cortina, Gianluca Lorenzi, ha assicurato: «Sono state fatte delle riserve dove si verificheranno le responsabilità, certamente non imputabili all’amministrazione». Una società specializzata ha stimato che dal 2027 in poi la pista genererà un passivo di gestione annuo di circa 600mila euro, mentre la manutenzione ordinaria prevista è di soli 94mila euro l’anno, cifra considerata irrisoria a fronte dei danni documentati.

Solo martedì era emerso che la Procura regionale della Corte dei Conti della Lombardia sta indagando su possibili irregolarità nell’uso di fondi pubblici per la costruzione dell’Arena Santa Giulia a Milano, destinata alle partite di hockey delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi. Nello specifico, l’edificio è stato completato lo scorso gennaio e appartiene a CTS Eventim, proprietaria di TicketOne, ma la sua costruzione è stata finanziata in parte con fondi statali. Non è chiaro a quanto ammontino i costi in eccedenza: Eventim stima 134 milioni di euro di extracosti su un totale preventivato di 177 milioni, mentre il Comune parla di 53 milioni. Al momento lo Stato ha versato 51 milioni di euro tra finanziamenti diretti e indiretti.

Si tratta solo degli ultimi di una lunga lista di casi di possibile mala gestione di denaro pubblico per quelle che avrebbero dovuto essere – secondo il presidente lombardo Attilio Fontana – le prime Olimpiadi «risparmiose e sostenibili economicamente e per l’ambiente»; ai tempi, anche l’attuale ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti – all’epoca sottosegretario alla presidenza del Consiglio – aveva assicurato che il governo avrebbe garantito un sostegno morale ma non economico, mentre secondo il dossier di candidatura quelle lombardo-venete sarebbero state delle “Olimpiadi a costo zero”. Inizialmente per la sola gestione dell’evento la Fondazione Milano Cortina aveva previsto circa 1 miliardo 350 milioni di euro, che non arrivavano dalle tasche dello Stato, ma dal CIO, dal CONI, dagli enti pubblici territoriali e, infine, da sponsor, merchandising e biglietti. Col tempo, questa cifra è sensibilmente aumentata, arrivando a 2 miliardi di euro di cui circa 330 milioni stanziati attraverso il Decreto Sport, che ha visto l’istituzione del nuovo commissario per le Paralimpiadi. A questo si è aggiunto uno stanziamento pubblico complessivo di 4 miliardi che ha visto coinvolti gli enti territoriali e il governo per la realizzazione o l’adeguamento degli impianti sportivi, delle infrastrutture stradali e ferroviarie.

Ungheria, Magyar ha giurato: è il nuovo premier

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Dopo aver conquistato la maggioranza assoluta alle elezioni dello scorso 12 aprile con il suo partito, Tisza, Peter Magyar ha prestato oggi giuramento, diventando ufficialmente il nuovo primo ministro dell’Ungheria. La sua elezione sancisce la fine dell’era Orban, rimasto in carica per sedici anni. «Servirò il mio Paese finchè il mio impegno sarà utile», ha dichiarato Magyar.

Come Peter Thiel e la Silicon Valley finanziano gli psichedelici per mappare la mente

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La narrativa che accompagna il cosiddetto “rinascimento psichedelico” è quella di una scienza finalmente liberata dai pregiudizi del proibizionismo, che restituisce alla medicina strumenti potenti per curare depressione resistente, disturbi post-traumatici e dipendenze. Quel che spesso rimane in secondo piano è chi sta finanziando questa nuova stagione della ricerca e perché: un interrogativo che Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, ha sollevato con forza ipotizzando che dietro l’entusiasmo terapeutico si nasconda un’agenda più ambiziosa. Curare, in questo scenario, sarebb...

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Le elezioni nel Regno Unito sono state un disastro per Starmer

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Le elezioni nel Regno Unito si sono rivelate un disastro per i laburisti, confermando le previsioni negative della vigilia. Trema il governo di Keir Starmer, tra i leader più impopolari della storia recente britannica, che al momento ha dichiarato di voler continuare alla guida del Paese, pur riconoscendo il tonfo alle urne. L’esito delle amministrative in Inghilterra e delle politiche in Scozia e Galles non sorride nemmeno ai tories, rivali storici dei socialdemocratici. A incassare il consenso popolare sono state le formazioni indipendentiste, seguite subito dopo da Reform UK, fondato nel 2019 da Nigel Farage, ideatore della Brexit. Starmageddon. L’ultimo gioco di parole della stampa britannica ben sintetizza il tonfo dei laburisti guidati da Keir Starmer, dal 2024 inquilino di Downing Street. Due giorni fa in Inghilterra si è votato per rinnovare i consigli comunali. Dei 2400 seggi con cui si presentava alle urne, il Labour Party ne ha riconquistati appena 997. Una buona parte è finita nelle mani di Reform UK, la formazione euroscettica e conservatrice capitanata da Farage che da appena due seggi nel 2021 è passata ai 1444 odierni. Non è andata meglio per i tories, che hanno perso più di 550 seggi, confermandone 773. Il Tory Party forma(va) insieme ai laburisti il classico bipolarismo all’inglese, oggi messo in crisi dall’emersione di nuovi soggetti politici. Pur condividendo un comune sostrato conservatore, Reform UK accusa i tories di essere diventati troppo moderati — soprattutto sulle politiche anti-migranti — nonché inefficaci negli ultimi 14 anni di governo, interrotti nel 2024 proprio dalla vittoria dei laburisti. Il copione inglese si è ripetuto anche in Scozia e Galles, dove si votava per il rinnovamento dei parlamenti nazionali. Il Partito Nazionale Scozzese (SNP) ha riconfermato la maggioranza relativa, conquistando 58 dei 129 seggi disponibili. Al governo dal 2007, il SNP tenterà con ogni probabilità l’accordo di coalizione coi Verdi, che hanno ottenuto 15 seggi. In caduta libera i tories, fermi a 12 seggi, 19 in meno rispetto all’ultima tornata elettorale. Reform UK accelera invece da 0 a 17, affermandosi come seconda forza nazionale, al pari dei laburisti che hanno perso 4 seggi rispetto al 2021. La frammentazione dei voti nel fronte unionista — che trasversalmente unisce Reform UK, conservatori e socialdemocratici — rimpingua le rivendicazioni indipendentiste della Scozia, con il SNP pronto a rilanciare la causa dopo il referendum fallito nel 2014. Da un indipendentismo all’altro, in Galles ha trionfato Plaid Cymru. Il Labour Party perde così la guida del Galles dopo un secolo di elezioni vinte. Lo fa con un tonfo clamoroso: dei 97 seggi parlamentari disponibili ne ha conquistati appena 9, 35 in meno rispetto all’ultima tornata elettorale. Reform UK migliora il risultato ottenuto in Scozia e in un colpo solo diventa la seconda forza del Paese, con 34 seggi. La vecchia scuola dei conservatori si ferma a 7, perdendone 22. I socialdemocratici di Plaid Cymru passano invece da 20 seggi a 43 e si preparano per il futuro, sostenendo che la questione indipendentista verrà discussa durante un eventuale secondo mandato. Al momento, infatti, la causa non combacia con le priorità dei gallesi, preoccupati principalmente dalle carenze in termini di welfare. Di fronte alle sconfitte elettorali in giro per il Regno Unito, Keir Starmer ha incassato il colpo, ribadendo però la volontà di restare in sella al governo. Ciononostante il calo di popolarità che in appena due anni ha bruciato il fermento che aveva portato i laburisti al governo nel 2024, dopo un decennio di dominio conservatore. Nel mirino degli elettori sono finite le deboli politiche sociali, unite a strette securitarie, come quelle che si sono abbattute sul movimento solidale con la Palestina. Al di là delle rassicurazioni di Starmer, la sua leadership resta in bilico. Le prossime settimane saranno cruciali per capire se i laburisti lo sfiduceranno, optando per elezioni anticipate con l’obiettivo di provare ad arrestare la corsa dei nuovi conservatori, dopo appena due anni di governo.

Il bosco tra fiaba e mito: la solitudine degli incontri

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«A volte vagavo fino ai boschi di pini che si ergono come templi o flotte marine, completamente attrezzati con i loro rami ondeggianti e increspati di luce, talmente soffici, verdi e ombrosi che i Druidi avrebbero abbandonato le loro querce per venire a pregare fra questi». Henry D. Thoreau annota così in Walden (1854) i dati di una realtà trasfigurata nei suoi anni di vita solitaria, quando andava a cercare determinati alberi come fossero suoi nobili amici a cui ispirarsi o anche come dei santuari da visitare. 

La natura offre nei boschi sia una speciale solitudine sia l’occasione di incontri con entità misteriose; rende protagonisti i suoi camminatori come filosofi della natura, come biologi della sopravvivenza, come pensatori di intense riflessioni, come scrittori scanditi dal respiro e dagli sguardi: così gli scrittori romantici, così gli autori dei numerosi libri sul camminare usciti in questi ultimi anni, per cui il camminare accanto o nei boschi ti focalizza sui ritmi vitali e su inediti pensieri, rendendo sorprendente qualsiasi quadro visivo ti si presenti. Il bosco dunque come occasione di scoperta. 

La fiaba italiana dà al bosco un forte compito simbolico. Il bosco sembra quasi inghiottire chi vi si addentra, è il luogo come “selva oscura” in cui ci si può perdere, dove si possono fare brutti incontri, la sede dei malefici e dei tradimenti, è il luogo degli smarrimenti e degli abbandoni: questi ultimi spesso favoriti dalla matrigna che convince l’uomo a lasciare nel bosco i suoi figli, tra i quali però si nasconde quella o quello astuto che trova un sistema per tornare a casa. Il bosco allora come luogo sperimentale di una nuova razionalità. Gli incontri nel bosco si legano anche all’intervento da parte di una fata o di una strega, che dopo aver sottoposto l’eroe a una prova, gli dà un consiglio prezioso o gli dona un oggetto magico che gli permette di portare a termine il suo compito. Il bosco dunque come luogo di una esperienza iniziatica. Ma il bosco ha anche una sua densità, una sua musica: può succedere, ad esempio, a chi sale su un albero di ascoltare la conversazione delle streghe. Oppure ecco il bosco ospitale: ecco la casa nel bosco, l’inaspettato segno di presenza umana, dove può succedere che un fratellino e una sorellina smarriti trovino protezione e ospitalità, oppure ecco una giovane, in cerca dei suoi dodici fratelli, che scopre che sono diventati pericolosi briganti e che, ritrovatili, va a vivere con loro nella casa nascosta nel bosco. 

Il bosco nasconde spesso personaggi trasformati in animali a causa di un incantesimo o compare magicamente all’improvviso per proteggere la fuga dell’eroe. Il bosco denso di magie e di espedienti, primi fra i quali quelli della sopravvivenza. Ma c’è anche un’azione del bosco di tipo sovversivo: il principe altezzoso va alla caccia ma incontra una strega e la maltratta, col risultato di essere trasformato in civetta. 

La fiaba maestra di vita perché amministra la socialità e la solitudine come due forze da bilanciare, così come il proprio “io” con il “tu” che ogni giorno ci si presenta, anche soltanto virtualmente. 

Il bosco dunque come luogo di appagamento del desiderio, come orizzonte denso di sorprese e di meravigliose trasformazioni: il lago che vi nasconde, osservava Thoreau, poteva apparire come «un anfiteatro allestito per qualche spettacolo silvestre». 

Insomma, come diceva il noto sciamano curandero andino, Hernan Huarache Mamani, «cambia strada, ritorna sul tuo cammino». 

Un teatro dunque che accoglie il mistero dei confini naturali e soprannaturali, dove le antiche religioni allestivano ritualità e riti di passaggio, dove tra l’entrare e l’uscire si manifestano nuove conoscenze, nuovi suggerimenti per le proprie scelte.

Mosca celebra la Giornata della Vittoria

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Si è svolta nella Piazza Rossa di Mosca l’annuale parata della Giornata della Vittoria, durante la quale si celebra la sconfitta del nazismo, costata la vita a più di 20 milioni di cittadini sovietici. La parata si è svolta in forma ridotta, per il timore di attacchi ucraini. Sul punto è intervenuto nelle scorse ore anche il presidente USA Donald Trump, confermando ieri una tregua di tre giorni annunciata dal Cremlino. L’intervento di Trump è arrivato al culmine delle tensioni tra Kiev e Mosca: il presidente ucraino Zelensky contestava infatti alla Russia la violazione della tregua dichiarata unilateralmente dal 6 maggio.

Decine di padiglioni chiusi e cortei contro Israele: inizia la Biennale di Venezia

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Padiglioni chiusi e migliaia di persone in corteo hanno segnato la giornata di mobilitazione contro la presenza di Israele alla Biennale di Venezia, durante il terzo giorno di pre-apertura. Mentre lo sciopero dei lavoratori della cultura lasciava con la serranda abbassata 27 stand nazionali — Italia esclusa — da via Garibaldi si muovevano tremila persone, in direzione Arsenale. L’obiettivo dei manifestanti era il padiglione israeliano, per denunciare i crimini internazionali commessi da Tel Aviv, dal genocidio in Palestina ai recenti assalti alla Flotilla diretta a Gaza. A impedire la contestazione democratica è stato il massiccio dispiegamento di forze dell’ordine, che con scudi e manganelli ha bloccato il corteo nei pressi di Campo della Tana.

Collettivi dei lavoratori della cultura, come Art not genocide alliance (ANGA), e sigle sindacali, tra cui l’Unione Sindacale di Base (USB) avevano indetto per ieri una giornata di mobilitazione contro precarietà, guerra e genocidio in Palestina. I promotori hanno denunciato i continui tagli al settore, che rendono incerta la vita di migliaia di operatori, mentre la spesa pubblica in armi continua a crescere e lo farà anche negli anni a venire. Il governo Meloni, su ordine di Donald Trump, ha infatti deciso di destinare il 5% del PIL alla spesa militare. Mentre Israele e Stati Uniti disseminano il caos — tra Palestina, Libano, Iran, Venezuela — le multinazionali del settore, tra cui l’italiana Leonardo, si arricchiscono, realizzando profitti da record.

«A pochi giorni dall’apertura della Biennale, ci appelliamo a chiunque creda che l’arte non possa diventare strumento di normalizzazione del genocidio». Con queste parole l’Art not genocide alliance aveva rilanciato la contestazione verso Israele, che proprio ieri ha inaugurato il suo padiglione alla Biennale di Venezia. Chi invece oggi, dopo tre giorni di pre-apertura, non parteciperà all’inaugurazione ufficiale è la Russia, cacciata dalla presidenza della Biennale su pressione dell’Unione europea che dopo gli inviti era passata alle minacce.

Si tratta della stessa organizzazione sovranazionale che non ha invece mosso un dito contro la presenza israeliana, scrivendo l’ennesima pagina di doppiopesismo europeo. Sul piano economico, in due anni e mezzo l’UE non ha varato alcun pacchetto di sanzioni, come fatto invece 20 volte per la Russia, alla luce dell’invasione dell’Ucraina. Pochi giorni fa, a Bruxelles, è stata respinta la sospensione dell’accordo di associazione tra UE e Israele. Spagna, Slovenia e Irlanda avevano chiesto di sanzionare Tel Aviv per i suoi crimini: dalla colonizzazione della Palestina al genocidio del suo popolo, passando per la recente invasione del Libano e gli attacchi alla Flotilla diretta a Gaza.

Nel silenzio delle istituzioni i popoli continuano ad agire. L’appello lanciato dai lavoratori della cultura è stato accolto a Venezia: 27 padiglioni della Biennale sono rimasti chiusi durante l’evento di pre-apertura, con gli artisti che hanno spiegato le proprie ragioni ai visitatori incuriositi. Anche se l’Italia ha deciso di non aderire all’iniziativa, garantendo il massimo supporto all’alleato israeliano, ci hanno pensato migliaia di cittadini a dare continuità allo spirito solidale mostrato negli anni verso il popolo palestinese, prendendosi le strade veneziane.

Incontro Meloni-Rubio, niente disgelo tra Italia e USA

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È stato un dialogo «franco» quello svoltosi tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Segretario di Stato Marco Rubio ieri, a Palazzo Chigi, ma non sembra aver portato ad un riavvicinamento tra Italia e USA. Il gelo era stato provocato dalle critiche di Trump contro il Papa, che avevano spinto Meloni a prendere le difese del Pontefice e scatenato così le ire di Washington. Rubio ha sottolineato «l’impegno degli Stati Uniti a una stretta collaborazione sulle prorità condivise», tuttavia non sembra che l’incontro abbia portato a esiti significativi.

Decreto Ponte, la resa del governo: i lavori partiranno (forse) nel 2030

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Il cosiddetto “decreto Ponte” è diventato legge dello Stato. Con 160 voti a favore, 110 contrari e 7 astenuti, ieri la Camera dei Deputati ha infatti approvato il testo senza modifiche rispetto al Senato, definendo le regole e i costi per l’infrastruttura sullo Stretto di Messina. Dal testo emerge che l’opera varrà complessivamente 14,442 miliardi di euro, il 248% in più rispetto alle stime iniziali. Al netto del via libera parlamentare, il provvedimento non scioglie i nodi principali che da anni accompagnano l’opera: tempi, sostenibilità economica, compatibilità ambientale e, soprattutto, la reale possibilità di avviare i cantieri nei termini annunciati dal ministro Matteo Salvini e poi sistematicamente smentiti dai fatti. Si prevede infatti una profonda rimodulazione delle tempistiche di esborso: 2,787 miliardi verranno traslati dal quadriennio 2026-2029 al periodo 2030-2034.

L’intervento normativo del governo, forte anche del voto di fiducia incassato in Parlamento, si è reso indispensabile in seguito ai rilievi formulati in autunno dai magistrati contabili, i quali avevano portato alla ricusazione della delibera Cipess riguardante il progetto definitivo. Per superare l’impasse, la supervisione delle procedure non sarà più affidata a un supercommissario, ma competerà direttamente al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il dicastero dovrà chiarire come l’opera si regge economicamente, aggiornando il Piano economico finanziario della Stretto di Messina spa e verificando costi, coperture, tariffe, canoni, ricavi attesi e sostenibilità complessiva. Una questione tutt’altro che marginale, soprattutto se si considera che l’appalto di riferimento è sostanzialmente quello di vent’anni fa, mentre i costi sono enormemente cresciuti.

Non solo conti. Il Mit e le amministrazioni competenti dovranno svolgere nuovi controlli per rispettare la direttiva “Habitat” (la disciplina europea che regola i progetti su siti Natura 2000, come lo Stretto di Messina). È prevista una ricognizione delle valutazioni ambientali e della valutazione di incidenza, tenendo conto anche delle soluzioni alternative, oltre a un provvedimento del Mit sulle conseguenze attese per la salute e la sicurezza pubblica, e una nuova deliberazione del Consiglio dei ministri sugli Iropi (“motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”) che possono giustificare il progetto nonostante impatti rilevanti.

Il decreto riordina peraltro la governance delle grandi opere pubbliche, riducendo il numero dei commissari straordinari e rafforzando il ruolo delle aziende pubbliche già operanti nel settore. Per gli interventi viari collegati al Ponte viene nominato commissario l’amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme, mentre per le infrastrutture ferroviarie complementari il ruolo spetta all’ad di Rfi, Aldo Isi. Entrambi opereranno con i poteri dello «Sblocca cantieri», cioè in deroga alle norme sui contratti pubblici, per coordinare e accelerare la realizzazione delle opere accessorie. Nel corso dell’esame parlamentare il provvedimento è passato da 11 a 15 articoli, includendo la messa in sicurezza del traforo del Gran Sasso e delle autostrade A24 e A25, la funzionalità dei commissari per gli Europei di calcio del 2032, misure per la linea C della metropolitana di Roma e la tutela della laguna di Venezia. È stato inoltre acquisito al patrimonio dello Stato il Mose, insieme a interventi di semplificazione per i gasdotti di importazione dall’estero dichiarati di interesse strategico nazionale.

Lo scorso marzo, il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Giuseppe Busia, ha aperto un nuovo fronte sulla realizzazione del Ponte in audizione davanti alla commissione Ambiente del Senato, sostenendo che l’opera, così come oggi configurata, richiederebbe una nuova gara d’appalto per allinearsi alle regole europee. «Il tema principale della nuova gara non è risolto dal decreto», ha spiegato il presidente dell’Anac, evidenziando come «l’assenza di una gara» comporti che «il passaggio da un progetto in cui il privato era chiamato a sostenere gran parte dei costi, il 60%, a una decisione politicamente diversa di garantire un finanziamento integralmente pubblico cambia completamente il quadro e quindi richiede una nuova gara». Il riferimento è all’articolo 72 della direttiva europea sugli appalti, che disciplina le modifiche sostanziali dei contratti in corso. Sul tema dei costi legati all’opera, Busia ha ricordato che la base originaria era intorno ai 4 miliardi, mentre oggi il valore complessivo è arrivato a una cifra che, a suo avviso, rende quantomeno necessario un confronto con Bruxelles per verificare la compatibilità con la normativa.